Economia

La favoletta di Ponte Morandi e la Gronda che Toninelli non vuole

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Ieri abbiamo parlato del comunicato del comitato No Gronda pubblicato nel 2013 sul sito del MoVimento 5 Stelle in cui si diceva che il rischio di crollo del ponte Morandi sul viadotto Polcevera era “una favoletta”. Il comunicato – che non è sparito dal sito M5S anche se ieri il server sembrava non poter scaricare la pagina a causa delle molte richieste di accesso – è un indizio della politica finora seguita dai grillini in ambito infrastrutturale e non può che andarsi a incrociare con la storia della Gronda di Genova.

La favoletta di Ponte Morandi e la Gronda che Toninelli non vuole

Il ministro Danilo Toninelli oggi infatti, mentre chiedeva – senza che ne avesse diritto – le dimissioni dei vertici di Autostrade per l’Italia e minacciava revoche di concessioni e multe varie, infilava nelle ultime righe del suo “messaggio alla Nazione” ripreso subito anche da Luigi Di Maio, un messaggio in codice che suonava tanto da excusatio non petita (e quindi da accusatio manifesta):

A chi invece sta speculando su questa tragedia voglio dire: è impensabile, oltre che ignobile, collegare il crollo del ponte Morandi alla messa in discussione della realizzazione della Gronda di Genova, su cui è in corso un’analisi costi-benefici. Si tratta di un’opera che non costituisce una soluzione sostitutiva rispetto al viadotto sull’A10. E che comunque sarebbe pronta nel 2029. Ora basta sciacallaggio, noi vogliamo le grandi opere utili. E pensiamo soprattutto a rendere sicura questa nostra malridotta Italia.

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Foto da: Walter Rapetti su Twitter

Di che parla Toninelli? La Gronda è un passante autostradale voluto dalle amministrazioni di centrosinistra e appoggiato da quelle di centrodestra in Liguria, il cui primo progetto risale a quasi trent’anni fa. La società Autostrade per l’Italia porta avanti il progetto e a settembre, ricorda oggi Il Fatto Quotidiano, insieme al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti del governo Gentiloni Graziano Delrio, era stato trovato un accordo: la società realizzerà la “Gronda” e in cambio otterrà la proroga di 4 anni, dal 2038 al 2042, per tutti i 3 mila chilometri (circa) di autostrade possedute dai Benetton tramite la holding Atlantia. In base al progetto approvato dal ministero un anno fa, il costo è stimato in 4,3 miliardi di euro per 61 km di asfalto, 23 gallerie e 24 viadotti (nuovi o da potenziare). I bandi di gara sono previsti per la fine dell’anno. A differenza di quanto afferma Toninelli, non è vero che l’opera non costituisse una soluzione sostitutiva rispetto al viadotto Polcevera: è vero invece il contrario, visto che con la costruzione della Gronda la stessa società Autostrade prospettava l’abbattimento del viadotto Polcevera. Ma è vero, invece, che stiamo parlando di un’opera i cui tempi di realizzazione non erano in ogni caso compatibili con l’alleggerimento rapido del carico sul Ponte Morandi, quadruplicato negli anni e stimato in crescita nel futuro.

Le infrastrutture che la Lega vuole e il M5S no

Eppure ieri il sottosegretario alle infrastrutture Edoardo Rixi (Lega) ha puntato il dito in più occasioni nei confronti di chi non vuole la costruzione delle opere pubbliche, e il suo obiettivo non poteva non comprendere anche i suoi alleati di governo. Il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli ha inserito l’opera tra quelle da sottoporre “ad una revisione complessiva, che contempli anche l’abbandono del progetto”. La stessa cosa ha sostenuto un certo Luigi Di Maio. Per questo oggi il MoVimento 5 Stelle si sente sotto attacco per Genova e risponde indicando altri colpevoli (Autostrade per l’Italia) per motivi di propaganda politica, senza probabilmente nemmeno rendersi conto che un ministro non può chiedere le dimissioni dei vertici di una società quotata in Borsa e rischia l’accusa di aggiotaggio se minaccia sanzioni e revoche.

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I transiti di veicoli sul viadotto Polcevera (Corriere della Sera, 15 agosto 2018)

Mentre promette improbabili piani Marshall per le infrastrutture da perpetrare a danno dei vincoli di deficit europei dei quali non c’è tuttavia traccia nei documenti di programmazione finanziaria né se ne è mai parlato in sede di legge di bilancio, Toninelli dimostra di saper utilizzare tutti gli slogan che negli anni il M5S ha coniato legandoli insieme in una dichiarazione di senso compiuto. Purtroppo basta grattare la superficie delle parole in libertà per scoprire che la tentata circonvenzione di incapace è dietro l’angolo.

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