Politica

Cosa c’è dietro l’espulsione di Veronica Giannone e Gloria Vizzini dal M5S?

Più che i voti ribelli, le mancate restituzioni o le assenze in Aula a pesare sembrano essere alcune posizioni non allineate delle due deputate: dalla lotta alla tecnologia 5G (recentemente lodata dalla Castelli) alla battaglia contro il TAP passando per la solidarietà a Carola Rackete e ai migranti della Sea Watch

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Il MoVimento 5 Stelle ha annunciato ieri l’espulsione di due deputate: la pugliese Veronica Giannone e la siciliana (ma eletta in Toscana) Gloria Vizzini. Nel comunicato stampa si legge che la decisione è stata presa in seguito alle “ripetute violazioni” dello Statuto e del Codice Etico del M5S: «risultano gravissime le assenze alle votazioni finali di vari provvedimenti fondamentali, condivisi e sostenuti dal nostro Gruppo Parlamentare» alle quali si aggiungono «votazioni in difformità dal Gruppo di numerosi emendamenti contrari alla linea politica» del M5S e la «partecipazione in conferenze stampa gravemente lesive dell’immagine del MoVimento».

Perché Veronica Giannone e Gloria Vizzini sono state espulse dal M5S

Alle due deputate viene contestato anche  il mancato versamento della «restituzione forfettaria dal mese di ottobre 2018», ma basta fare un rapido giro su TiRendiconto per vedere come siano numerosi i Parlamentari a 5 Stelle che non hanno versato la “rata” di ottobre. Tra questi figurano al momento in cui scriviamo Nicola Acunzo, Nadia Aprile, Enrico Baroni, Fabiola Bologna, Carlo De Girolamo, Rino De Lorenzo, Daniele Del Grosso,  Dalila Nesci e pure Roberto Fico (solo per citarne alcuni perché l’elenco è lungo). C’è chi ritiene che il vero motivo per cui Giannone e Vizzini siano state espulse possa essere un altro.

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La scheda di Veronica Giannone su Open Polis

Prendiamo  ad esempio la questione dei voti ribelli, ovvero dei voti in difformità dal gruppo parlamentare. Se si consultano i dati di OpenParlamento per le due deputate espulse si scoprirà che la Giannone ha votato non seguendo la linea del partito per un totale di 14 volte (pari allo 0,42% delle votazioni) e la Vizzini per 16 volte (vale a dire per lo 0,46% delle votazioni). Questo però non le posiziona in cima alla classifica dei “ribelli” perché Enrico Maria Baroni ha votato per 8 volte in difformità con il partito. Nulla in confronto a quanto succede al Senato dove Paola Nugnes ha votato 131 volte in maniera diversa dal partito. Ma la Nugnes è stata espulsa, e quindi a guidare la classifica è Elena Fattori con 86 voti ribelli (pari al 3,26% del totale) seguita da Matteo Mantero con 71 e Alfonso Ciampolillo con 60.

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La scheda di Gloria Vizzini su Open Polis

Se guardiamo come hanno votato sui provvedimenti chiave del governo e della maggioranza generalmente hanno votato sempre in conformità con il resto del gruppo parlamentare. Il problema però – scrive il M5S – sono le assenze su alcuni provvedimenti chiave. In questo senso spiccano le assenze al voto sul DDL Sicurezza e sul DDL Legittima Difesa, che per quanto siano due provvedimenti chiave del Governo Conte difficilmente possono essere considerati provvedimenti fondamentali del M5S. Tant’è che pure Di Maio criticò la riforma della legittima difesa. Evidentemente le assenze sul Decreto Crescita non fanno testo dal momento che probabilmente era già stata avviata la procedura disciplinare.

Le “colpe” di Vizzini e Giannone: tra 5G, conferenze con Sara Cunial e solidarietà a migranti e Ong

Cosa resta? Le assenze ai lavori dell’Aula. Anche qui però i conti non tornano perché pur non essendo presenti al 100% delle votazioni le due deputate espulse risultano in ogni caso più presenti (o con minori assenze) di altri loro onorevoli colleghi del M5S. Non rimane quindi che guardare le rispettive pagine Facebook. E si scopre così ad esempio che il 19 giugno tutte e due erano assieme a Sara Cunial (la grillina “free vax” espulsa tempo fa) ad una proiezione organizzata dal Cinema America (con il quale il M5S romano non ha buoni rapporti).

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Ci sono poi post in cui la sia la Vizzini che la Giannone protestano contro il 5G, tecnologia da alcuni considerata pericolosissima che invece è ampiamente sostenuta dal governo, almeno stando alle parole di Laura Castelli di qualche giorno fa.  A fine maggio la Giannone assieme alla Cunial e ad un altro espulso pentastellato, Maurizio Buccarella, presentò durante una conferenza stampa un esposto per fermare la costruzione del gasdotto TAP in Puglia. Una battaglia che il M5S stesso ha condiviso per anni, almeno fino a che non è andato al governo.

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L’Onorevole Vizzini poi fu tra quei parlamentari che annunciarono pubblicamente di essersi astenuti dal voto su Rousseau per “confermare” la leadership di Di Maio. Insomma sembra che le due abbiano sostenuto posizioni “problematiche” per il M5S di oggi: dal complottismo sul 5G fino alla battaglia No Tap.

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Soprattutto sono gli ultimi post a dare un’idea del pensiero delle dissidenti su un tema di fondamentale importanza per il Governo e il MoVimento: i migranti. Il 28 giugno la Vizzini dopo aver scritto che «la priorità è fare sbarcare le 40 persone che si trovano sulla Sea Watch» ed aver definito “disumano questo stillicidio” ha pubblicato una foto di un passaggio emblematico dell’Eneide sull’asilo per chi scappa dalla guerra e approda sulle spiagge.

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Anche Veronica Giannone ha pubblicato nei giorni scorsi un post di solidarietà nei confronti a Carola Rackete, la comandante della Sea Watch, dopo gli insulti ricevuti dai leghisti di Lampedusa che definisce “feccia del nostro Popolo, feccia della nostra società, feccia di quest’epoca”. Insomma le due deputate non erano senza dubbio allineate su molti temi, nessuno dei quali per ora oggetto di votazioni parlamentari (ad eccezione del Decreto Sicurezza numero uno). C’è però da precisare una cosa. La battaglia contro il TAP o il 5G in un certo qual senso hanno sempre fatto parte (più la prima della seconda) della politica del MoVimento. Curioso quindi che ora possano diventare addirittura ragione d’espulsione. Sulla questione dei migranti le due deputate hanno semplicemente espresso la propria opinione. E forse è proprio questo il problema nel partito di Grillo. Ma allora perché non espellere anche Roberto Fico?

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