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Le tre delibere della Regione Lombardia e la strage degli anziani al Pio Albergo Trivulzio e nelle altre RSA

Sotto la lente della GdF una delibera che trasferiva i malati di COVID-19 nelle case di riposo, un’altra che garantiva al PAT una retta giornaliera di 150 euro, pagato dalla Regione. E alcuni enti potrebbero aver celato l’assenza dei requisiti pur di incassare ricchi finanziamenti. La terza è la delibera XI/3018, con cui la giunta ha disposto il divieto di accesso nelle residenze per anziani ai familiari e dato indicazione di non trasferire nei pronto soccorso gli ultra 75enni

Ieri la Guardia di Finanza ha fatto un salto al Pirellone per una perquisizioncina che è andata avanti per appena 16 ore. Hanno sequestrato molto materiale ma in particolare, fa sapere Repubblica, hanno focalizzato l’attenzione su tre delibere.

Le tre delibere della Regione lombardia e la strage degli anziani al Pio Albergo Trivulzio e nelle altre RSA

Il primo atto nell’indagine del Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di finanza di Milano, coordinati dai pm Mauro Clerici e Francesco De Tommasi, è l’ormai famosa delibera di giunta dello scorso 8 marzo, la XI/2906, con cui la Regione prevede la possibilità di trasferire malati Covid-19 a bassa intensità nelle case di riposo, se queste possono garantire strutture autonome e isolamento del paziente, di cui abbiamo parlato quando Luca Degani, presidente di Uneba (l’associazione delle case di riposo lombarde), l’ha definita come “la delibera che ha portato il coronavirus nelle RSA”. La procura intende verificare se, al contrario, non ci siano stati enti che hanno accolto malati senza poter garantire l’isolamento tra vecchi e nuovi ospiti, positivi al virus. Facendo in questo modo esplodere quei focolai che hanno provocato centinaia di decessi nelle Rsa.

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La delibera della Regione Lombardia

In particolare nella delibera si dispone l’istituzione di una “Centrale unica regionale dimissione post ospedaliera” che riceve le richieste di dimissione degli ospedali per acuti, e individua in modo appropriato la struttura di destinazione». La Regione ha assegnato questo ruolo proprio al Pio Albergo Trivulzio, il cui direttore oggi è indagato per omicidio colposo. Spiega Sandro De Riccardis:

La Regione ha sempre dichiarato che sono quindici le residenze che hanno accolto i malati Covid-19: sette nel territorio dell’Ats di Bergamo, cinque di Milano, due nell’Ats della Val Padana, uno di Brescia. Non ha però mai reso pubblico quali fossero. Queste residenze hanno effettivamente i requisiti previsti dalla delibera? Sono cioè «autonome dal punto di vista strutturale, con padiglione separato dagli altri o struttura fisicamente indipendente», come chiede la norma? In queste settimane, sono state decine le testimonianze di familiari che hanno denunciato l’arrivo di anziani malati Covid-19 nelle strutture dei loro cari. Il sospetto degli inquirenti è che il virus sia dilagato perché non è stato mantenuto l’isolamento. E vogliono capire se, prima di inviare pazienti, ci siano state ispezioni da parte della Regione.

L’indagine su Regione Lombardia e i 150 euro al giorno per ogni anziano ospitato

La seconda delibera è la XI/3020 del 30 marzo, che garantisce alla residenza una retta giornaliera di 150 euro, pagato dalla Regione. E alcuni enti potrebbero aver celato l’assenza dei requisiti pur di incassare ricchi finanziamenti. La terza è la delibera XI/3018, con cui la giunta ha disposto il divieto di accesso nelle residenze per anziani ai familiari e dato indicazione di non trasferire nei pronto soccorso gli ultra 75enni.

«Nel caso di età avanzata (oltre 75 anni) e presenza di situazione di precedente fragilità o di più comorbilità — si legge nel documento — è opportuno che le cure vengano prestate presso la stessa struttura, per evitare ulteriori rischi di peggioramento dovuti al trasporto e all’attesa in pronto soccorso». Nei giorni di maggiore saturazione degli ospedali, il provvedimento intendeva evitare ulteriori afflussi di pazienti. Ma molti anziani, nelle case di riposo sono rimasti senza cure e assistenza. E alla fine sono morti.

Ieri a Stasera Italia il governatore Attilio Fontana ha detto che lo lascia perplesso che si sia scatenata questa situazione “nel pieno della battaglia che stiamo combattendo”, definendo il tutto “una canea di accuse e contestazioni” in questa battaglia. La conduttrice Barbara Palombelli ha ricordato al presidente della Regione che sono stati i parenti dei malati e dei morti ad aver segnalato il tutto alla procura, e Fontana dovrebbe sapere che in Italia c’è una cosa che si chiama obbligatorietà dell’azione penale che non è stata sospesa dai DPCM di Conte (e non si poteva sospendere, del resto). Quando c’è della documentazione da sequestrare per utilizzarla allo scopo di capire se c’è una colpa o un dolo da parte di qualcuno bisogna agire il più rapidamente possibile per motivi talmente ovvi che è offensivo spiegarli a un presidente di Regione. Ma considerando che quel presidente di Regione ha un assessore (Giulio Gallera) che ha dovuto “approfondire” le sue conoscenze giuridiche per scoprire che anche la Lombardia poteva dichiarare una zona rossa di sua spontanea iniziativa a Bergamo, allora tout se tient, direbbero a Parigi. Giuseppe Guastella sul Corriere della Sera spiega che tra le strutture indagate ci sono la Casa famiglia di Cesano Boscone, anch’essa perquisita, la Anni Azzurri a Lambrate e il Don Gnocchi. Quasi tutti i fascicoli sono stati aperti dopo le denunce presentate dai parenti degli anziani morti come mosche o dai sanitari contagiati proprio per la carenza di protezioni personali nelle strutture in cui lavoravano diventate focolai di infezione.

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Le delibere di Regione Lombardia sui malati ex COVID-19 (Il Fatto Quotidiano, 16 aprile 2020)

Gianni Barbacetto sul Fatto Quotidiano scrive che solo da ieri l’Ats locale ha chiesto ai vertici delle Rsa di inviare l’elenco nominativo degli ospiti con sintomi Covid, per sottoporli ai tamponi.

“E solo da venerdì scorso hanno iniziato a fare radiografie”, dice Augusto Baruffi, presidente della Fondazione Anni Sereni di Treviglio (Bg), a cui fa capo una casa di riposo con 145 posti letto.“ Abbiamo avuto 34 decessi. Solo ora l’azienda sanitaria ci ha garantito venti tamponi, e scaglionati nel tempo”. Secondo Gallera il trasferimento dei pazienti Covid nelle Rsa a seguito delle delibere della Regione non ha provocato “contaminazioni ”.

È un fatto però che nelle case di riposo lombarde il 70% dei circa 2mila decessi, come risulta da uno studio dell’Iss, sia avvenuto proprio nel mese di marzo. Il Fatto chiede inutilmente alla Regione da più di tre settimane i dati precisi sui pazienti Covid trasferiti nelle case di riposo (e negli hospice). Per stessa ammissione della Regione, il 27 marzo erano circa il 30% del totale dei dimessi “clinicamente guariti”, cioè senza più sintomi, in fase di negativizzazione, ma ancora potenzialmente contagiosi. Vale a dire – a quella data – qualcosa come 2.400 persone. L’assessore Gallera ha poi ridimensionato drasticamente: solo 147, trasferiti in 15 strutture, tra cui anche il Trivulzio.

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