Politica

Tutti i buchi e le contraddizioni del contratto di governo Lega-M5S

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Il Capo Politico del MoVimento 5 Stelle Luigi Di Maio ha annunciato l’apertura delle votazioni su Rousseau chiedendo agli iscritti l’approvazione del contratto per il “governo del cambiamento” stipulato con la Lega. Per la sola giornata di oggi (fino alle ore 22) gli attivisti pentastellati potranno votare sul programma di governo . Senza però sapere quale sarà il nome del Presidente del Consiglio. E soprattutto la votazione è stata convocata senza il regolamentare preavviso di 24 ore.

Sparisce l’agenda digitale, si lotta per l’acqua pubblica (che è già pubblica)

Dopo un discreto numero di bozze definitive circolate nei giorni scorsi finalmente è possibile mettere mano al contratto di governo, quello vero, con tanto di modulo per le firme del Capo Politico del M5S e del Segretario Federale della Lega. Cinquantotto pagine dove si affrontano tutti i problemi del Paese, dando al contempo altrettante soluzioni. Per la verità la maggior parte delle proposte è assai vaga, come si conviene più ad un programma elettorale che ad un programma di governo. Salta infatti subito all’occhio che di cifre, numeri, conti e soldi si parla poco. Un’altra assenza che si nota fin dall’indice (i punti del contratto sono trenta) è la completa mancanza di qualsiasi forma di proposta sullo sviluppo dell’agenda digitale o sull’innovazione tecnologica. Certo, c’è la proposta della “della cittadinanza digitale dalla nascita” per l’Internet gratis, ma è ovviamente irrealizzabile. Non male tenendo conto che l’azionista di maggioranza del governo è un partito che è nato in Rete e che prende le sue decisioni su un sito Internet. L’unica parte “digitale” è il riferimento alla lotta al cyberbullismo che prevede videocamere nelle scuole e “premialità” per gli studenti che denunciano gli episodi di bullismo. Non proprio un approccio 2.0

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Le sorprese non finiscono qui, si va dalla proposta di costituire “società di servizi a livello locale per la gestione pubblica dell’acqua” per far tornare pubblica la gestione delle risorse idriche in nome del referendum del 2011 tradito. Il programma però non dice cosa comporta la costituzione di società di servizi “pubbliche” (che esistono già e spesso vengono usate come “bancomat”). Un esempio però i 5 Stelle ce l’hanno già a Roma dove la sindaca vuole comprare la società di gestione (costo stimato tra i 275 e i 400 milioni di euro). Nel secondo capitolo, quello sulla pesca, stupisce l’assenza di proposte d’azione circa la questione del confine marittimo tra Francia e Italia sul quale leghisti e pentastellati avevano tuonato contro il governo promettendo di “risolvere la questione”. Che si siano accorti che era una bufala?

Il bail-in logora chi non lo ha

Mentre ieri le dichiarazioni di Claudio Borghi hanno fatto crollare il titolo di Monte dei Paschi in borsa (-8,8%) nel programma di governo Lega e MoVimento 5 Stelle si propongono di difendere i risparmi dei cittadini. Succede così che da un lato infatti il governo se la prenda con il «sistema del “bail in” bancario ha provocato la destabilizzazione del credito in Italia con conseguenze negative per le famiglie, che si sono viste espropriare i propri risparmi che supponevano essere investiti in attività sicure» dall’altro un esponente della maggioranza destabilizza i risparmi di chi ha investito in MPS. Nel programma del resto è scritto che «lo Stato azionista deve provvedere alla ridefinizione della mission e degli obiettivi dell’istituto di credito in un’ottica di servizio».

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La differenza tra le due bozze del contratto [Fonte: La Stampa del 18/05/2018]

Secondo il governo «Occorre rivedere radicalmente tali disposizioni per una maggior tutela del risparmio degli italiani secondo quanto afferma la Costituzione» e pertanto abolire il bail in. Peccato che in Italia il bail in non sia mai stato applicato ai correntisti, soprattutto durante l’ultima crisi del sistema bancario. Lega e M5S vorrebbero che anche azionisti e obbligazionisti venissero maggiormente tutelati in caso di fallimento delle banche. Il fatto interessante è che fino a poche settimane fa i due partiti accusavano Renzi e la vecchia maggioranza di aver messo le mani nelle tasche degli italiane per salvare la “banca del papà della Boschi”. Con la loro proposta le perdite invece sarebbero ripianate dai contribuenti (ovvero tutti i cittadini) anche se punta ad utilizzare le risorse delle polizze dormienti, sulle quali però non c’è un dato preciso.

Le contraddizioni sulla lotta all’evasione fiscale

Alcuni passaggi manifestano tutta la difficoltà della mediazione tra le istanze leghiste e quelle dei pentastellati. Il capolavoro in questo senso è il paragrafo sul fisco. Prima si scrive che «è opportuno instaurare una “pace fiscale” con i contribuenti» due righe dopo però si ricorda che  la “riscossione amica” esclude ogni finalità condonistica. Eppure la “pace fiscale” è di fatto un condono. La mazzata arriva però alla fine del paragrafo dove parlando di lotta all’evasione fiscale si parla di inasprimento dell’esistente quadro sanzionatorio, amministrativo e penale «per assicurare il “carcere vero” per i grandi evasori».

