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Che cos'è l'educazione Gender

Manif pour tous Italia (le Sentinelle in Piedi), Pro Vita Onlus, Age, Agesc, Giuristi per la vita e Movimento per la Vita per una sana educazione sessuale a scuola sono i principali gruppi di interesse che promuovono l’idea che esista una Teoria del Gender, un’ideologia del Gender e conseguentemente un’educazione Gender. Attualmente i bravi scienziati cattolici non sono ancora riusciti a dirci se esistono o meno: la dieta Gender, l’auto Gender, il set da bagno Gender e la musica Gender. Se siete genitori e tutto questo parlare di Gender vi sta dando alla testa non preoccupatevi, non è uno dei sintomi dell’omosessualità.

Con un po' di sarcasmo la pillola va giù (fonte: sadanduseless.com)
Con un po’ di sarcasmo la pillola va giù (fonte: sadanduseless.com)

 
COSA VUOL DIRE GENDER
Gender è la parola inglese per “genere” inteso come genere sessuale. Da circa trent’anni la parola è associata ai Gender Studies ovvero quelli che in italiano vengono chiamati studi di genere. Questi studi mirano a individuare e a spiegare i motivi per cui ad un dato genere (maschile o femminile) vengano attribuiti dei ruoli specifici non strettamente legati alle caratteristiche sessuali (ad esempio perché le donne guadagnano meno degli uomini). Questi studi non hanno prodotto una “teoria unificata” ma assomigliano più ad una costellazione di singole ricerche e modelli scientifici; poi, recentissimamente, qualcuno ha cominciato a dire che invece ci sarebbe stata una teoria unitaria, di cui però gli studiosi non sanno nulla. Non esiste quindi una teoria usata dalle “Lobby Gay” per scardinare l’istituto della famiglia e men che meno insegnare l’omosessualità nelle scuole. Come spiega l’Ordine degli Psicologi del Lazio in questo articolo l’ideologia del Gender è invece una teoria costruita dalle stesse persone che la criticano che hanno l’hanno inventata per avere uno strumento per attaccare le legittime richieste delle persone omosessuali:

Esistono molteplici studi di genere che analizzano come i ruoli attribuiti all’uno o all’altro sesso (maschio/femmina) siano sociali e strettamente legati alla cultura di appartenenza. Altrove, nel mondo, ci sono dipartimenti interi.
Quindi possono variare da paese in paese e anche nello stesso paese nel tempo.
NON esiste teoria che rifiuti la differenza biologica tra maschi e femmine (e non uomini e donne, concetto di genere, non biologico sebbene in parte legato anche a questo ambito).
Né esistono le fantasiose varianti « ideologia del genere », « teoria del genere sessuale », « teoria del genere queer », « ideologia delle femministe del gender ».

Ma come è nata la storiella della fantomatica ideologia Gender? È tutto merito dell’opera di convincimento messa in atto dal Pontificio Consiglio per la Famiglia che già da diversi anni ha iniziato a diffondere l’idea dell’esistenza di un’ideologia «che nega l’importanza della differenza dei sessi e favorisce l’esercizio sterile e ludico della sessualità. Si arriva a considerare la famiglia un residuo storico destinato a scomparire in un prossimo futuro». In un documento intitolato Famiglia, matrimonio e unioni di fatto pubblicato nel 2000 in cui vengono mosse molte critiche al concetto (all’epoca se ne parlava molto) delle unioni di fatto. Nel testo si invitavano i governi a eliminare le leggi a sostegno delle unioni civili delle coppie di fatto la cui equiparazione con le famiglie unite dal matrimonio (religioso). Il documento mira ad avvertire <em«>sui pericoli che scaturirebbero da un tale riconoscimento ed equiparazione per l’identità dell’unione matrimoniale e sul grave deterioramento che ne deriverebbe per la famiglia e per il bene comune della società».

Ed in effetti è quello che succederà (fonte: sadanduseless.com)
Ed in effetti è quello che succederà (fonte: sadanduseless.com)

Per tentare di dare maggior forza alla tesi si dava la “colpa” all’ideologia di “gender”, di fatto inventandola:

In questo processo che potremmo denominare di graduale destrutturazione culturale e umana dell’istituzione matrimoniale, non deve essere sottovalutata la diffusione di una certa ideologia di “gender”. L’essere uomo o donna non sarebbe determinato fondamentalmente dal sesso, bensì dalla cultura. Tale ideologia attacca le fondamenta della famiglia e delle relazioni interpersonali. Occorre fare alcune considerazioni al riguardo, data l’importanza di questa ideologia nella cultura contemporanea, e la sua influenza sul fenomeno delle unioni di fatto.

