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Cosa è successo davvero al Senato con i vitalizi

Ieri la Commissione contenziosa del Senato ha dato il via libera all’annullamento della delibera del Consiglio di presidenza che il 16 ottobre 2018 ha deciso il taglio dei vitalizi. La disputa riguardava la retroattività dei tagli (fino all’80 per cento). Si tratta di un primo grado di giudizio amministrativo interno che può essere appellato. Ma tutto ora è in mano alla Casellati. Che è stata eletta presidente a Palazzo Madama con i voti del M5S

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I vitalizi dei senatori sono come certi amori: non finiscono, fanno solo dei giri immensi e poi ritornano. Ieri la Commissione contenziosa (si chiama proprio così) del Senato ha dato il via libera all’annullamento della delibera del Consiglio di presidenza che il 16 ottobre 2018 ha deciso il taglio dei vitalizi. Nell’organismo chiamato ad esaminare i ricorsi presentati dai senatori, tre sono stati i voti a favore e due i contrari. Per il no i due senatori della Lega, Simone Pillon e Alessandra Riccardi (ex M5S da poco passata al gruppo di Matteo Salvini).

Chi ha votato sì al ritorno dei vitalizi al Senato

Come ricorda giustamente Sebastiano Messina, mentre i vitalizi veri e propri sono stati aboliti nel 2012 (l’anno prima che i grillini entrassero in Parlamento), la disputa riguardava la retroattività dei tagli (fino all’80 per cento) ai vitalizi degli ex parlamentari – tra i quali più di 200 ottuagenari – che ne avevano diritto quando lasciarono la carica. A votare sì sono stati il presidente della commissione Giacomo Caliendo e due membri tecnici: i professori Gianni Ballarani e Giuseppe Della Torre. Si tratta di un primo grado di giudizio amministrativo interno che può essere appellato. La commissione, si legge nel documento approvato, “accoglie parzialmente i ricorsi esaminati e per l’effetto annulla le disposizioni della deliberazione del Consiglio di presidenza del Senato della Repubblica numero 6 del 16 ottobre 2018 nella parte in cui prevedono una totale rimozione dei provvedimenti di liquidazione a suo tempo legittimamente adottati e impongono una nuova liquidazione che introduce criteri totalmente diversi”. Annullata la delibera anche nella parte in cui si “prevedono il ricalcolo del’ammontare degli importi mediante la moltiplicazione del montante contributivo individuale per il coefficiente relativo all’età anagrafica del senatore alla data della decorrenza dell’assegno vitalizio o del trattamento previdenziale pro rata, anziché alla data dell’entrata in vigore” del taglio dei vitalizi.

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Vitalizi: la composizione della commissione contenziosa (da: Twitter)

Inoltre, viene annullata la parte della delibera in cui “si prevedono dei coefficienti di trasformazione che determinano sensibili riduzioni, con incidenza sulla qualità della vita, degli importi di minore entità, senza alcun effetto su quelli di importo massimo”, e la parte in cui “si prevedono criteri di correzione di temperamento dei risultati del citato ricalcolo e, comunque, non idonei a eliminare le conseguenze più gravi derivanti dall’applicazione del metodo adottato, come ha già ritenuto con sentenza del 22 aprile del 2020 il Consiglio giurisdizionale della Camera che ha annullato il comma 7 della deliberazione del Consiglio di presidenza della Camera”. E nella parte in cui “applicando gli stessi criteri anche ai trattamenti di reversibilità, non tengono conto del fatto che tali trattamenti sono già stati decurtati rispetto agli assegni diretti del 40% e che l’ulteriore riduzione prevista incide gravemente sulla qualità della vita”. Il documento rinvia al “dispositivo definitivo e completo che verrà pubblicato in sede di deposito della decisione”. E si limita a citare le ordinanze delle sezioni unite della corte di Cassazione dell’8 luglio del 2019 che “hanno riconosciuto sostanzialmente la natura giuridica di pensione all’assegno vitalizio percepito dagli ex parlamentari” e richiama la sentenza della Corte costituzionale del 5 giugno 2013 (n.116) che ha “dettato diversi requisiti di legittimità per gli interventi riduttivi sulle pensioni”.

La commissione contenziosa e i tagli ai vitalizi

Ora bisogna dire che si tratta di una decisione in un certo senso scontata: si sapeva che sarebbe andata a finire così dalla fine di gennaio. All’epoca il Fatto Quotidiano scrisse che il 20 febbraio sarebbe dovuta uscire la delibera. Nell’ottobre 2018 il consiglio di presidenza aveva messo in votazione il documento con un testo identico a quello di Montecitorio per la cancellazione dei vitalizi: 10 i voti a favore e un astenuto. Il 5 gennaio Il Tempo aveva scritto che l’orientamento dei parlamentari-giudici era chiaro: la delibera dell’ufficio di presidenza, guidato dalla numero uno del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, che ha imposto il ricalcolo con il metodo contributivo degli assegni degli ex parlamentari, andava annullata e quindi veniva cancellata la riduzione dei compensi mensili che è arrivata, in alcuni casi, anche all’80%, benché in media la nuova normativa abbia previsto una decurtazione dei vitalizi del 45%. Il quotidiano di Travaglio annunciava il 30 gennaio che la delibera era stata addirittura già scritta:

Eccolo qui: la delibera del 2018 con cui il Senato si è adeguato ai tagli imposti mesi prima dalla Camera sarà cancellata perché “si sostanzia in una totale rimozione di provvedimenti di liquidazione a La scheda ora tocca alla Camera suo tempo legittimamente adottati in riconoscimento e attuazione del diritto assicurato dalle norme allora vigenti e impone, anche dopo più decenni, una nuova liquidazione sulla base di una diversa disciplina che introduce criteri totalmente diversi, con assoluta negazione del legittimo affidamento”. E ancora. La delibera del 2018 è un intervento “non in linea con gli insegnamenti della Corte Costituzionale” perché, per la commissione Caliendo, il vitalizio sarebbe equiparabile alla pensione.

Anzi un po’ meno, ma fa lo stesso.”Il vitalizio ha una connotazione previdenziale, quanto meno prevalente che lo rende soggetto alle regole e ai principi affermati dalla Corte Costituzionale… che ammette che tali trattamenti possano essere modificati solo a certe condizioni e ponendo limiti a mutamenti peggiorativi”. In soldoni vuol dire che il Senato, se proprio lo vorrà, potrà al massimo pretendere dai suoi ex inquilini un contributo più “ragionevole” del taglio oggi in vigore e che sia soprattutto limitato nel tempo. La delibera del 2018 che ha invece imposto per sempre il ricalcolo su base contributiva facendo dimagrire sensibilmente gli assegni va dunque cestinata.

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A dicembre era stata la Camera dei Deputati ad accogliere il ricorso di una quarantina di parlamentari (su oltre 1.400 ricorsi presentati) ai quali il Presidente Roberto Fico era stato costretto obtorto collo a ripristinare il tanto odiato privilegio. Ma che la farsa dell’abolizione dei vitalizi fosse a rischio lo si sapeva già da tempo. Caliendo, che presiede la Commissione, ha commentato: «Aspettiamo di leggere le motivazioni e vediamo se ci saranno eventuali impugnazioni». La decisione quindi può essere impugnata. Tutto è in mano alla Casellati. Che è stata eletta presidente del Senato con i voti del centrodestra e del MoVimento 5 Stelle. Ovvero proprio il partito più avvelenato per il taglio di oggi e per la composizione della commissione ieri. Non è divertente?

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