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Virginia Raggi e i romani che «vedono la merda»

virginia raggi lorenzo bagnacani

I romani oggi si affacciano e vedono la merda. In alcune zone purtroppo è così, in altre zone è pulito e tenete bene… in altre zone…cioè non c’è modo, non c’è modo. Allora…quando ai romani gli dico sì la città è sporca però vi aumento la Tari, ma io scateno, cioè mettono la città a ferro e fuoco altro che gilet gialli”: le registrazioni di Virginia Raggi consegnate in procura da Lorenzo Bagnacani nell’inchiesta che vede indagati alcuni alti dirigenti del Comune e il direttore generale del Campidoglio Franco Giampaoletti e svelate oggi da Repubblica  dimostrano che la sindaca, a differenza di quello che scrive su Facebook e dice nelle interviste, almeno si rende conto della situazione.

Virginia Raggi e i romani che «vedono la merda»

Un lato completamente inedito della sindaca viene oggi svelato: non è che lei non si renda conto della situazione drammatica della città dal punto di vista dei rifiuti. Semplicemente, quando va a raccontare che invece la situazione è rosea perché è aumentata la raccolta differenziata di un punto e mezzo, in realtà non dice sul serio. E questo è quantomeno rassicurante, anche se probabilmente Bagnacani ha consegnato queste famose registrazioni, visto che, come racconta Repubblica, negli audio la Raggi parla al suo amministratore con tono assertivo (“Lorenzo, devi modificare il bilancio come chiede il socio… se il socio ti chiede di fare una modifica la devi fare!”) e appare prona agli input degli uomini della sua struttura tecnica, composta da fedelissimi come il dg Giampaoletti, uomo vicino a Luca Lanzalone, e il super assessore al Bilancio e alle Partecipate, il potente Gianni Lemmetti.

Così, al numero uno dell’Ama Bagnacani che le spiega come lui si sentirebbe in grande difficoltà a modificare il bilancio davanti a motivazioni “squalificate”, la Raggi gli ordina secco: “Se tu lo devi cambiare comunque, lo devi cambiare. Punto. Anche se loro dicono che la luna è piatta”. L’Espresso cita anche altre registrazioni:

Raggi: “Tu mi devi dare una mano Lorenzo, così non mi stai aiutando io ho la città che è praticamente fuori controllo i sindacati che fanno quel cazzo che vogliono io non riesco ad arrivare”.

Bagnacani: Virginia se per darci una mano, non siamo controparti però dobbiamo tener presente che per darci una mano non possiamo fare quello che non è possibile fare

Raggi: scusami, fattelo dire dal collegio sindacale se tu provi a modificare il tuo progetto di bilancio sulla scorta di quella che è una contestazione che secondo noi è analitica secondo voi è generica,. non importa. Provi a fare una bozza di modifica dal tuo progetto, fattelo dire dal collegio che non è, che non si può fare perché è generica A quel punto apriamo un contenzioso.

Bagnacani: no perché

Raggi: non mi stai dando neanche un cazzo di appiglio, Lorenzo. Che devo fare, come faccio?

Attualmente Franco Giampaoletti, direttore generale del Campidoglio,  Luigi Botteghi, ex ragioniere generale, e Giuseppe Labarile, funzionario addetto alle partecipate del Comune di Roma, sono indagati dalla procura per tentata concussione in relazione al bilancio di AMA, la municipalizzata dei rifiuti della Capitale. Sotto la lente del procuratore aggiunto Paolo Ielo e dalle PM Luigia Spinelli e Claudia Terracina c’è l’accusa di aver abusato del proprio ruolo per convincere i vertici della municipalizzata a non conteggiare nel bilancio 2017 un credito da 18 milioni di euro vantato da Ama nei confronti di Roma Capitale per i servizi cimiteriali, portando quindi la municipalizzata in perdita.

L’inchiesta AMA e Virginia Raggi

Agli atti, gli esposti presentati dal presidente – defenestrato mesi fa – di Ama, Lorenzo Bagnacani, e soprattutto i verbali dell’ex assessore all’Ambiente, Pinuccia Montanari, che ha rassegnato le dimissioni proprio dopo la bocciatura del bilancio. Entrambi sono stati sentiti come persone informate sui fatti. Ma è un’altra la testimonianza più importante, ovvero quella dell’ex direttrice del dipartimento Tutela Ambiente Rosalba Matassa, che ha lasciato il Campidoglio a dicembre.

Matassa ha raccontato che il dg Giampaoletti le ha fatto pressioni per certificare che i 18 milioni per i servizi cimiteriali non fossero dovuti ad AMA, anche se il Comune non ha mai contestato gli importi in questi anni.  L’ex assessora all’Ambiente Pinuccia Montanari, dimessasi l’8 febbraio proprio «per l’ingiustificata bocciatura del bilancio» da parte del Comune (socio unico di Ama), è stata sentita in veste di testimone per fare luce su eventuali pressioni da parte del Comune.

Vanessa Ranieri, uno dei tre componenti del CdA, ha contestato apertamente la decisione del Comune: «Quello che è successo in questi mesi credo non sia mai successo nella storia di Roma: in qualsiasi società, il socio unico — in questo caso il Comune — non può e non deve imporre nulla all’amministratore». E ancora: «Stiamo valutando il contenuto dell’ordinanza e qualora vi siano profili rilevanti in danno della nostra professionalità e onorabilità sarà nostra cura farlo presente nelle sedi opportune».

Intanto il ministro degli Affari regionali Erika Stefani chiede le dimissioni di Raggi: “Se il contenuto delle intercettazioni del sindaco Raggi corrispondesse al vero, sarebbe la confessione di un grave reato e la chiara ammissione di una palese incapacita’ a governare. Per coerenza con le regole del Movimento ci aspettiamo le sue immediate dimissioni”. Come risposta a quelle chieste dal M5S per Armando Siri.

La risposta del Campidoglio

Il Campidoglio risponde con una nota: “Il Bilancio di Ama proposto dall’ex ad Lorenzo Bagnacani non poteva essere approvato dal socio Roma Capitale e, quindi, dalla Giunta. Il ragioniere generale, il direttore generale, il segretario generale, l’assessore al Bilancio e tutti i dipartimenti competenti hanno certificato l’assoluta mancanza di possibilità di riconoscere il credito inserito nel progetto di bilancio caldeggiato dall’ex Ad. Non c’è stata quindi alcuna pressione ma la semplice applicazione delle norme”. “Inoltre- si legge ancora- si sottolinea che più volte nel corso dello scorso anno Roma Capitale ha sollecitato la revisione del progetto di bilancio e delle voci segnalate dagli organi preposti e dal collegio dei revisori dei conti della stessa Ama. L’approvazione di quel bilancio non avrebbe rispettato la legge e avrebbe condotto al pagamento di premi per lo stesso ad, i dirigenti e i dipendenti.

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