Ovviamente non era sufficiente quindi meglio dare la colpa al neo-liberismo (in un crescendo di confusione ideologizzante nelle note tra i padri naturali dell’ideologia gender vengono citati anche marxismo e strutturalismo):

L’ideologia di “gender” ha trovato nell’antropologia individualista del neo-liberalismo radicale un ambiente favorevole. La rivendicazione di uno statuto analogo, per il matrimonio e per le unioni di fatto (incluse quelle omosessuali) è oggi generalmente giustificato facendo ricorso a categorie e termini derivanti dall’ideologia di “gender”. Esiste così una certa tendenza a designare come “famiglia” ogni tipo di unioni consensuali, ignorando la naturale inclinazione della libertà umana alla donazione reciproca, e le sue caratteristiche essenziali, che sono la base di questo bene comune dell’umanità che è l’istituzione matrimoniale.

Insomma, ben prima delle Sentinelle in Piedi l’invenzione della Teoria del Gender era un utile grimaldello ideologico adottato dalla Chiesa (e non da qualche elemento radicale isolato) per scardinare la lotta per quei diritti civili ritenuti dalla gerarchia ecclesiastica, non fondamentali ed anzi innaturali. Ma in realtà “gender” non significa nulla di tutto questo, prendiamo ad esempio la definizione data dalla FAO (che non si può certo accusare di promuovere l’omosessualità):

Gender roles are the ‘social definition’ of women and men. They vary among different societies and cultures, classes, ages and during different periods in history. Gender-specific roles and responsibilities are often conditioned by household structure, access to resources, specific impacts of the global economy, and other locally relevant factors such as ecological conditions (FAO, 1997).
Gender relations are the ways in which a culture or society defines rights, responsibilities, and the identities of men and women in relation to one another (Bravo-Baumann, 2000).

Studiare il “gender”, significa studiare il motivo per cui, ad esempio, a parità di mansioni svolte una donna guadagna meno di un uomo. Oppure il motivo per cui certi ruoli della società sono specifici di un genere. Se il sesso è biologicamente determinato così non è per l’identità di genere che è culturalmente e socialmente determinata. Anche la Chiesa in passato, stabilendo il ruolo della donna in seno alla famiglia e promuovendo una certa immagine dell’angelo del focolare, ha contribuito a diffondere una certa idea di genere. Come spiega Simona Regina su Wired la nostra identità, infatti, è una realtà complessa e dinamica, una sorta di mosaico composto dalle categorie di sesso, genere, orientamento sessuale e ruolo di genere dove il sesso è biologicamente determinato, il genere è un costrutto socio-culturale che si acquisisce (dal quale scaturisce appunto un ruolo di genere) e l’orientamento sessuale è un’altra cosa ancora.
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A COSA SERVE PARLARE DI PERICOLO GENDER?
Perché dopo quindici anni la Chiesa parla ancora dei pericoli del Gender? Perché attualmente in Parlamento c’è in discussione una legge che consentirebbe le unioni civili di coppie di persone dello stesso sesso. Notate qualche similitudine con il documento del 2000 del Pontificio Consiglio per la Famiglia e con questa dichiarazione contro le unioni omosessuali? Bingo. Ed infatti il bersaglio grosso di tutte le proteste di piazza, delle silenziose e inquietanti manifestazioni delle Sentinelle in Piedi è proprio il DDL Cirinnà sulla “Disciplina delle coppie di fatto e delle unioni civili“. Come ha spiegato Fabio Brinchi Giusti su NeXt per ostacolare il cammino della legge i pro-famiglia fanno ricorso a quattro bufale ed una è proprio quella dei “corsi gender” basati sulla fantomatica direttiva (che direttiva non è) dell’OMS. Secondo i terroristi cattolici infatti l’OMS con il pretesto dell’educazione sessuale l’OMS vuole introdurre la perversione nelle scuole: ovvero la masturbazione e l’omosessualità. Però le cose non stanno così, e basterebbe leggere il documento con uno sguardo scevro da pregiudizi e preconcetti per capire come stanno le cose.
Si può davvero pensare di fare un discorso razionale con persone che volutamente distorcono la verità e rilanciano in rete informazioni false? Ha davvero senso nel 2015 insegnare a dei genitori ad andare a leggere le fonti (forse dovrebbero tornare loro a scuola) per vedere cosa ha davvero scritto l’OMS? Non ho molta fiducia in questo genere di umanità retrograda, bigotta e sessuofoba (prima ancora che omofoba) ma per amore di un’idea di razionalità che spero sempre sia alla base del discorso pubblico ecco cosa ha scritto l’OMS. Se siete quel genere di persone che non riesce a leggere un documento di sessantotto pagine il succo del discorso sta tutto nella prefazione dove l’OMS spiega la necessità fare educazione sessuale non solo al negativo, ovvero parlando dei rischi connessi alla sessualità (malattie sessualmente trasmesse e gravidanze indesiderate) “terrorizzando” i minori ma anche fornendo una visione “olistica” più positiva ovvero un approccio che metta in luce come la sessualità sia (correte a coprire le gambe delle sedie) un’area determinante dello sviluppo della persona. Più avanti (sempre nella prefazione) l’autore scrive:

Il nucleo della seconda parte del documento è rappresentato dalla matrice che illustra gli argomenti che deve affrontare l’educazione sessuale a seconda della fascia di età degli allievi. Questa seconda parte presenta maggiori elementi per la concreta realizzazione dell’educazione sessuale olistica nella scuola, sebbene i presenti Standard non vogliano essere una guida per l’attuazione dei programmi di educazione sessuale.

