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Lala Kamara: l’infermiera uccisa a Manchester per i patridioti non merita di essere italiana neanche morta

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Sono due i fermati per l’omicidio di Lala Kamara, 26 italiana residente a Manchester trovata morta nel suo appartamento. A quanto si apprende la polizia britannica avrebbe fermato due sospettati, di 21 e 25 anni, con l’accusa di aver ucciso sabato scorso nel suo appartamento l’infermiera bresciana. Come spiega il Giornale di Brescia Lala Kamara era nata in Senegal ma era  cittadina italiana, cresciuta in provincia di Brescia dove è arrivata all’età di quattro anni.

Chi era Lala Kemara

Dal poco che si sa prima di trasferirsi in Regno Unito per lavoro, come tanti suoi coetanei, Lala Kemara ha abitato a Brescia, precisamente a Calcinato, nella frazione di Ponte San Marco. Da tre anni abitava a Manchester e proprio ieri avrebbe dovuto iniziare un nuovo lavoro dopo aver superato il concorso per infermieri. Ma Lala Kamara non è abbastanza italiana, non lo è perché è “di origini senegalesi” e ha la pelle scura. Molti si sono arrabbiati perché i quotidiani hanno dato la notizia con titoli come “ragazza italiana ucccisa a Manchester” o “ragazza bresciana assassinata in Inghilterra”.

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Lala Kemara è quindi nata in Senegal e che successivamente ha ottenuto la cittadinanza italiana (come succede a molti cittadini di origine straniera) visto che ha vissuto la maggior parte della sua vita nel nostro Paese. Eppure per qualcuno le cose non stanno così e subito nei commenti al post di ANSA si scatenano i razzisti che ci spiegano ad esempio che se un gatto nasce in una stalla non è che diventa un bue o un cavallo. Uno dei classici argomenti usati dai patridioti per “smontare” la teoria (che nella pratica è regolata dalla legge italiana) secondo la quale nascere in Italia o chiedere la cittadinanza italiana non faccia di una persona un cittadino uguale a noi, con gli stessi diritti e gli stessi doveri.

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Purtroppo per i piccoli seguaci del verbo segregazionista nella Costituzione non è data una definizione di “cittadino italiano” modello dal punto di vista genetico, fisico o dell’origine. C’è scritto che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, il che significa indipendentemente dal fatto che abbiano la pelle scura, che vengano “dall’Africa” (che è un continente, non uno stato) o dalla Cina, che siano romani da sette generazioni o vivano in un campo Rom.

Non era italiana perché non aveva sangue italiano!1

Il sangue, altro grande “criterio” chiamato in causa per discernere gli italiani al 100% da coloro che invece “sono solo imitazioni” non sa di essere italiano, senegalese o francese. Se sui documenti di Lala Kamara era scritto che è una cittadina italiana allora a Manchester è stata uccisa una nostra connazionale. Cambia le cose? In fondo è pur sempre una persona e lo sarebbe stata anche se fosse stata una cittadina britannica. Vero, ma è proprio questo che i patridioti non capiscono.

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Loro preferiscono discriminare ovvero distinguere tra italiani veri, con pieno diritto di esserlo e italiani acquisiti che non saranno mai come noi perché la loro famiglia non ha versato sangue per la Patria. Eppure se da vent’anni i genitori di Lala sono nel nostro Paese di sicuro avranno versato parecchio sudore, lavorando a Brescia e contribuendo come tutti al progresso di questa Nazione. C’è però chi è più furbo e invece di attaccarsi all’italianità della vittima preferisce puntare ad un altro bersaglio: se la ragazza è morta è colpa del multiculturalismo.

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Ovvero di quella stessa cosa che i radical chic vorrebbero importare qui da noi, facendo arrivare persone come Lala e la sua famiglia che non portano altro che violenza o guai. Ma anche qui è solo un pretesto. Il multiculturalismo in sé non è “cattivo” o foriero di violenze e conflitti. I conflitti nascono ad esempio quando ci sono persone che discriminano i cittadini di origine straniera, facendoli sentire non graditi, di serie B o se i governi invece che affrontare il problema delle tensioni sociali continuano a soffiare sul fuoco dell’intolleranza.