Economia

L’arrampicata sugli specchi di Claudio Borghi sull’aumento dell’IVA

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Quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare. Ed è per questo che il solitamente schivo Claudio Borghi – presidente della Commissione Bilancio della Camera e consigliere economico della Lega – ultimamente batte a tappeto le trasmissioni. C’è infatti da disinnescare una fake news che ultimamente circola sui giornali: quella relativa all’aumento dell’IVA per il 2020. Problema: la “fake news” è scritta nella legge di Bilancio (la cosiddetta Manovra del Popolo) e più di recente nel Documento di Economia e Finanza redatto dal Ministero dell’Economia.

Sterilizzare l’aumento dell’IVA è facile se puoi fare più debito!

Stiamo parlando di 23 miliardi di euro che il governo dovrà trovare entro la prossima legge di Bilancio. Altrimenti l’IVA sui prodotti di consumo schizzerà al 25,2%. E non è finita qui perché se il governo vorrà fare anche la Flat Tax, come continua a promettere, di miliardi ne serviranno almeno 35.  Alla Lega però hanno le idee chiare, chiarissime. Proprio Claudio Borghi qualche tempo fa ha depositato una proposta di legge sull’oro posto a garanzia di Bankitalia per usare parte delle riserve auree della Banca per evitare l’aumento dell’IVA. Il presidente della Commissione Bilancio però in questi giorni non parla più di quella proposta (strano) ma niente paura, perché ha tirato fuori un’altra soluzione. Si tratta di quella accennata qualche giorno fa a Piazza Pulita: fare più debito per poter finanziare la sterilizzazione dell’IVA (e la Flat Tax).

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Sulla carta è un’idea così geniale che viene da chiedersi come mai a Borghi non sia venuta in mente prima e abbia perso tempo ad andare a caccia dell’oro di Bankitalia. Per fortuna che grazie al DEF l’onorevole leghista ha scoperto che il governo potrà fare debito. Non è detto però che la Commissione Europea ce lo faccia fare. L’ultima volta che Conte era partito a chiedere il 2,4% sul rapporto Deficit/PIL è tornato a casa con il 2,04%. C’è poi da tenere in considerazione il fatto che via XX Settembre ha detto che il PIL non aumenterà. Dettagli, perché il DEF «non è mica Nostradamus» e Borghi ci tiene a far sapere che alla fine il governo riuscirà a sterilizzare le clausole di salvaguardia. Il problema però rimane il come ci riuscirà. Perché è vero che ci sono riusciti tutti i governi precedenti ma questo in particolare sembra avere qualche difficoltà con il far quadrare i conti.

Borghi e il debito che aumenterà “in misura infinitesimale”

Ieri a Carta Bianca Borghi ha detto che il DEF è uno strumento inattendibile (anche se redatto dal suo governo) e ha ipotizzato una copertura delle clausole di salvaguardia a debito«Con gli scenari non esattamente entusiasmanti come crescita il debito non cresce, cresce in misura infinitesimale». Ma quanto sarebbe questa “misura infinitesimale”? Nel 2018 il debito pubblico italiani si è attestato al 132,2% del PIL.

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Secondo le stime dell’Ufficio parlamentare di bilancio nel caso estremo «in cui l’indebitamento netto tendenziale accresciuto degli effetti delle politiche invariate non sia finanziato attraverso l’attivazione delle clausole e la manovra prevista dal DEF e il debito non si riduca per effetto degli introiti da privatizzazioni si avrebbe un aumento del debito, che si attesterebbe al 134,7 per cento nel 2021 e al 135,4 per cento nel 2022». Ora oltre tre punti percentuali non sono certo “misura infinitesimale” anche perché il grafico mostrato da Borghi in trasmissione mostra bene la differenza tra l’evoluzione del debito prevista dal DEF, quella più in basso, e quella più in alto, ovvero il “caso peggiore possibile”. Non tantissimo, appena quanto basta per far schizzare il rapporto deficit/PIL al 3,4%.

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A parte la definizione di infinitesimale Borghi dovrebbe anche spiegarci perché le previsioni del DEF non sono affidabili mentre quelle dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio sì. Borghi poi non dice che durante la sua audizione il presidente dell’UPB ha detto che le misure per contenere il debito quali la revisione della spesa pubblica (che ha il “problema” di Quota 100), l’eliminazione delle tax expenditures, le privatizzazioni (che si spera generino un gettito di un miliardo, ritenuto di difficile realizzazione) e il contrasto all’evasione potrebbero non funzionare come previsto.

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Oggi a ospite su La 7 da Tiziana Panella a Tagadà Borghi ha detto che così come si è sterilizzata l’IVA negli anni passati lo si farà anche per il 2020 ed è tornato a spiegare l’idea di sterilizzare l’IVA a deficit: «abbiamo promesso un certo livello di deficit alla Commissione Europea ma nessuno sa prevedere con esattezza la perfomance economica di un Paese, neanche la Germania. Se non ci sarà crescita dovremo rinegoziare il deficit». Poco male no, tanto il debito non aumenterà poi di tanto. Ed possiamo aggiungere: chissenefrega se l’IVA aumenta, tanto a soffrire sarebbero i poveri (che sono stati aboliti). Borghi oggi ha pure detto, giusto per non farsi mancare nulla, che finanziare quel debito non sarebbe un problema perché «Lo spread è una decisione politica». Peccato che nel DEF il Ministero dell’Economia scriva che «i rendimenti a cui lo Stato si indebita sono un termometro della fiducia nel Paese e nelle sue finanze pubbliche. Inoltre, essi giocano un ruolo cruciale nel determinare le condizioni di finanziamento per le banche e le aziende italiane». Insomma tutto il contrario di quello che dice Borghi.

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