Ma che davvero? Le “linee guida dell’OMS” non sono in realtà delle linee guida per alcunché? Ebbene sì. Complimenti per aver superato il corso gratuito di NeXtquotidiano per la comprensione del testo! Ma da dove vengono fuori allora, si chiederanno i lettori più attenti (possiamo quindi ragionevolmente escludere le Sentinelle in Piedi che i libri li sanno solo tenere in mano) i vari punti “programmatici” dell’educazione sessuale? A pagina 24 del documento l’OMS elenca quelli che considera i vari stadi dello sviluppo sessuale di una persona. Nella seconda parte invece ci sono delle tabelle basate su tale scansione che spiegano di cosa parlare ai bambini in base alla loro età (e sottolinea con un lessico appropriato). Ora sembra abbastanza evidente che quando si legge una cosa come “trasmettere informazioni circa gioia e piacere nel toccare il proprio corpo, masturbazione infantile precoce” non equivale a dire “prendete un bambino, denudatelo e insegnateli a menarsi l’uccello” come invece vogliono far pensare i sostenitori della famiglia naturale dove invece la tanto temuta masturbazione infantile precoce viene generalmente repressa e “punita” oppure “incoraggiata” dagli adulti (che non sono in grado di capire cosa sia e pensano sia una cosa buffa e divertente). Lo stesso vale naturalmente per i seguenti punti della lista delle “perversioni dell’ideologia del Gender” denunziate dai volantini. Il percorso dell’insegnamento dell’educazione sessuale è graduale (ovviamente) e modulato in base all’età, oppure vogliamo ancora pensare che il rapporto con il proprio corpo debba essere appreso solo grazie ad esperienze “traumatiche” tradizionali? In genere si passa dal papà e la mamma molto religiosi che ti insegnano che ci sono le api e i fiori alla doccia in spogliatoio con i compagni di squadra, giornaletti porno, video scambiati su whatsapp e sessioni notturne su YouPorn. È davvero così impensabile per dei genitori (che non hanno tempo o le competenze per insegnare una corretta sessualità) possano fidarsi di persone qualificate in grado di svolgere questo compito assieme (nel senso con la collaborazione di) alle famiglie. In corsi che peraltro non sono obbligatori ma facoltativi?
volantino gender quarta copertina
 
AIUTO VOGLIONO INSEGNARE IL GENDER
Questo è l’allarme che lanciano le associazioni cattoliche scese in piazza sabato, che bombardano i genitori di sms e volantini facendo terrorismo riguardo a quello che i figli troveranno al loro ritorno a scuola a settembre. L’ironia sta anche nell’uso delle parole. “Insegnare il gender” significa letteralmente insegnare che esistono i generi (che esistono i maschi ed esistono le femmine) e questo dovrebbe essere uno dei punti di maggiore interesse per i fautori dell’eterosessualità obbligatoria. invece, con una contorsione teorica e linguistica tutta loro, i family-day-troupers pensano che il gender sia una specie di entità anti-genere. Confondono il discorso sul genere con il discorso sui ruoli sociali e attaccano un po’ a casaccio tutto, mescolando i discorsi, fino a spaventare i genitori meno accorti ed informati. C’è anche da dire che questi sono gli stessi che si passano le copie del libro “sposati e sii sottomessa”, per cui c’è anche da capire che non gli piaccia un discorso in cui maschi e femmine possano godere di uguale rispetto e dignità. Ultimamente genitori e politici se la sono presa con il DDL della Senatrice Fedeli dicendo che sarà proprio a questa legge che nelle scuole verrà insegnata l’ideologia gender. Il DDL Fedeli non parla di “teoria del gender” e non vuole nemmeno negare l’esistenza di differenze tra uomo e donna. Per rendersene conto sarebbe sufficiente andare a leggere il testo (sono poche pagine). Ecco i due obbiettivi del Disegno di Legge:

La prima, fissare tra gli obiettivi nazionali dell’insegnamento e delle linee generali dei curricoli scolastici la cultura della parità di genere e il superamento degli stereotipi; la seconda, l’intervento sui libri di testo, riconosciuti in tutte le sedi internazionali, come un’area particolarmente sensibile per le politiche delle pari opportunità.

