Fact checking

La candidata di Borgonzoni e la balla dell’invasione di bambole trans se vince Bonaccini

Il grido disperato dei cattolici di centrodestra: Lucia salvaci dall’ideologia gender che ci vuole omosessualizare tutti!!1

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Alla Lega e a Fratelli d’Italia non basta lo spauracchio di Bibbiano per convincere gli elettori a votare per Lucia Borgonzoni. Ecco allora che si torna sui classici: il gender. Perché, garantiscono alcuni candidati, in caso di vittoria di Stefano Bonaccini il gender trionferà in Emilia-Romagna e sarà la fine della società occidentale e della famiglia naturale così come la conosciamo.

I candidati di centrodestra che diffondono balle sull’educazione “gender”

Ad aprire le danze è Laura Spaggiari, candidata con “PER-Progetto Emilia-Romagna”, una lista civica tutta rosa fluo che sostiene la candidatura della senatrice leghista. «Amici – scrive su Facebook – sareste d’accordo se all’asilo il vostro bambino giocasse con una bambola come questa 🤬 studiata per creare confusione nei nostri figli?». Allegata al post c’è una foto eloquente: una bambola “transgender” con codini, vestitino e genitali maschili. Un chiaro esempio di educazione “gender” «uno schifo di ideologia del PD e dei 5S, e nella nostra Regione, grazie a loro, fino ad oggi ha regnato». E ancora una promessa: «lotterò affinché queste porcherie vengano bandite da tutte le nostre scuole materne». Ma quali “porcherie”? E dove sono?

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La temibile bambola “transgender” a corredo del post infatti non ha nulla a che fare con Bonaccini o l’Emilia-Romagna in genere. La notizia del ritrovamento del reperto di ideologia gender arriva dal Daily Mail (notoriamente non una fonte affidabile) che dice che l’esemplare in questione sarebbe stato fotografato da una mamma sconvolta in Siberia (Russia) e che la bambola sarebbe stata prodotta in Cina. Questo la candidata però non lo dice, così il lettore magari pensa che davvero ci sia una “sperimentazione” in corso nelle scuole materne della sua regione. La cosa ancora più interessante è che nella versione del tabloid britannico la bambola non è stata commercializzata come “transgender” ma come un normalissimo bambolotto. Anche perché nonostante i numerosi allarmi lanciati in questi anni non risulta che esista una linea di bambole “transgender”. Che il Gender voglia omosessualizzare i nostri figli (le bambine, per la precisione, visto che è venduta un gioco “da bambina”) a loro insaputa? E che c’entra l’Emilia-Romagna con la Russia di Putin?

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Più sul pezzo (almeno geograficamente) Priamo Bocchi, candidato per Fratelli d’Italia, che sostiene che sostiene che grazie alla legge 15/2019 approvata ad agosto  «la regione Emilia Romagna promuove l’educazione gender nelle scuole e diventa un bancomat per le associazioni LGBT». La legge per la verità – così come tante altre – non promuove nessuna “educazione gender” ma si tratta di una norma contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere con la quale la Regione riconosce il diritto all’autodeterminazione di ogni persona in ordine al proprio orientamento sessuale e si impegna e favorire una cultura del rispetto e della non discriminazione.

I cattolici contro Bonaccini, il PD e l’apocalisse gender in Emilia-Romagna

Ma non ci sono solo i valorosi candidati del centrodestra a lottare contro il demone dell’ideologia gender. Il Comitato No Gender Provincia di Ravenna ha voluto scrivere una lettera aperta agli elettori cattolici in vista delle elezioni del 26 gennaio. Nel comunicato si informano i veri credenti che «la Legge Regionale sull’omontransnegatività, ed in particolare la parte inerente all’ideologia gender, è incompatibile con la fede cristiana». La legge è la stessa citata sopra, non si capisce quale sia la parte “inerente all’ideologia gender” forse quella in cui la Regione si impegna in «attività di formazione e aggiornamento del personale docente diretta a favorire inclusione sociale, superamento degli stereotipi discriminatori, prevenzione del bullismo e cyberbullismo motivato dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere».

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Un passaggio questo che per i combattenti del gender viene letto così: «viene istituzionalizzata l’ideologia gender o identità di genere, con il rischio che in futuro le parole maschio e femmina possano venire considerate degli stereotipi discriminatori». Il rischio ovviamente è inesistente, così come non c’è alcuna “negazione del dato biologico oggettivo”, semmai si va oltre il mero dato biologico. Tra l’altro subito dopo in un impeto di confusione gender si sottolinea: «Considerato che come cattolici, crediamo che l’uomo sia stato creato a immagine di Dio, maschio e femmina», il che apre molte possibili discussioni sul fatto che Dio sia contemporaneamente maschio e femmina (lasciamo perdere che nella Bibbia sia Adamo ad essere creato a immagine e somiglianza di Dio e non Eva).

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Davide Solaroli, già candidato sindaco per il centrodestra a Lugo di Romagna e consigliere comunale d’opposizione, suggerisce invece di votare per chi promette «la fine dell’indottrinamento dell’ideologia gender e dell’abrogazione di leggi ideologiche» ma al tempo stesso scrive «vorrei progetti ed iniziative in ambito educativo ispirati alla teoria dell’indifferentismo sessuale e della fluidità di genere (gender)». Un lapus calami, perché subito dopo chiede l’abrogazione della legge regionale contro l’omotransfobia (quella di cui sopra).

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Solaroli, che venne sostenuto dalla Lega nella sua campagna elettorale, suggerisce di affidarsi all’analisi dei candidati fatta dal gruppo cattolico “Fatti Sentire”, il quale sostiene che il Partito Democratico sia “contro la famiglia” non solo a causa della legge contro l’omotransfobia – soprannominata “legge per discriminare le persone eterosessuali” – con migliaia di adolescenti “educati alle perversioni sessuali” con “conseguente epidemia di malattie veneree”, aumento degli aborti, potenziamento della fecondazione artificiale (alla quale in Italia possono accedere solo le coppie eterosessuali). Un quadro apocalittico al quale solo Lucia Borgonzoni – quella che non sa nemmeno spiegare come funziona il MES o che non serve un referendum sull’autonomia in Emilia-Romagna – sembra potrà porre rimedio.

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