Politica

Il governo vuole far digerire il passo indietro sull'obbligo POS proponendo uno "sconto"

neXt quotidiano|

Commissioni POS Meloni Pace fiscale

Come far digerire una promessa scritta nero su bianco, approvata in Consiglio dei Ministri e che ora potrebbe essere cancellata? Proponendo uno sconto agli esercenti. Perché, come già spiegato nel corso dei giorni precedenti, il governo Meloni sembra essere intenzionato a fare un passo indietro rispetto alla misura che – di fatto – voleva superare quanto disposto dal governo Conte-2 e applicato dal governo Draghi in merito alla soglia minima per accettare i pagamenti elettronici. E per questo, in fase di valutazione (con una cabina di regia ad hoc che coadiuverà il lavoro delle Commissioni Bilancio sugli emendamenti depositati dai vari partiti) c’è l’ipotesi di uno “sconto” sulle commissioni POS.

Commissioni POS, il governo prova a mediare con lo “sconto”

Il piano originario del governo – scritto e approvato in Consiglio dei Ministri – prevedeva la cancellazione delle sanzioni (30 euro di base, a cui sommare il 4% del valore della transazione rifiutata) nei confronti degli esercenti che si rifiutavano e rifiutano di accettare un pagamento in formato elettronico (per qualunque cifra). E l’esecutivo aveva alzato la soglia minima da zero a 60 euro (limite oltre il quale poteva scattare una multa). Poi il dietrofront di Giorgia Meloni su quell’asticella e l’inizio del balletto che potrebbe portare il governo a rinunciare a quella misura inserita nella Legge di Bilancio 2023.

Anche perché sia la Corte dei Conti, che Bankitalia (senza tralasciare i documenti, con grafici annessi, presentati dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio sul tetto ai contanti) hanno espresso molte perplessità – tra le tante cose scritte nella Manovra che ora sarà al vaglio delle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, prima del voto del Parlamento -, visto che gli obiettivi sull’economia sommersa e l’evasione fiscale fanno parte del PNRR e sono strettamente attenzionati dalla Commissione Europea.

Per tutti questi motivi – come riporta il quotidiano La Repubblica – la soglia dei 60 euro per obbligare l’esercente ad accettare i pagamenti elettronici potrebbe ben presto saltare. Potrebbe, dunque, rimanere quello status quo: tutti i commercianti (o i prestatori di servizi) devono accettare bancomat o carte di credito per qualsiasi cifra, altrimenti scatta la sanzione. E per far digerire questo passo indietro, sembra che il governo voglia tentare la strada dello sconto sulle commissioni POS che, come spiegato Giornalettismo, non sono così elevata come invece si pensa.

Per i micropagamenti, quelli inferiori a 15 o 10 euro ad esempio, in molti casi le commissioni sono praticamente azzerate, mentre per gli importi più elevati queste ultime si attestano nel range compreso tra lo 0,9% e l’1,8% del valore dell’importo.

Ovviamente, ogni esercente ha una sua convenzione con l’istituto di credito di riferimento a cui si appoggia per il servizio di pagamento elettronico. Quindi quei numeri sono figli di una media. Ma la situazione è molto più complessa visto che gli esercenti affrontano dei costi (seppur in modo inconsapevole) anche per l’utilizzo del denaro contante. Costi che sono molto simili (e in alcuni casi superiori) a quelli delle commissioni POS. Ma tornando al governo: dove si potranno trovare le coperture per procedere con questo possibile sconto? O li metterà lo Stato con un credito d’imposta fino al 60% per le transazioni inferiori ai 30 euro, oppure si chiederà alle Banche a procedere con i risarcimenti dopo un accordo.