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Pinuccia Montanari in procura per AMA

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Pinuccia Montanari, assessora dimissionaria all’Ambiente della Giunta Raggi, si è presentata ieri in procura in qualità di testimone per parlare di AMA.  L’ex assessora è stata ascoltata per alcune ore dai pm Claudia Terracina e Luigi Spinelli. L’apertura delle indagini, a quanto pare, potrebbe essere arrivata per gli esposti presentati nel 2018 in procura da Lorenzo Bagnacani quando il Comune aveva comunicato al capo di AMA che non avrebbe approvato il bilancio con i famosi 18 milioni per i servizi cimiteriali.

Pinuccia Montanari in procura per AMA

Dalle ripetute assenze che del Campidoglio all’assemblea dei soci per evitare di dare il via libera al rendiconto fino al tira e molla tra il cda di Ama e l’esecutivo della prima cittadina combattuto a suon di perizie e pareri, la procura vuole capire cosa stia accadendo in via Calderon de la Barca. E per questo ha deciso di ascoltare per prima l’assessora che proprio per l’interminabile braccio di ferro sui conti dell’azienda lo scorso venerdì ha deciso di dire addio a palazzo Senatorio con la benedizione di Grillo, lasciando il M5S a scannarsi tra suoi fedelissimi e chi voleva cacciarla da mesi.

L’indagine sui conti si somma ai fascicoli aperti sull’incendio al Tmb Salario, sulla mancata raccolta dei rifiuti denunciata sotto Natale dai comitati di quartiere e sugli sprechi dell’azienda. Riguardo la nuova indagine, il Corriere della Sera Roma dice che trapelano solo pochi elementi: si sa che gli accertamenti sono partiti negli ultimi mesi del 2018 e che, in parallelo, sono state avviate verifiche anche dalla procura regionale della Corte dei Conti dove si sta cercando di approfondire l’intera questione che riguarda il contratto di servizio fra Comune e Ama, inclusa l’applicazione delle sanzioni per eventuali disservizi.

Quanto all’inchiesta penale a questo punto è chiaro che, nei prossimi giorni, saranno ascoltati anche i vertici dell’azienda ed è ragionevole pensare che anche i membri del collegio sindacale— gli stessi che hanno bocciato il bilancio aziendale —saranno ascoltati come persone informate sui fatti. Secondo indiscrezioni la loro relazione sarebbe articolata in sette rilievi che descriverebbero un’organizzazione vistosamente in crisi. Spicca il dato che  riguarda la riscossione della Tari: su 90 milioni da riscuotere ne sarebbero stati incassati solo 10.

E che i nervi tra l’Ama e il suo proprietario — il Campidoglio: azionista al 100% — siano tesissimi lo confermano le tre lettere inviate al Comune da Bagnacani, con l’obiettivo di assicurare ad Ama la continuità aziendale e disporre della sufficiente liquidità. Nelle prime due missive il presidente Ama chiede al socio unico di farsi al più presto garante con le banche per mantenere le linee di credito necessarie per pagare fornitori e stipendi. E, come misura straordinaria, di poter trattenere la tranche di Tari  incassata dei mesi novembre e dicembre. Nella terza lettera, indirizzata alle banche e per conoscenza anche al Comune, si chiede di erogare dal 18 febbraio linee di credito per almeno 110 milioni.

 

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