Economia

Cosa ci dobbiamo aspettare dalla lettera della Commissione Europea (e quello che non dice Salvini)

Nonostante la Lega si ostini a raccontare di aver ottenuto un mandato popolare per cambiare l’Unione Europa la realtà è che ben presto gli elettori si renderanno conto che i sovranisti non hanno i numeri e che la Commissione è sempre la stessa. E così Salvini oggi ha promesso trenta miliardi per la flat tax ed evitare l’aumento dell’Iva. Dove li vuole trovare? Facendo altro debito

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A dimostrazione del fatto che contrariamente a quanto promesso da Lega e M5S dopo le elezioni europee non è cambiato e non cambierà nulla per il nostro Paese sta per arrivare da Bruxelles una nuova lettera della Commissione. La ragione di fondo è piuttosto semplice e la spiega Mario Seminerio su Phastidio. Ci sono delle regole europee che dicono che non si può sforare il tetto del deficit e fare troppo debito pubblico in rapporto al PIL.

Il problema del debito pubblico (che Salvini nasconde)

Sono regole che i singoli stati dell’Unione Europea hanno deciso di darsi: nessun Soros, Bilderberg o Potere Forte ce le ha imposte da fuori. Così come nessuno ci ha catapultati dentro alla UE dall’oggi al domani senza che potessimo opporci. L’adesione all’Unione Europea lungi dall’essere parte di un diabolico piano per assoggettare i “popoli italici che abitano la nostra penisola da qualche secolo” fa parte di un lungo e faticoso processo di integrazione europea.

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Ma allora perché non possiamo fare più debito del consentito? Non possiamo farlo perché nessuna persona di buon senso si indebiterebbe in misura superiore alle sue capacità di ripagare il suo debito. In primo luogo perché c’è il rischio che in futuro sia sempre più difficile finanziare la spesa pubblica facendo deficit (leggi: ripagare il debito costa di più). In secondo luogo perché quel debito aggiuntivo lo devono ripagare i cittadini, non certo la Commissione Europea o gli altri paesi membri. Incredibilmente quei cattivoni di Bruxelles stanno facendo gli interessi dei cittadini più di quanto non lo vogliano fare quelli che propongono di far saltare i conti pubblici.

Cosa c’è nella lettera di Bruxelles

Oggi Salvini in diretta su Facebook ha detto che negli uffici di Bruxelles «qualcuno non si rassegna» e arrivano lettere e letterine «per richiamare l’Italia e gli italiani a pagare, ad alzare le tasse». A quanto pare infatti la Commissione Europea ha intenzione di richiamare il nostro Paese al rispetto delle regole e dei vincoli europei. Sotto osservazione c’è – manco a dirlo – il debito pubblico e lo sforamento dei conti. Cosa rischiamo? Una sciocchezza: l’apertura di una procedura d’infrazione con conseguente multa da 3,5 miliardi di euro. Sotto osservazione ci sono i conti pubblici del 2018. Colpa dei governi precedenti? Come spiega Federico Fubini sul Corriere della Sera Gentiloni si era impegnato a ridurre dell’0,3% il deficit strutturale ma a causa delle ben note oscillazioni dello spread innescate dal periodo di transizione dopo le politiche e le allarmanti dichiarazioni giallo-verdi quel disavanzo è aumentato.

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C’è poi il futuro. Per il 2019 la Commissione prevede un aumento del debito e del rapporto deficit/PIL oltre il 3%. A questo vanno aggiunte le dichiarazioni di Salvini che continua ad insistere sulla Flat Tax e a garantire che l’Iva non aumenterà. Eppure Salvini non dice dove troverà quei 23 miliardi di euro per evitare che nel 2020 l’Iva passi dal 22% al 25,2% come previsto nel DEF. Il ministro dell’Interno dice che non vuole aumentare le tasse e al tempo stesso propone una “grande conferenza europea sul debito pubblico” con la BCE come garante del debito. Dimenticandosi il piccolo dettaglio che in Europa lui e i suoi compari sovranisti sono ben lontani dall’avere la maggioranza (e quindi anche un qualche ruolo decisionale).

