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Come il decreto Bonafede sul Tribunale di Bari potrebbe fare un favore ai clan

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Il Tribunale di Bari è inagibile perché a rischio crollo. La relazione tecnica dell’Inail depositata il 23 maggio scorso ha certificato quello che da quindici anni denunciavano magistrati e avvocati. Dal 28 maggio per quattro settimane le udienze di rinvio dei processi penali sono state celebrate in una tendopoli che è sorta nel parcheggio. Tre tende “refrigerate” – di quelle che si vedono nei campi allestiti dalla Protezione Civile – e bagni chimici. Questa è la situazione che ha trovato il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede quando ha ricevuto l’incarico.

Cos’è successo al Tribunale di Bari

Subito Bonafede si è adoperato per risolvere la situazione e giovedì scorso il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto che prevede lo smantellamento della baraccopoli di giustizia e la sospensione delle udienze e dei termini di prescrizione a Bari fino al prossimo 30 settembre. Quello sul Tribunale di Bari rimane, ad oggi, l’unico decreto legge emanato dal Governo del Cambiamento nelle prime tre settimane di vita. A fine maggio il presidente del Tribunale di Bari, Domenico De Facendis, aveva stabilito il rinvio di tutte le udienze ordinarie; ad eccezione dei processi con detenuti che invece erano state trasferiti nella sede giudiziaria di piazza De Nicola, nell’aula bunker di Bitonto e all’ex tribunale di Modugno.

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Secondo il procuratore della Repubblica di Bari Giuseppe Volpe il decreto del governo è “uno spot” che non risolve il problema: «Vorrei capire se siamo di fronte a trascuratezza, incompetenza o forse malafede. La giustizia in questo momento fallisce appieno il suo compito». Per il presidente del tribunale De Facendis «Ci vorranno almeno 10 anni per recuperare». La decisione del governo di sospendere udienze e i termini di prescrizione non piace a nessuno. Per il segretario dell’Anm Alcide Maritati «così si fanno felici i clan e a tutti coloro che vivono nell’illegalità perché è vero che si sospendono udienze e termini di prescrizione, ma in questa maniera ci sarà bisogno di uno o più anni perché tutto torni alla normalità. Tempo che non verrà detratto al termine di prescrizione».

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I processi potranno iniziare una volta che sarà trovata una nuova sede, ma a quel punto gli uffici dovranno inviare nuovamente le notifiche alle parti in causa. E non si tratta di “numeri esigui” come è scritto nel decreto; si parla di circa 72mila procedimenti per un totale di almeno 100 mila notifiche, tutte da rifare. E per farlo gli uffici impiegheranno mesi, se non anni, e intanto la prescrizione avrà ricominciato a correre. Anche l’Associazione Nazionale Forense critica duramente la decisione del governo: non celebrare le udienze – ha dichiarato l’avvocato Luigi Pansini dell’ANF di Bari – è un rischio per i cittadini e per l’avvocatura stessa.

Per Alfonso Bonafede lo sciopero è inutile e dannoso

L’Associazione Nazionale Magistrati e gli avvocati penalisti hanno proclamato tre giorni di sciopero. Il ministro Bonafede non ci sta e impugna Facebook per mandare un messaggio a tutti i penalisti italiani rivendicando il suo impegno a trovare una soluzione. Per il ministro a 5 Stelle non c’è alcun motivo per lo sciopero perché l’alternativa era quella di svolgere le udienze «in una tenda con temperature torride». Secondo Bonafede lo sciopero delle Camere penali ha l’effetto di propagare in tutta Italia il problema di Bari provocando il rinvio di altri processi penali.

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Il Guardasigilli però sottolineando di aver fatto tutto il possibile non dice che gli era stata chiesta un’altra soluzione: la requisizione di un edificio per ragioni di protezione civile e trasferirvi tutti i procedimenti. Per il presidente della Camera penale di Bari, Gaetano Sassanelli «Serve la procedura d’urgenza: il provvedimento va integrato con una norma che conferisca allo stesso ministro Bonafede poteri straordinari, in modo da poter derogare ai vincoli urbanistici e procedere immediatamente al trasloco nell’immobile che sarà ritenuto idoneo, senza necessità di un cambio di destinazione d’uso». Il decreto di sospensione avrebbe dovuto coincidere con l’individuazione della nuova sede temporanea in modo da consentire il trasloco. Si è scelto invece di sospendere le udienze e i termini di prescrizione prima ancora dell’avvio della procedura per la ricerca delle sedi. Anche perché Bonafede non ha voluto saperne di poteri straordinari. E a quanto pare al Ministero stanno pensando alla Cittadella della Giustizia. Un tribunale da costruire in project financing del quale si parla da anni e il cui progetto venne bloccato dall’allora sindaco Michele Emilano che temeva che la Cittadella sarebbe stata un’occasione per una speculazione edilizia che avrebbe provocato il dissesto dei conti del Comune di Bari.

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