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Il verbale segreto del CTS che approva il lockdown del governo

Il parere che gli scienziati consegnano al governo il 10 marzo fornendo il via libera alla linea già decisa. Il verbale, ancora riservato, potrebbe essere consegnato al Parlamento nei prossimi giorni. Ma rimane il punto politico sul lockdown che Conte deve spiegare

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“Non abbiamo paura di niente, abbiamo agito correttamente: pubblicheremo tutti i verbali del Comitato tecnico scientifico sulle decisioni prese a marzo”: ieri Giuseppe Conte ha annunciato che vuole fare chiarezza sul lockdown e sulla decisione del governo di imporlo a tutta Italia nonostante l’orientamento del Cts.

Il verbale segreto del CTS che approva il lockdown del governo

C’è un problema però. Nonostante oggi dica questo, è stato il governo Conte a non fornire i verbali alla Fondazione Einaudi che ne aveva fatto richiesta, è stato il governo Conte a costituirsi al tribunale amministrativo regionale per opporsi alla richiesta di rendersi pubblici ed è stato infine sempre il governo Conte, una volta che il Tar gli aveva dato torto, a fare appello al Consiglio di Stato contro quella sentenza. Soltanto quando la questione è diventata di dominio pubblico il governo ha deciso di fornire i verbali richiesti alla Fondazione che li ha pubblicati e oggi fa professione di pubblica trasparenza. La fa soltanto dopo che la vicenda è finita sui giornali e questo è un fatto.

Un altro fatto è che da quei verbali emerge che il lockdown dichiarato dall’esecutivo il 9 marzo è stata una decisione politica, forse presa  in base a un principio di maggiore prudenza rispetto a quanto suggerito dal Comitato Tecnico Scientifico. Il che è logico e legittimo. Secondo il premier era necessario chiudere tutta l’Italia per “mettere in sicurezza il Sud ” visto che nella sera tra il 7 e  l’8 marzo molte persone si erano spostate dal Nord: “Se devo rispondere di questo ne sono orgoglioso”, ha detto Conte lanciando una frecciata a Matteo Salvini e Giorgia Meloni che da giorni lo accusano di aver “sequestrato” gli italiani. Ma se c’era un principio di maggiore prudenza a suggerire il lockdown il 9 marzo, perché quello stesso principio non è stato applicato prima? Queste sono le domande a cui Conte dovrebbe rispondere invece di fare oggi professione di pubblica trasparenza dopo essersi opposto con ogni mezzo nei tribunali alla pubblicazione di quei verbali.

La decisione politica sul lockdown

Ciò detto, oggi spunta l’ennesimo verbale “segreto”, che risale al 10 marzo scorso, in cui il CTS approva la scelta del governo sul lockdown. La presenza di questo verbale, illustrato da Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera, ci dà la certezza che quella del governo fu una decisione politica presa al di là dei consigli del Comitato.

Brusaferro invia una relazione al Comitato tecnico scientifico. È la base per il nuovo parere che gli scienziati consegnano al governo il 10 marzo fornendo il via libera alla linea già decisa. Il verbale, ancora riservato, potrebbe essere consegnato al Parlamento nei prossimi giorni. Nel documento il comitato dà conto di aver ricevuto «dall’Istituto superiore di sanità i dati epidemiologici aggiornati». Sottolinea la necessità di «rallentare la diffusione per diminuire l’impatto assistenziale sul Servizio sanitario nazionale oppure diluirlo nel tempo». E infine: «In riferimento alla decisione presa di estendere la chiusura a tutto il territorio nazionale, le misure adottate sono coerenti con il quadro epidemiologico configuratosi. Inoltre potrebbero venirsi a creare situazioni locali in cui possano essere necessarie ulteriori misure di contenimento». L’11 marzo si può uscire di casa soltanto per andare a lavorare, a fare la spesa e in farmacia. Il Paese è in lockdown.

Intendiamoci: va specificato che chi oggi grida alla dittatura (come Giorgia Meloni e Matteo Salvini) a marzo era lì a chiedere un lockdown più efficace e ad accusare il governo Conte di non avere il coraggio di prendere la decisione.

Per esempio in questo video del 20 marzo scorso possiamo ammirare il leader della Lega Matteo Salvini, che oggi accusa il governo di aver chiuso “troppo” l’Italia, mentre diceva che bisognava #chiuderetutto per fermare l’epidemia di Coronavirus: “Quando c’è di mezzo la vita e la salute degli italiani non si può scherzare, non ci sono mezze misure, non si può perdere tempo. Se il governo lo impone bene, altrimenti come Lega chiediamo che sindaci e governatori applichino in tutta Italia la chiusura per tutto il tempo necessario di tutto ciò che non essenziale, per tornare a vivere più sani e più forti di prima”. Ma la parte più interessante del messaggio è quella finale, in cui il Capitano diceva che sindaci e governatori devono muoversi per farlo se non lo fa il governo: questo significa che anche lui era consapevole del fatto che le autorità comunali e regionali, secondo la legge, possono imporre zone rosse quando non lo fa l’esecutivo. A parte la scarsa credibilità dell’opposizione più incredibile della storia d’Italia, il punto politico rimane: perché Conte ha preso una decisione politica soltanto in quel momento? Il governo ha ricevuto pressioni per non fermare le attività produttive in Lombardia che lo hanno in qualche modo rallentato? E se sì, è normale che si dia retta a qualcun altro quando è in ballo la salute pubblica?

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