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Come Bonafede ha messo il tribunale di Bari sotto il tappeto

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Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede il 14 agosto ha revocato l’aggiudicazione della ricerca di mercato per l’individuazione di una sede per gli uffici giudiziari penali baresi. La vicenda è quella del Palagiustizia di via Nazariantz dichiarato inagibile e a rischio crollo, che ha costretto gli uffici a trasferirsi temporaneamente in una tendopoli allestita (e poi smantellata) nel piazzale antistante. Il palazzo di Giustizia avrebbe dovuto essere sgomberato in questi giorni, ma il Comune di Bari ha concesso quattro mesi di proroga.

Quando Bonafede voleva risolvere la questione in tempi brevi

Il primo atto di Bonafede da ministro fu quello di individuare una sede alternativa per il Tribunale. Quello sul Palagiustizia di Bari fu addirittura il primo decreto approvato dal Consiglio dei Ministri del governo del Cambiamento. Il decreto ministeriale prevedeva lo smantellamento della baraccopoli di giustizia e la sospensione delle udienze e dei termini di prescrizione a Bari fino al prossimo 30 settembre. La velocità con cui l’esecutivo voleva risolvere la questione venne dimostrata quando Bonafede dopo una rapida ricerca di mercato individuò nell’immobile ex Inpdap in via Oberdan a Bari la nuova sede degli uffici del palazzo di giustizia barese. Repubblica però rivelò che a beneficiarne sarebbe stata una società di proprietà di un amico di Gianpi Tarantini e così il ministro bloccò tutto.

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Lo smantellamento della baraccopoli di giustizia a Bari

Da allora a quanto pare il ministro non si è più interessato della questione. Oppure se lo ha fatto ha accuratamente evitato di farlo sapere pubblicamente. Nel frattempo il problema del Palagiustizia è rimasto e dal momento che Bonafede non sembrava propenso a prendere una decisione in tempo brevi ci ha pensato il sindaco di Bari Antonio Decaro. Il Comune ha infatti deciso di concedere una proroga di 120 giorni che consentirà ai magistrati della Procura di Bari di restare per altri quattro mesi, fino a fine dicembre, nell’immobile inagibile. Lo sgombero, che era previsto per dopodomani 31 agosto, non si farà. E del resto non c’è modo di sgomberare un edificio senza sapere dove si dovranno trasferire gli uffici (e gli incartamenti) sgomberati.

Perché il Comune ha concesso 120 giorni di proroga

Nel Tribunale si potrà quindi continuare ad entrare ma solo ad alcune precise condizioni:  sarà inibito l’accesso ad un intero blocco del palazzo, non potranno entrare altri utenti al di fuori del personale autorizzato, e dovrà essere intensificato, con controlli elettronici e visivi ogni 48 ore, il monitoraggio della struttura, già giudicata a rischio crollo.«Possiamo concedere la proroga – ha spiegato il sindaco, Antonio Decaro – perché c’è una perizia che ci dice che si è ridotto il rischio, ma quel rischio va ridotto ulteriormente. Ora però spero che nel più breve tempo possibile il ministero individui una soluzione alternativa per il nuovo Palagiustizia penale perché così non è più possibile andare avanti». Per il sindaco la proroga è un “intervento sussidiario dell’amministrazione locale” che cerca di ovviare alla “mancata identificazione di una sede definitiva da parte del ministero competente”.

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Il ministro Bonafede in visita alla tendopoli

In poche parole: siccome il Bonafede non ha individuato una sede alternativa (ed idonea) per il Tribunale il Comune ha deciso di mantenere in funzione (seppur con molte limitazioni) il Palagiustizia pericolante. A richiedere la proroga è stata, due giorni fa, la stessa Inail che è la proprietaria del Palagiustizia e che si era rivolta al Comune chiedendo di rinviare lo sgombero. Nel provvedimento degli uffici del Comune di Bari viene evidenziato che «non sono state realizzate quelle attività indispensabili a consentire il pieno rispetto dell’ordinanza prima fra tutte il reperimento di un nuovo immobile» e che «non si ha notizia della tempistica prevista dal Ministero per l’individuazione certa di una nuova sede per gli uffici della Procura e del Tribunale».

Lo scontro tra Bonafede e Decaro

Il ministro, che aveva promesso che avrebbe trovato una soluzione in tempi rapidi, non ha ovviamente gradito l’iniziativa di Decaro definendo un “irresponsabile” il sindaco e ribadendo che il ministero continuerà a lavorare mentre “le chiacchiere le lasciamo ai politicanti”. Il sindaco di Bari – ha detto Bonafede in una nota – «è stato un irresponsabile ad adottare una proroga allo sgombero di un edificio a rischio senza chiarire se lo considera nuovamente agibile o meno. È finito il tempo di chi adotta gli atti disinteressandosi delle persone, salvo poi presentarsi ai funerali o in ospedale quando accadono le tragedie». A quanto pare però era stato lo stesso Ministero, interpellato dal Comune proprio sulla possibilità di concedere una proroga a rispondere «Se il Comune lo ritiene opportuno, faccia una proroga».

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L’incontro tra Bonafede e Decaro a Bari

Bonafede ha fatto sapere che «questa settimana, alla fine degli accertamenti, adotteremo la soluzione-ponte, mentre i due edifici di via Brigata Regina e Modugno rappresentano una via assolutamente provvisoria». I tempi però stringono, perché il ministro forse ha dimenticato che il 30 settembre scadranno i termini del decreto legge che ha sospeso i processi senza detenuti. A quel punto le cancellerie, allocate in cinque diversi uffici della città e della provincia, dovranno mettersi al lavoro per le migliaia di notifiche che serviranno a fissare le udienze rinviate le quali, in assenza di un nuovo Tribunale, saranno celebrate in aule anche distanti tra loro. Decaro ha replicato alle accuse del ministro dicendo di non sapere che fine abbia fatto il Ministero, che pure ha la competenza esclusiva sull’edilizia giudiziaria.

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