Economia

Il Trattato di Caen: la storia del mare italiano che il 25 marzo diventerà francese (è una bufala)

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Da un paio di anni almeno torna ciclicamente fuori la storia del mare italiano “ceduto” (o svenduto) alla Francia. I responsabili di questo oltraggio alla sovranità italiana sarebbero Matteo Renzi e Paolo Gentiloni che il 21 marzo del 2015 hanno firmato l’Accordo di Caen. Quell’accordo però non è mai entrato in vigore perché non è mai stato ratificato dal Parlamento. Nessuno però dice che a quell’accordo hanno lavorato tutti i governi che si sono succeduti tra il 2006 e il 2012. Oggi però c’è chi sostiene che dal 25 marzo i francesi potranno impossessarsi del mare italiano in seguito ad una ratifica “unilaterale” del trattato, la quale – ovviamente – non ha alcun senso ed è già stata smentita dal Ministero degli Esteri e dall’Ambasciata di Francia a Roma.

Il Trattato di Caen non è mai entrato in vigore

La querelle sulle porzioni di mare “cedute” alla Francia esplose nel febbraio del 2016 quando le autorità marittime francesi sequestrarono un peschereccio italiano, il Mina. A denunciare il “furto” fu il deputato Mauro Pili, di Unidos, che presentò il 12 febbraio un’interrogazione urgente al Ministero dell’Agricoltura. Pili all’epoca pubblicò le foto dell’accordo tra Italia e Francia, accordo che prende il nome di Accordo di Caen. L’accordo, precisava la Farnesina in una nota del 18 febbraio 2016, «è stato firmato il 21 marzo 2015, dopo un lungo negoziato avviato nel 2006 e terminato nel 2012» ma «considerata la sua natura», l’Accordo di Caen deve essere sottoposto a ratifica parlamentare e quindi non è ancora in vigore.

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Successivamente, il 25 febbraio 2016, il sottosegretario Benedetto Della Vedova rispondeva alle interrogazioni dei deputati Gianluca Pini, Mauro Pili, Mario Tullio e Manlio Di Stefano della Commissione Affari Esteri e Comunitari relative all’accordo del 21 marzo 2015 sulla delimitazione dei mari territoriali e delle zone sotto giurisdizione nazionale tra l’Italia e la Francia. Della Vedova precisa che, come detto dall’allora Ministro degli Esteri Gentiloni in Parlamento, «l’Accordo di Caen non è in vigore né per l’Italia né per la Francia». Nella sua risposta Della Vedova ricordava che il negoziato è stato condotto dai diversi governi che si sono succeduti tra il 2006 e il 2012 (quindi sia di centrosinistra che di centrodestra) non è stato quindi Renzi a “regalare” i mari italiani alla Francia. Il sottosegretario inoltre ricordavae ai deputati membri della III Commissione che «tale accordo non solo non “cede” nulla, ma anzi per la prima volta, fissando in modo chiaro le aree di competenza tra Italia e Francia, potrà dare concreta attuazione all’obiettivo di proteggere i mari italiani anche oltre le 12 miglia dalla costa, che costituisce attualmente il limite del mare territoriale». Il trattato ha lo scopo quindi stabilire fra l’Italia e la Francia dei confini marittimi certi e univoci dal momento che non esistono ad oggi trattati internazionali che regolano i confini marittimi tra Italia e Francia.

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Vale la pena di notare che in Commissione il deputato Valentino Valentini (FI-PdL) disse che «il Parlamento stia facendo un favore al Governo nel prendere tempo per valutare l’Accordo in questione ed evitare “l’ineluttabilità” dello stesso». Invitando con una battuta, a seguire su questa vicenda “la linea del generale Cambronne” (che circondato dai nemici a Waterloo si rifiutò di arrendersi agli inglesi).

Il 25 marzo il Trattato di Caen non entrerà “automaticamente” in vigore

Ieri, 18 Marzo 2018, Giorgia Meloni ha pubblicato sulla sua pagina Facebook un post in cui si scrive che “In assenza di un intervento del governo italiano, il 25 marzo entrerà in vigore il Trattato di Caen con il quale verranno scandalosamente sottratti al Mare di Sardegna e al Mar Ligure alcune zone molto pescose e il diritto di sfruttamento di un importante giacimento di idrocarburi recentemente individuato. Per questo Fratelli d’Italia intima il governo in carica ad agire immediatamente per interrompere la procedura unilaterale di ratifica attivata dalla Francia presso Bruxelles, che in caso di silenzio-assenso da parte italiana, conferirà de iure i tratti di mare in questione alla Francia arrecando un gravissimo danno ai nostri interessi nazionali”. La Meloni chiede inoltre al Presidente Mattarella di intervenire affinché il trattato sottoposto al voto di ratifica del Parlamento, come previsto dalla Costituzione. La Meloni ammette quindi di sapere che il Parlamento non ha mai ratificato il trattato ma crede alla bufala della “procedura unilaterale di ratifica”. Dove l’ha letta?

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Fonte: La Verità del 17/03/2018

Il giorno prima, il 17 marzo, La Verità (il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro) denunciava come in base a “quel disgraziato trattato firmato da Gentiloni nel 2015, ma mai ratificato” la Francia abbia iniziato ad “intimidire i pescherecci italiani”. In un’intervista sulla questione l’ex direttore di Panorame e neoeletto deputato di Forza Italia Giorgio Mulè annunciava di non voler cedere un millimetro ai francesi: “pattugliamo le acque che ci siamo fatti fregare”. Oggi Mulè plaude alla «mobilitazione del centrodestra per bloccare il trattato truffa della Francia contro l’Italia» (all’iniziativa hanno aderito anche gli eurodeputati Lara Comi e Salvatore Cicu) chiedendo a Gentiloni di «rimediare a quel tragico errore: la mancata ratifica del trattato da parte del Parlamento fu infatti una tardiva, ma non risolutiva, presa d’atto di quell’abbaglio. Non basta. Gentiloni si attivi immediatamente per evitare un’ulteriore beffa».

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La notizia era già stata data il 16 marzo dal Primato Nazionale, il quotidiano di CasaPound, che denunciava come dal 25 marzo, in mancanza di una decisione da parte del Parlamento e del Governo, le acque territoriali italiane sarebbero diventate francesi. Nell’articolo si legge che la Francia avrebbe iniziato una non meglio specificata procedura europea che in assenza di un intervento italiano porterà “al decreto di annessione appunto il prossimo 25 marzo“. Non solo la cartina che mostra i “nuovi” confini italiani è sbagliata ma anche la data del 25 marzo non ha alcun valore. L’Ambasciata francese infatti ha fatto sapere che essa «riguarda semplicemente ‘una consultazione pubblica nel quadro della concertazione preparatoria di un documento strategico’ sul Mediterraneo che si riferisce al diritto ed alle direttive europee esistenti e che non è volta in alcun modo a ‘modificare le delimitazioni marittime nel Mediterraneo’».

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Ancora una volta i sovranisti italiani hanno abboccato ad una bufala. Eppure oggi Giorgia Meloni dopo essere stata smentita sostiene che è merito suo e dell’esposto presentato da Fratelli d’Italia se Gentiloni ha precisato ufficialmente un concetto che era stato ripetuto allo sfinimento già nel 2016.

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