Salvini non sa nemmeno come si finanzia il debito pubblico

Moscovici fa sapere che preferirebbe chiedere misure aggiuntive e non sanzioni. Salvini invece nella sua diretta Facebook è ancora in lotta contro lo spread: «non si capisce perché i titoli di Stato tedeschi debbano essere in negativo mentre i titoli di Stato italiani debbano costare il 2% a chi li sottoscrive». Ma a parte che semmai il costo lo paga chi emette i titoli di Stato e non chi li sottoscrive (vale a dire chi li acquista) forse Salvini non ha letto il DEF del suo governo dove il Ministero dell’Economia scrive che: «i rendimenti a cui lo Stato si indebita sono un termometro della fiducia nel Paese e nelle sue finanze pubbliche. Inoltre, essi giocano un ruolo cruciale nel determinare le condizioni di finanziamento per le banche e le aziende italiane».

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L’andamento dello spread nell’ultima settimana, si nota il picco di oggi dove il differenziale Btp/Bund ha toccato i 289 punti base [Fonte]
Se il rendimento dei titoli tedeschi è negativo non è perché non siamo tutti uguali (come dice Salvini) ma proprio perché lo siamo. A parità di condizioni (leggi uguaglianza di fronte ai mercati) finanziare il nostro debito pubblico costa di più perché i mercati si fidano meno. E indovinate cosa non piace ai mercati? Sapere che un paese indebitato fino al collo vuole fare più debito.

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Il nuovo Parlamento Europeo dove Salvini NON ha la maggioranza Fonte

Salvini dice che «con trenta miliardi di euro» si potrà fare la tassa piatta e far ripartire l’economia. Una proposta che – garantisce – «è stata studiata nel dettaglio dagli economisti della Lega». Si tratta quindi di fare 30 miliardi di euro di debito in più in un solo anno. E non si sa come perché “fare debito” significa che qualcuno – gli investitori stranieri, i cittadini italiani, le banche italiane, la BCE e chi più ne ha più ne metta – deve essere disponibile a prestarceli quei soldi. Il ministro dell’Interno poi assicura che «se fra un anno saremo stati bravi il debito sarà sceso e il PIL sarà salito». Il problema è che non è mai successo.

Le balle della Lega sul voto delle europee

La Lega insiste sul “peso” del voto di domenica. Questa mattina a Rai Radio1 all’interno di Radio anch’io Claudio Borghi ha ripetuto che «c’è  un grosso mandato da parte dei cittadini per proseguire sulla strada della semplificazione fiscale e l’abbassamento delle tasse». Stiamo parlando di quei famosi 9 milioni di voti che non solo sono altro che una componente minoritaria di tutti gli elettori italiani ma che non sono nulla in confronto ai 400 milioni di elettori dell’Unione Europea che non si sono espressi sulla possibilità che l’Italia possa sforare le regole europee. Il precedente c’è ed è recente: Matteo Renzi nel 2014 aveva ottenuto il famoso 40% e non è riuscito a ottenere nulla sbattendo i pugni sul tavolo e togliendo le bandiere europee dallo sfondo.

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Oggi i leghisti e i 5 Stelle si indignano per la lettera in arrivo da Bruxelles ma come ha spiegato oggi  Carlo Cottarelli «era prevista da tempo una lettera Ue in cui si richiamasse la possibilità che si iniziasse una procedura per debito eccessivo a carico dell’Italia, che ha annunciato un deficit del 2,1% del Pil il prossimo anno» dal momento che «nello stesso Def il Governo scriveva di essere cosciente di non agire in linea con le regole europee». Le regole europee non cambieranno ed anzi le dichiarazioni belliscose di Salvini rischiano di rendere ancora più difficile la situazioni. Spiega Cottarelli all’agenzia DIRE che «i mercati finanziari comincerebbero a pensare che l’obiettivo e’ uscire dall’euro e allora a quel punto non si frenerà più la speculazione». Poco importa che l’uscita dall’euro non è nel contratto; sappiamo che certe cose non si possono mettere per iscritto. Ma i mercati non sono scemi. Salvini racconta che la Commissione cambierà, ma non dice che la scadenza naturale è a novembre e che probabilmente il mandato di Juncker potrebbe essere prorogato fino a fine anno a causa delle incertezze della Brexit. Sarà quindi con l’attuale Commissione che il governo dovrà lavorare alla nuova legge di bilancio. E non è detto che per il futuro le cose possano andare meglio, tra i candidati si fa il nome di Michel Barnier il capo negoziatore per la UE della Brexit. Chiedere a Theresa May come sono andate le cose su quel versante.

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