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Tribunale di Bari, Bonafede revoca l’ok al palazzo dell’amico di Tarantini. Chissà perché

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Alla vigilia di Ferragosto il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha revocato l’aggiudicazione della ricerca di mercato per l’individuazione di una sede per gli uffici giudiziari penali baresi in favore dell’immobile ex Inpdap in via Oberdan a Bari. Il ministero della Giustizia fa sapere che hanno avuto “esito negativo” gli “ordinari controlli amministrativi riguardanti il possesso dei requisiti e l’assenza di cause di esclusione, come dichiarati in sede di iniziale offerta”. Non è specificato quali siano le motivazioni precise della revoca, invocata nelle scorse settimane da avvocati e personale amministrativo.

La misteriosa revoca della sede del Tribunale di Bari

L’indagine era stata avviata il 25 maggio scorso dallo stesso ministro Bonafede dopo la dichiarazione di inagibilità per rischio crollo del Palagiustizia di via Nazariantz, sede di Tribunale penale e Procura, e successiva ordinanza di sgombero da parte del Comune con scadenza 31 agosto. In sede di Conferenza permanente i penalisti e i responsabili per la sicurezza dei lavoratori di Procura e Tribunale penale di Bari, avevano evidenziato alcune criticità dell’immobile di via Oberdan, sia dal punto di vista ambientale, per la presenza di un’area vicina sotto sequestro “perché non bonificata dalle particelle di amianto esistenti”, sia logistico per questioni di viabilità, traffico, parcheggio e per la presenza di un passaggio a livello lungo la via principale di accesso. Poi è successo qualcos’altro.

alfonso bonafede

Repubblica aveva infatti rivelato che l’immobile appartiene all’imprenditore Giuseppe Settani, che aveva un rapporto di amicizia con Gianpi Tarantini e, soprattutto, il suo nome compariva in un’altra indagine della procura di Bari (in una vicenda in cui non è mai stato indagato): sentito come testimone, ha spiegato di aver prestato soldi a Michele Labellarte, imprenditore considerato il cassiere del clan Parisi. Il quotidiano ironizzava anche sul tempismo con cui Pino Settanni aveva acquistato il palazzo, sfitto da tempo, da un fondo pubblico, soltanto pochi mesi fa: «Un acquisto che si è trasformato in un grande affare: il ministero dovrà infatti pagargli un milione e 200mila euro circa all’anno per i prossimi sei anni, salvo che non si trovi una soluzione definitiva in tempi più brevi».

L’imprenditore amico di Tarantini e il ministro Bonafede

Quando l’articolo di Repubblica è stato pubblicato il ministro Bonafede ha fatto sapere di non sapere nulla dei trascorsi di Settanni. All’epoca, dopo aver sospeso le udienze al tribunale di Bari, il ministro sembrava aver trovato la soluzione velocemente alla crisi del Palagiustizia di Bari: affittare un palazzo (acquistato da un fondo pubblico pochi mesi fa) di proprietà al della Sopraf, società posseduta al 50% da Pino Settanni (l’altro 50% appartiene all’imprenditore Roberto Patano). Costo dell’affare: un milione e 200mila euro circa all’anno per sei anni, fino al 2024. Il 28 settembre del 2015 Settanni venne sentito come testimone (non era indagato) nell’ambito del processo scaturito dall’inchiesta Domino sui rapporti tra la criminalità organizzata e amministratori e imprenditori della città. In quell’occasione Settanni spiegò di essere molto amico di Michele Labellarte – deceduto nel 2009 – ritenuto il cassiere del clan Parisi (il cui boss Savino Parisi venne poi condannato a 10 anni) raccontando di avergli prestato “tanti soldi” 100 o 200 mila euro.

alfonso bonafede palazzo giustizia bari

Oggi, dopo l’affarone fatto fare a Settanni, il ministero revoca tutto e in nome della trasparenzaquannocepare nemmeno spiega il motivo. Lo fa alla vigilia di Ferragosto mentre si pensa ad altro. Via Arenula fa anche sapere che l’attività degli uffici prosegue ora per l’individuazione di un nuovo immobile per ospitare la giustizia penale barese. L’altro edificio su cui si era concentrata l’attenzione del Ministero perché ritenuto idoneo dal punto di vista urbanistico all’esito dell’indagine di mercato è l’ex palazzo Telecom nel quartiere Poggiofranco, «sul quale potrebbero iniziare subito gli accertamenti per l’eventuale aggiudicazione». Visto che il termine scade il 31 agosto, speriamo che questa volta il ministro pasticcione non combini altri guai.

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