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La vendetta piccola piccola di Simone Pillon su Vittorio Zucconi

Durante un’intervista di qualche tempo fa il senatore leghista pensava di avere a che fare con un megafono e non con un giornalista. Motivo per cui Zucconi decise di chiudere il collegamento. A quanto pare Pillon, uomo devoto e pio, se l’è legata al dito e ha atteso pazientemente la morte della firma di Repubblica per prendersi l’ultima atroce soddisfazione

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Ieri il senatore leghista Simone Pillonquello che va a caccia di stregheha pubblicato su Facebook un post in “ricordo” di Vittorio Zucconi. Il post di Pillon – il senatore leghista che vuole pagare le donne per non farle abortire e che se non accettano le vuole costringere a portare a termine la gravidanza – recita così: «ho appreso la notizia della morte di Vittorio Zucconi. Prego per lui, perchè al di là delle inutili e faziose celebrazioni di Repubblica, si salvi l’anima. Ora, dove si trova, vede tutto molto più chiaramente».

Quando Zucconi tagliò fuori dalle balle Pillon

Qualcuno potrebbe chiedersi come mai il senatore Pillon abbia sentito il bisogno di pregare per salvare l’anima di Zucconi. Il motivo è tutto in un’intervista radiofonica “concessa” da Pillon a Zucconi nel settembre del 2018 a Tg Zero su Radio Capital. Circa un mese prima il co-fondatore del Family Day si era fatto notare per aver dichiarato alla Stampa di essere contro l’aborto. Zucconi da bravo giornalista voleva capire in che modo (e con quale maggioranza) Pillon volesse rendere “indissolubile il matrimonio” e abolire la legge sull’aborto. «Perché lei ce l’ha tanto con l’autonomia delle donne?» chiedeva Zucconi. Pillon disse che quella non era una domanda seria. Eppure qualche mese dopo sarebbe andato al World Congress of Families di Verona dove si parlava proprio di quegli argomenti.

Chissà, forse improvvisamente erano diventati argomenti seri? Pillon – come è accaduto altre volte – non voleva però rispondere a domande che non sono “in scaletta”. Zucconi insiste e chiede «perché lo Stato deve costringere una donna a partorire e ad arrivare alla fine della gravidanza?». Niente, anche questa non è una domanda seria. Pillon voleva parlare del suo DDL sul divorzio e l’affido condiviso «se volete fare campagna di discriminazione, diciamo di discredito nei miei confronti lo potete fare, io aspetto le domande serie». Ma non c’è alcun tentativo di discredito (o di discriminazione) visto che quelle parole sono state pronunciate – e non smentite – da Pillon.

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A quel punto Zucconi interviene e ricorda al senatore che «un senatore della Repubblica Italiana che rappresenta l’intera Nazione nella funzione che rappresenta e che noi paghiamo perché lei pagato da noi e deve rispondere alle domande dei cittadini». Pillon però non vuole proprio rispondere e azzarda un «anche lei è pagato da noi, la pubblicità che lei fa ce la sorbettiamo anche noi». Il che è vero “manco per il cazzo” come disse Zucconi (e del resto paragonare la pubblicità allo stipendio di un parlamentare è davvero l’arma di chi non sa che dire). Motivo per cui Zucconi chiede alla regia di chiudere il collegamento e “tagliare fuori dalle balle” Pillon. «Il politico deve rispondere alle domande che gli vengono poste e non a quelle fatte su misura» concluse Zucconi. Pillon evidentemente per mesi non ha saputo come replicare e ha dovuto attendere la morte di Zucconi per prendersi la sua piccola rivincita personale su un uomo che ormai non poteva più replicare. Se questo è il senso che ha il senatore leghista per il contraddittorio non vediamo l’ora di sapere cosa ne pensa dei diritti delle donne. Oggi Zucconi non c’è più, e tocca a noi che siamo rimasti la difesa della legge 194.

Pillon ci ha risposto, ecco qui la nostra replica: Simone Pillon: il dramma di un senatore che non ha il coraggio delle sue azioni e delle sue parole