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L’indagine per concussione su AMA a Roma

gianni lemmetti andrea mazzillo

C’è un’indagine per concussione nei confronti di AMA Roma nelle more dello scontro tra i vertici della municipalizzata nominati da Pinuccia Montanari e il Campidoglio guidato da Gianni Lemmetti e Virginia Raggi. La conclusione è il reato del pubblico ufficiale che costringe in virtù delle sue funzioni a dare o promettere denaro o altre utilità patrimoniali. E nel mirino ci sono gli ormai famosi 18 milioni per i servizi cimiteriali che il Comune, cacciando ieri Bagnacani, ha definitivamente rifiutato di riconoscere a via Calderòn de la Barca nel bilancio 2017.

L’indagine per concussione su AMA a Roma

Diverse settimane fa l’amministratore delegato Lorenzo Bagnacani ha presentato un esposto e, dopo l’ad, giovedì scorso l’ex assessora all’Ambiente Pinuccia Montanari, dimessasi l’8 febbraio proprio «per l’ingiustificata bocciatura del bilancio» da parte del Comune (socio unico di Ama), è stata sentita in veste di testimone per fare luce su eventuali pressioni da parte del Comune.

Bagnacani è il quarto amministratore silurato dalla Giunta Raggi da quando ha preso il potere a Roma. Il primo, Daniele Fortini, era stato protagonista di uno scontro su Malagrotta e i TMB di Cerroni con Paola Muraro; il secondo, Alessandro Solidoro, è durato appena trenta giorni; poi si è conclusa (con lite legale annessa) l’era di Antonella Giglio e ora tocca a lui. E anche agli altri due membri del CdA, ovvero Vanessa Ranieri e Andrea Masullo. La rimozione arriva con un’ordinanza della sindaca dai toni ruvidi, nella quale si evidenziano «le evidenti carenze gestionali» e un «livello di criticità tale da fare dubitare dell’affidabilità dell’attuale gestione aziendale, soprattutto con specifico riferimento alla riformulazione di un nuovo progetto di bilancio di esercizio 2017».

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Certo, che la sindaca si accorga che esistono carenze gestionali e un livello di criticità nell’igiene pubblica a Roma causata dalle falle di AMA è una notizia: fino all’altroieri insieme a Pinuccia ha sempre negato, circondata dal coro di ascari-consiglieri che ripetevano che tutto va bene, madama la Marchesa. Ma oggi le deficienze cadono a fagiuolo per segare un altro nemico del popolo che diventa un comodo capro espiatorio.

L’addio di Bagnacani 

Repubblica Roma scrive oggi che il saluto a Bagnacani è arrivato dopo che a Palazzo Senatorio si è aperta un’accesa discussione al termine della quale, il nuovo capo di gabinetto di Raggi, il magistrato contabile Stefano Castiglione, ha deciso di non firmare l’ordinanza di revoca ratificata, invece, da Giampaoletti, Lemmetti e dal segretario generale del Comune Pietro Paolo Mileti.

Un comportamento irrituale da parte del primo consigliere giuridico della sindaca che sottoscrive, invece, la lettera di accompagnamento di quell’atto con la quale si annuncia che al posto dei vecchi vertici di Ama subentrano, «per garantire gli atti di ordinaria amministrazione, funzionali all’attività amministrativa ed economica della società», i componenti del collegio sindacale.

L’organismo presieduto da Mauro Lonardo (incarichi di vigilanza in Poste e Mediaset oltre che Ama), considerato scaduto dal cda di Bagnacani, aveva cambiato il suo parere sul bilancio nei mesi scorsi passando dal via libera alla bocciatura. Ora si ritrova, non si sa per quanto, sulla poltrona più alta di Ama. Un passaggio di consegne per nulla liscio.

Vanessa Ranieri, uno dei tre componenti del CdA, ha contestato apertamente la decisione del Comune: «Quello che è successo in questi mesi credo non sia mai successo nella storia di Roma: in qualsiasi società, il socio unico — in questo caso il Comune — non può e non deve imporre nulla all’amministratore». E ancora: «Stiamo valutando il contenuto dell’ordinanza e qualora vi siano profili rilevanti in danno della nostra professionalità e onorabilità sarà nostra cura farlo presente nelle sedi opportune».

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