Insomma si tratta di insegnare il rispetto delle diversità (non di inculcare la voglia di essere diversi) per garantire a tutti pari opportunità. Quindi non si tratta di negare le differenze tra uomo e donna. Può davvero essere una cosa così brutta? Andiamo a leggere il testo, Art. 1 Comma 2:

i piani dell’offerta formativa delle scuole di ogni ordine e grado adottano misure educative volte alla promozione di cambiamenti nei modelli comportamentali al fine di eliminare stereotipi, pregiudizi, costumi, tradizioni e altre pratiche socio-culturali fondati sulla differenziazione delle persone in base al sesso di appartenenza e sopprimere gli ostacoli che limitano di fatto la complementarità tra i sessi nella società.

E ancora, l’Articolo 2 prevede che l’insegnamento sia finalizzato a fornire indicazioni agli alunni (tenendo conto delle loro competenze e del livello di maturazione) riguardo:

i temi dell’uguaglianza, delle pari opportunità, della piena cittadinanza delle persone, delle differenze di genere, dei ruoli non stereotipati, della soluzione non violenta dei conflitti nei rapporti interpersonali, della violenza contro le donne basata sul genere e del diritto all’integrità personale.

Più che insegnare il gender il DDL Fedeli sembra incentrato sull’educazione ad essere parti di una società non sessuofobica (come fa notare l’Ordine degli Psicologi del Lazio). Può essere una cosa così brutta insegnare che tutti abbiamo gli stessi diritti, che la violenza sulle donne è un crimine e che ognuno ha diritto ad essere sé stesso? Stando alle dichiarazioni sul femminicidio fatte dal fondatore del Cammino Neocatecumenale Kiko Arguello durante la manifestazione di sabato, sembrerebbe proprio di sì.
Anche il famigerato articolo contenuto nel maxi-emendamento sul DDL scuola in discussione in questi giorni alla Camera non parla affatto di insegnamento del gender ma dell’educazione alla parità di genere (ancora una volta torna l’equivoco generato dai terroristi cattolici). L’articolo 16 del DDL sulla “buona scuola” recita:

Il piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei principi di pari opportunità, promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle tematiche indicate dall’articolo 5, comma 2, del decreto-legge 14
agosto 2013, n. 93.

Il decreto-legge 14/2013 n. 93 è quello recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, nonche’ in tema di protezione civile e di commissariamento delle province. In sostanza si tratta del cosiddetto decreto legge contro il femminicidio. L’articolo 5, comma 2, del testo citato nell’emendamento de DDL sulla Buona Scuola prevede la creazione di un Piano articolato in otto punti per contrastare la violenza contro le donne e la discriminazione di genere:

a) prevenire il fenomeno della violenza contro le donne attraverso l’informazione e la sensibilizzazione della collettivita’,
rafforzando la consapevolezza degli uomini e ragazzi nel processo di eliminazione della violenza contro le donne;
b) promuovere l’educazione alla relazione e contro la violenza e la discriminazione di genere nell’ambito dei programmi scolastici
delle scuole di ogni ordine e grado, al fine di sensibilizzare, informare, formare gli studenti e prevenire la violenza nei confronti
delle donne e la discriminazione di genere, anche attraverso un’adeguata valorizzazione della tematica nei libri di testo;
c) potenziare le forme di assistenza e sostegno alle donne vittime di violenza e ai loro figli attraverso il rafforzamento della
rete dei servizi territoriali, dei centri antiviolenza e dei servizi di assistenza alle donne vittime di violenza;
d) garantire la formazione di tutte le professionalita’ che entrano in contatto con la violenza di genere e lo stalking;
e) accrescere la protezione delle vittime attraverso un rafforzamento della collaborazione tra tutte le istituzioni
coinvolte;
f) prevedere una raccolta strutturata dei dati del fenomeno, anche attraverso il coordinamento delle banche dati gia’ esistenti;
g) prevedere specifiche azioni positive che tengano anche conto delle competenze delle Amministrazioni impegnate nella prevenzione,
nel contrasto e nel sostegno delle vittime di violenza di genere e di stalking;
h) definire un sistema strutturato di governance tra tutti i livelli di governo, che si basi anche sulle diverse esperienze e
sulle buone pratiche gia’ realizzate nelle reti locali e sul territorio.

Insomma niente a che vedere con la fantomatica ideologia del Gender (che non esiste). I senatori che si oppongono a questa forma di insegnamento sostanzialmente stanno dalla parte di chi fa violenza sulle donne. Ancora una volta coloro che si allineano alle posizioni di coloro che sono scesi in piazza per il Family Day dimostrano di non possedere le basilari nozioni di comprensione del testo.