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L’attacco terroristico di Christchurch: parole, paure, odio e musica di Brenton Tarrant

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Più passano le ore più diventa evidente che l’attacco terroristico alle due moschee di Christchurch in Nuova Zelanda era stato pianificato con cura e non è il frutto dell’azione di un folle. Quando siamo di fronte ad atti di terrorismo perpetrati da occidentali. In questi casi si usa parlare di folle, lone gunman o lupo solitario, tutti i nomi “speciali” che diamo al fenomeno del terrorismo bianco per occultarlo e nasconderlo. Che si tratti di Anders Breivik o di Luca Traini c’è sempre troppo pudore nell’affrontare le stragi a sfondo razziale.

Il movente dell’attentato: la paura per la sostituzione etnica

Anche di Brenton Tarrant (e dei suoi eventuali complici) si dirà che sono dei folli, dei pazzi. Ma inutile nascondercelo: Tarrant a Christchurch ha agito in nome di un’ideologia ben precisa. Lo si legge ovunque sulle armi usate negli attacchi, decorate con un pennarello bianco con frasi che fanno esplicitamente riferimento ad una sottocultura precisa: quella neonazista che cresce e si alimenta non solo su message board e forum ma anche nella realtà quotidiana. Sarebbe facile dire che Tarrant è un caso isolato, prodotto dei più reconditi ed estremi recessi del Web, quasi a dire che in fondo “non è uno di noi” o non è uno del quale possiamo avere qualche responsabilità. Innanzitutto l’attacco è stato ben pianificato. Lo scrive lo stesso attentatore nel suo “manifesto” dove spiega che la pianificazione è iniziata due anni fa e che l’identificazione dei bersagli (le due moschee) è stata fatta tre mesi fa.

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Il frontespizio del manifesto di Tarrant

Eppure basta sfogliare il delirante “manifesto” dal titolo “The Great Replacement” (dove il terrorista ci risparmia la lettura di centinaia di pagine e riesce ad essere più conciso rispetto a Breivik) per cogliere i bagliori di una propaganda che si può definire in vari modi. Neonazista sicuramente (sul frontespizio campeggia il Sonnenrad tanto caro alle SS), neofascista ma anche sovranista. Il titolo parla della sostituzione etnica, un tema che non è relegato ormai alle chat e ai forum dei neonazi ma che è sdoganato dalla propaganda politica. Ne hanno parlato in molti in Italia, da Salvini a Giorgia Meloni, tirando fuori il piano Kalergi.

L’ossessione per il calo delle nascite e il genocidio culturale

Subito nell’introduzione viene spiegato il concetto chiave: il tasso di natalità. Leggete quelle poche righe dove Tarrant scrive, o meglio rimastica perché non c’è nulla di originale, i leit motiv della destra occidentale “sotto assedio” e a rischio estinzione. Chi sono i colpevoli di questo “genocidio dei bianchi“? La nostra società, nichilista, individualista ed edonista e ovviamente l’immigrazione di massa di persone di fede musulmana.

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Lui si presenta come un seguace di Breivik ispirato dalle gesta di «coloro che hanno preso una posizione contro il genocidio etnico e culturale. Luca Traini, Anders Breivik, Dylan Roof [l’attentatore di Charleston], Anton Lundin Pettersson [il killer di Trollhattan], Darren Osbourne [l’attentatore di Finsbury Park] etc». L’attentatore lascia intendere di essere stato in contatto solo con Breivik quando scrive di aver ricevuto una benedizione dal Knight Justiciar Breivik «dopo aver contattato alcuni suoi fratelli cavalieri». Curiosamente non menziona il fatto che Breivik abbia ucciso principalmente bianchi, giovani ragazzi e ragazze. Uno strano cortocircuito neonazista?

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Un tema, quello del genocidio culturale causato dalla società del precipitato anonimo della cultura di massa planetaria che torna spesso nei discorsi di chi si oppone al programma che la mondializzazione mercatistica sta realizzando sans frontieres su scala cosmopolitica. Anche Tarrant la pensa così quando scrive che «per poter perseguire l’obiettivo di un futuro europeo etnocentrico bisogna scoraggiare ad ogni costo il libero mercato e il commercio di merci». Ma il capitalismo non è l’unico nemico dei bianchi. Per Tarrant i colpevoli sono anche le ONG «che traghettano gli invasori sulle coste europee». Una evidente rimasticatura delle accuse sui “taxi del mare” riletta dall’Australia.

