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Come hanno preso gli americani la foto di Natale Hjorth bendato come se fosse a Guantanamo

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Gabriel Christian Natale-Hjorth è uno dei due cittadini statunitensi fermati per l’omicidio del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega. L’altro ragazzo, Finnegan Lee Elder, ha confessato di aver accoltellato il carabiniere ma è Hjorth che fa notizia perché è lui quello che è stato fotografato in manette e con una benda sugli occhi all’interno della stazione dei Carabinieri. La foto ha suscitato indignazione e una nota di censura ufficiale da parte del Comando dell’Arma.

I giornali USA e il ragazzo “bendato illegalmente”

Molti però non hanno capito il significato di quello scatto circolato inizialmente all’interno di una chat su WhatsApp tra membri dei Carabinieri e soprattutto minimizzano il fatto che il ragazzo sia bendato. I carabinieri si sono giustificati inizialmente dicendo che così il sospettato non avrebbe potuto leggere i documenti presenti sulle scrivanie e sui monitor. Ma gli schermi sono spenti e Hjorth non parla italiano.

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I media USA parlano del caso, pubblicano la foto del ragazzo in manette e con la benda addosso e scrivono che Hjorth è stato illegally blidfolded: bendato in maniera illegale. Ed è vero perché non è una procedura prevista in caso di fermo. Lo scrivono sia il New York Times che il New York Post, che hanno la stessa fonte: un’agenzia della Associated Press.

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Una figuraccia internazionale per le nostre forze dell’ordine? Se leggiamo i giornali USA sembra di sì perché quell’illegally blindfolded lascia pensare che l’Italia non sia un paese dove vengono rispettati i diritti civili degli arrestati. Vi immaginate i due marò legati e bendati in un commissariato di polizia del Kerala? Provate a pensare il casino che sarebbe venuto fuori, parlamentari di tutti gli schieramenti pronti a dichiarare guerra all’India. In questo caso però dagli Stati Uniti non arriva alcuna reazione. Perché?

Gli americani che festeggiano per il trattamento inferto a Hjorth

Una spiegazione la si trova guardando quello che pensa l’opinione pubblica. Se pensate che i lettori d’oltreoceano siano indignati per come è stato trattato un loro connazionale vi sbagliate. In attesa di sapere cosa ne pensano alla Casa Bianca, dove c’è il grande amico di Salvini Donald Trump. In attesa di vedere se dal Dipartimento di Giustizia qualcuno si farà avanti per chiedere l’estradizione o il trasferimento in carcere dei due negli Stati Uniti (come vorrebbe ad esempio Di Maio) i commentatori non vogliono assolutamente condannare il gesto.

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Illegally blindfolded? E chi se ne frega, scrivono spiegando che “ha ucciso un poliziotto”. Gente così in America non la vogliono: «gli americani non hanno diritti negli altri paesi, specialmente quando sono dei criminali» scrive una che è l’equivalente di quelli che da noi invocano pene severe, carcere duro, lavori forzati e quant’altro. Chissà se la pensava così anche per il caso Amanda Knox, quando invece negli USA si scatenò un’ondata di indignazione contro la giustizia italiana e il modo in cui aveva trattato una innocente ingiustamente accusata di omicidio.

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Per Hjorth le cose stanno diversamente: ha ucciso un poliziotto, ha tentato di comprare cocaina e deve marcire in galera. Poco importa se qualcuno ha calpestato (anche se “per pochi minuti”) i suoi diritti: non deve più mettere piede negli Stati Uniti.

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Da studenti in vacanza a “immigrati in Italia” è un attimo

Portatelo subito davanti ad un plotone d’esecuzione, strilla uno mentre quello sotto dice che nel nostro Paese abbiamo il diritto di fare quello che vogliamo perché sono le nostre regole (ma appunto: non lo sono) anche perché quei criminali hanno scelto di andare a vivere in Italia (ma erano solo in vacanza).

Quelli che dicono che torturare un sospettato è cosa buona e giusta

C’è pure l’aggravante. Hjorth viene considerato di buona famiglia, scrivono che è ricco e in più è bianco e californiano: sicuramente è un “liberal” un radical chic diremmo qui da noi e quindi c’è ancora più gusto nel vedere la foto del ragazzo bendato. Non a caso c’è quello che scrive che mentre in Italia sappiamo come trattare certe persone in California chi uccide un poliziotto viene coccolato da quello “stronzo” di Gavin Newsom (il Governatore della California e già sindaco di San Francisco, del Partito Democratico). Un altro invece suggerisce di inserire Cerciello Rega nella lista delle vittime di Hillary (Clinton).

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Qualcuno che ricorda come tutto quello che sappiamo fino ad ora provenga da fonti della polizia italiana c’è. E fa notare che molti poliziotti italiani “sono i più corrotti” (è così che ci vedono all’estero? aspettare di vedere cosa scriveranno quando scopriranno tutti i dettagli della vicenda) e che appunto non bisogna dimenticare la storia di quella studentessa “falsamente accusata di aver ucciso la sua coinquilina”? Forse è presto, qualcuno prima o poi si ricorderà delle due studentesse americane stuprate dai carabinieri a Firenze, e la narrativa negli USA cambierà ancora.

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Non bisogna dimenticare una cosa: per molti americani Guantanamo Bay, le torture ad Abu Ghraib, il ricorso waterboarding, le extraordinary rendition sono cose non solo normali ma anche il modo giusto di trattare “i criminali” (o presunti tali). Sicuramente per la maggior parte dei sostenitori del Presidente Trump la temporanea sospensione dei diritti civili di chi è sospettato di un crimine è più che accettabile, anzi dovrebbe essere la norma. Il nostro Paese è davanti a uno specchio: possiamo vedere cosa significa accettare questi trattamenti incivili che puzzano di tortura e vedere dove conducono. Vogliamo davvero diventare come gli USA?

Leggi sull’argomento: L’isteria collettiva della caccia ai “nordafricani” che hanno ucciso Mario Cerciello Rega