Politica

Le Autostrade dello Stato Libero di Bananas

autostrade lega m5s

Il Governo del Cambiamento vuole lasciare la sua impronta indelebile sulla gestione della tragedia del Ponte Morandi. Lo ha fatto schierando in prima linea il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, professore di diritto, auto nominatosi avvocato del Popolo che ieri ha annunciato di aver deciso di avviare le procedure di revoca della concessione alla società Autostrade. Il tutto ovviamente senza attendere l’esito delle indagini e degli accertamenti sulle cause del crollo del pilone del viadotto che ha provocato la morte di 39 persone. Secondo il premier la giustizia dovrà fare il proprio corso per accertare le responsabilità ma «il nostro Governo non può rimanere ad aspettare».

Il professore di diritto che “dimentica” come funziona la giustizia

Un’affermazione che non ci si aspetterebbe da un avvocato, da una persona che non solo ha studiato legge, ma che pure ha insegnato fino a qualche mese fa all’Università. Evidentemente il governo può decidere – a discrezione del Primo Ministro – di ritenere troppo lunghi i tempi della macchina della giustizia. Una macchina che a due giorni dal disastro  ha appena  iniziato a mettersi in moto. Ma è noto che il cambiamento di cui Conte è portatore deve essere giocoforza veloce, rapido, istantaneo.

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La giustizia secondo il governo Conte

Ecco quindi che laddove “gli altri” avrebbero quantomeno aspettato i risultati delle perizie l’esecutivo dei garantisti a giorni alterni ha già stabilito che Autostrade per l’Italia è colpevole.

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C’è poi il piccolo capolavoro del concentratissimo ministro dei Trasporti Danilo Toninelli che ieri ha prima chiesto le dimissioni dei vertici di Autostrade per l’Italia senza rendersi conto che si tratta di una società privata rispetto alla quale il governo non ha alcun potere di nomina o di revoca delle nomine. Ma Toninelli, che ha annunciato per primo la revoca della concessione, va oltre e ribadisce che per la ricostruzione del ponte Morandi «verranno poi utilizzate le risorse del Piano economico e finanziario di Autostrade, da discutere eventualmente a settembre, e altre risorse non impegnate e prese da due fondi dedicati in parte a interventi infrastrutturali». E qui sembra che il ministro voglia pagare con i soldi pubblici un’operazione che dovrebbe invece spettare alla concessionaria Autostrade per l’Italia.

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Toninelli non rinuncia a difendere le posizioni del M5S sulla revisione del piano infrastrutture, in particolare rispetto alla “favoletta” del crollo del viadotto sostenuta dal comitato No Gronda appoggiato dal MoVimento.

Il MoVimento 5 Stelle contro il complotto dei giornali della casta

Anche il vicepremier Luigi Di Maio parla di dimissioni dei vertici di Autostrade e sostiene la necessità di “punire politicamente i colpevoli”. Il problema è sempre lo stesso, ad oggi di colpevoli non ce ne sono. Nel momento in cui Di Maio scriveva quelle parole la procura di Genova non aveva ancora iscritto nessuno nel registro degli indagati (e non l’ha ancora fatto oggi).

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Ma Luigi Di Maio va oltre e seguendo il solco tracciato dal sottosegretario Manlio Di Stefano accusa o giornali di aver “censurato” la parola “Benetton”. La famiglia di Ponzano Veneto è infatti tra i principali azionisti di Autostrade per l’Italia e secondo il MoVimento 5 Stelle dal momento che i Benetton sono azionisti anche di alcuni quotidiani e gruppi editoriali i giornali hanno nascosto la notizia della loro partecipazione in Atlantia e in Edizioni Srl. Ovviamente non è così.

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Ad esempio basta prende un qualsiasi articolo del Corriere della Sera (i Benetton detengono una quota di Rcs) su Atlantia e sul ponte Morandi per rendersi conto che il nome della famiglia di industriali trevigiani viene fatto eccome. In questo articolo, oppure in questo. Ma il governo (e il M5S) ha bisogno di molti nemici (che sono uguali a molto onore, come disse Salvini) e quindi ecco inventata la storia del nome “Benetton” che non compare nei giornali.

Post come quelli di Di Maio e Di Stefano danno la stura ad una serie di “vignette” senza senso dove si accusano i Benetton di utilizzare i soldi dei pedaggi per la propaganda gender o si prova a dare la colpa del disastro ai soliti Boldrini e Saviano.

Papà  Salvini cuore d’oro contro il capitalismo faccia di bronzo

C’è poi il papà (e ministro dell’Interno) Matteo Salvini che il giorno del disastro ha scritto su Facebook che “in una giornata così triste” c’era anche una notizia positiva, lo sbarco a Malta dei migranti a bordo della nave Ong Aquarius.

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È lo stesso ministro (e papà) che oggi se la prende con la “faccia di bronzo incredibile” di Atlantia (la società che controlla Autostrade per l’Italia) che in un comunicato “riesce ancora a parlare di soldi e di affari, chiedendo altri milioni agli italiani in caso di revoca della concessione” da parte del governo.

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Salvini però non dice che Atlantia ha semplicemente ribadito che l’annuncio di Conte «è stato effettuato in carenza di qualsiasi previa contestazione specifica alla concessionaria ed in assenza di accertamenti circa le effettive cause dell’accaduto». E al ministro non sarà certo sfuggito che anche il governo è tenuto a rispettare la legge, in particolare quella che regolamenta le concessioni autostradali e che prevede il riconoscimento del valore residuo della concessione (che scadrà nel 2028) dedotte le eventuali penali se ed in quanto applicabili.

lega finanziamento benetton 2006 - 1
Fonte

Il Segretario della Lega (non più Nord) potrebbe anche ricordare ai suoi elettori di quando, nel 2006, Autostrade Spa (ovvero Autostrade per l’Italia) versò 150 mila euro nelle casse della Lega Nord. Certo il partito di Bossi non fu l’unico a beneficiare delle elargizioni della società controllata dalla famiglia Benetton. Un articolo del Fatto Quotidiano ci ricorda che in quell’anno la famiglia Benetton distribuì 1,1 milioni di euro sotto forma di donazioni ai partiti. Un assegno di 150 mila euro ciascuno per la coalizione di centrodestra, Alleanza nazionale, Forza Italia, Lega Nord e Udc; stessa cifra per la coalizione di centrosinistra, Comitato per Prodi, Democratici di Sinistra, La Margherita e soltanto 50 mila euro per la piccola Udeur di Clemente Mastella. Ma se il problema di Salvini è parlare di soldi quando ci sono i morti facciamo notare due cose: la prima è che il ministro non si è mai tirato indietro a denunciare le Ong “pagate da Soros” e il “business delle Ong” anche quando i cadaveri stavano ancora galleggiando nel Mediterraneo. La seconda è che magari la scusa torna buona anche per i giudici di Genova che indagano sui 49 milioni di soldi pubblici della Lega Nord.

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