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Il contentino è il progetto di abolire spesometro e redditometro. Peccato che il secondo sia già sostanzialmente uno strumento considerato superato dall’Agenzia delle Entrate perché non consente di aumentare gli incassi. Il motivo è che le garanzie poste a tutela del contribuente ne rallentano l’utilizzo e quindi lo rendono poco efficace. Però potersi vantare di aver abolito uno strumento considerato “marginale” è gratis.

Politica estera e Difesa

Tra i capolavori del cerchiobottismo c’è sicuramente quanto previsto per il comparto difesa e immigrazione. Ad esempio laddove si scrive che «È imprescindibile la tutela dell’industria italiana del comparto difesa, con particolare riguardo al finanziamento della ricerca e dell’implementazione del know how nazionale in ambito non prettamente bellico». Insomma andrebbe tutelata l’industria delle armi a patto che non produca armi (e allora cosa dovrebbe produrre?). Nessun accenno al programma di acquisto degli F-35. Anche per quanto riguarda la politica estera è la situazione è complessa. Si conferma l’adesione alla NATO “con un’apertura alla Russia” non solo in quanto partner economico ma «da riabilitarsi come interlocutore strategico al fine della risoluzione delle crisi regionali (Siria, Libia, Yemen)».

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Al tempo stesso però più sotto, nel capitolo dedicato all’Immigrazione, si dice che «occorre bloccare la vendita di armi ai Paesi in conflitto, prevenire e contrastare il terrorismo internazionale anche di matrice islamista». Proprio in Yemen si combatte una guerra contro i terroristi  islamisti e di recente la Russia ha deciso di intervenire mettendo il veto ad una risoluzione ONU che aveva lo scopo fare pressioni nei confronti dell’Iran sulla vendita di armamenti ai ribelli Houthi. Insomma se le armi le vendono le industrie italiane è sbagliato, se lo fanno gli amici dei russi invece va più che bene. Forse sarebbe opportuno un approccio più pragmatico.

Capitolo immigrazione, superamento di Dublino e ripartizione dei migranti

Milena Gabanelli sul Fatto ha bocciato le politiche sull’immigrazione del governo nascente, spiegando che non favoriscono l’integrazione. C’è però un altro aspetto che forse è stato sottovalutato. Il governo chiede il rispetto del principio di equa ripartizione dei richiedenti asilo che è sancito dai trattati europei e che prevede il ricollocamento obbligatorio e automatico dei richiedenti asilo tra
gli Stati membri dell’UE.

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C’è un problema: Matteo Salvini e la Lega non ha mai nascosto l’ammirazione per l’operato di Victor Orbàn e per i paesi del gruppo di Visegrad che rifiutano proprio quel meccanismo.

Che fine ha fatto il Sud?

Con riferimento alle Regioni del Sud – si legge – si è deciso di non individuare “specifiche misure con il marchio Mezzogiorno”. Il contratto spiega che tutte le scelte politiche riguardano già il Mezzogiorno eppure sostanzialmente al di là di Reddito di Cittadinanza (tra due anni) e ambiente, con promesse molto vaghe, non ci sono misure che possano davvero aiutare a colmare il gap tra il Nord e il Sud del Paese. Anche perché nel frattempo ritornano i voucher e quindi si depotenzia la lotta al precariato (endemico soprattutto al Sud) e al lavoro sommerso. Fa sorridere l’ipotesi di ricongiungimento familiare per i militari che essendo per la maggior parte originari del Sud potrebbe causare curiose ondate migratorie interne.

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Si sarebbe potuto parlare di Sud legandolo al turismo e al lavoro nella cultura. Ma il programma sovrastima il gettito del PIL derivante dai flussi turistici e – come fa notare Tommaso Montanari sul Fatto – si preferisce parlare di sfruttamento anziché di valorizzazione del patrimonio culturale. Anche perché il contratto prevede di concedere sempre più maggiore autonomia fiscale alle regioni creando così le basi per la nascita di Regioni di Serie A e di Serie B soprattutto per quanto riguarda il sistema sanitario.  Senza contare che anche la scuola potrebbe subire la stessa sorte. Ma niente paura, sulla scuola il governo ha le idee chiare, o meglio le aveva, perché nel contratto è scomparso il riferimento presente nelle bozze alla “particolare attenzione dovrà essere posta al problema delle maestre diplomate.

Quanto costa il contratto di governo?

Last but not least i costi. Sono passati i tempi in cui il M5S presentava il programma con tutte le coperture certificate e “bollinate”. Non si sa bene quanto si spenderà per attuare il programma di governo ad eccezione di qualche cifra messa qua e là (2 miliardi per la riforma dei centri per l’impiego e 5 per un “superamento” della Fornero). L’Osservatorio sui conti pubblici italiani diretto da Carlo Cottarelli ha pubblicato un’analisi dei costi: le coperture che non ci sono. Cottarelli mette insieme tutta una serie di misure espansive, come l’introduzione della Flat Tax sull’IRPEF, la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia, l’eliminazione delle accise sulla benzina, il reddito e le pensioni di cittadinanza, il rafforzamento dei centri per l’impiego e così via. Per un costo totale che va dai 108 ai 125 miliardi.

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I costi e le coperture del contratto di governo Lega-M5S (Osservatorio Conti Pubblici Italiani)

A questi vanno aggiunti anche gli eventuali costi del blocco della TAV e del Terzo Valico. Nel programma non si parla più di stop ai lavori ma ci si limita a dire, laconicamente, che  “riguardo alla Linea ad Alta Velocità Torino-Lione, ci impegniamo a ridiscuterne integralmente il progetto nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia”.

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