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Tra gli obiettivi di quello che chiama “attacco” ci sono la volontà di vendicare i morti degli attentati dei terroristi di religione islamica  dell’ISIS in Europa, quello di creare una frattura tra i paesi NATO a religione cristiana e quelli a religione musulmana. Infine c’è anche una lotta a difesa – lui che non è né europeo né statunitense – del Secondo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, quello sul diritto dei singoli cittadini ad armarsi.

L’invito a sbarazzarsi dei traditori della razza bianca

Diversi sono gli eventi “scatenati” che lo hanno convinto ad agire. Oltre agli attentati dei terroristi dell’ISIS, all’invasione e al calo demografico ci sono anche l’elezione di Emmanuel Macron definito un «globalist, capitalist, egalitarian, an ex-investment banker». Ma Macron non è l’unico leader ad essere nominato: Tarrant invita ad uccidere il Presidente turco Erdogan, la Cancelliera tedesca Merkella madre di tutto ciò che è anti-bianco e anti-tedesco») e il sindaco di Londra Sadiq Khan, «un chiaro segno della sostituzione etnica dei britannici».

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Il documento, di 78 pagine, è impressionante per la sua totale mancanza di originalità. Tutto sembra già letto, già visto, già sentito. E lo è. C’è ad esempio un richiamo al tema del “taxation is theft“, tanto caro agli anarco-capitalisti. Declinato ovviamente in salsa suprematista bianca: non vanno pagate le tasse se il tuo paese mette in atto politiche “anti bianchi”. Ma quali sono queste politiche? C’è un breve paragrafo dedicato allo sfruttamento del lavoro ma soprattutto il problema è l’immigrazione e il fallimento del “mito del Melting-Pot”.

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E non può mancare il capitoletto sullo Ius Soli. Se tutti possono tedeschi, inglesi o francesi allora non ha più significato essere europei. «L’idea che tutto quello che serve ad un cinese per diventare tedesco è di nascere sul suolo tedesco è senza senso quanto quella di un tedesco nato su Marte che diventa marziano». Queste le parole di Tarrant, ma potrebbero essere quelle di uno qualsiasi dei patridioti che commentano quotidianamente le notizie sui social network dicendo cose come “se un topo nasce in una stalla non diventa un bue“.

L’annuncio dell’attacco su 8ch e le canzoni usate come colonna sonora

Il manifesto si apre con con la poesia di Dylan Thomas Do not go gentle into that good night, curiosamente Thomas era un pacifista ed anti-fascista (a proposito di appropriazione culturale). Durante l’attacco invece il 28 australiano mentre registra il suo video livestreaming ascolta una playlist particolare. La prima canzone che si sente in macchina è Remove Kebab (scritta che compare anche sulla canna di una delle armi usate). Dove Kebab è un termine spregiativo per definire le popolazioni turche o più in generale di religione musulmana. Il termine è diventato un meme – legato al sovranismo serbo – dopo la comparsa su Internet di un video dove tre soldati serbo-bosniaci cantano una canzone di propaganda dal titolo “Serbia Strong”, un tributo al criminale di guerra Radovan Karadžic.

Nel video si sente un’altra canzone che suona nell’autoradio quando Tarrant ritorna dalla sparatoria nella moschea è un remix “epico” dell’inno dei Fallschirmjäger , i paracadutisti della Luftwaffe durante il Terzo Reich. Anche questa canzone – che alle volte viene  riportata erroneamente come “inno delle Waffen SS” – è diventata un meme noto anche come Drum Kameraden, hört die Parole (dal primo verso della seconda strofa).

Oltre al manifesto Tarrant ha fatto di tutto per poter essere identificato e affinché il suo messaggio venisse diffuso il più possibile. Non solo tramite lo streaming dell’attacco o riempiendo di messaggi i caricatori delle armi automatiche che mano a mano lasciava a terra nelle moschee. Sulla board /pol/ di 8ch– una imageboard simile a 4chan –  è comparso ieri un messaggio in cui annunciava l’attacco contro gli invasori.

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«Well lads, it’s time to stop shitposting and time to make a real life effort post. I will carry out and attack against the invaders, and will even live stream the attack via facebook. The facebook link is below, by the time you read this I should be going live. https:// www .face book . com/brenton.tarrant.9» Nel testo del post Tarrant forniva il link al suo profilo Facebook (ora rimosso) e ai vari archivi dove aveva caricato il pdf con i suoi scritti invitando i lettori a diffonderli il più possibile. Lo stesso aveva fatto su un account Twitter aperto pochi giorni fa. Chissà se ora qualcuno pretenderà le scuse da parte di tutti i politici che in questi mesi hanno veicolati gli stessi concetti, così come dopo ogni attacco dell’ISIS si chiede a tutti i musulmani di dissociarsi e chiedere perdono.

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