«La Regione Lombardia con i malati di COVID-19 nelle RSA ha provocato un aumento dei morti»

di Alessandro D'Amato

Pubblicato il 2020-04-15

L’ipotesi di reato dei magistrati: il Pio Albergo Trivulzio è stato fattore di contagio non solo nei suoi reparti, ma «anche all’esterno», nei luoghi della città dove sono stati trasferiti i suoi ospiti risultati positivi e dove hanno vissuto i dipendenti contagiati dal virus. Provocando così «un aumento dei decessi»

Il Pio Albergo Trivulzio potrebbe mettere nei guai la Regione Lombardia. Perché l’ipotesi di reato su cui lavorano i magistrati è che il PAT, con il suo vertice e l’organizzazione all’interno del polo geriatrico, sia stato fattore di contagio non solo nei suoi reparti, ma «anche all’esterno», nei luoghi della città dove sono stati trasferiti i suoi ospiti risultati positivi e dove hanno vissuto i dipendenti contagiati dal virus. Provocando così «un aumento dei decessi».

Il Trivulzio, la Regione Lombardia e la delibera che ha portato COVID-19 nelle RSA

Lo scrive oggi Repubblica in un articolo a firma di Sandro De Riccardis che punta il dito sull’ormai famosa delibera di giunta numero XI/2906 dello scorso 8 marzo con cui il Pirellone ha dirottato i pazienti COVID-19 in via di guarigione chiedendo alle Ats (le aziende territoriali sanitarie) di individuare le case di riposo dove poter ospitare pazienti Covid 19 a bassa intensità. Quello che Luca Degani, presidente di Uneba Lombardia, che riunisce 400 Rsa, ha definito un «fiammifero in un pagliaio».

La procura ha chiesto alla Finanza di acquisire non solo regolamenti e convenzioni con la Regione, ma anche la documentazione sulle «disposizioni impartite dagli organi regionali e da Ats in relazione a emergenza Covid 19» dallo scorso gennaio. Non solo nei documenti ufficiali, ma anche in bozze, mail e agende, carte di lavoro dei vertici del Pat. Con particolare riferimento agli ospiti trasferiti verso l’esterno, ma anche a pazienti che sono stati ricoverati al Pat da altre strutture sanitarie. Dall’ospedale di Sesto San Giovanni, per esempio, sono arrivati 19 pazienti in quel momento considerati non positivi. Accolti senza protezioni. Ma che, qualche giorno dopo, hanno manifestato i sintomi del virus.

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La delibera della Regione Lombardia

La procura indaga per epidemia e omicidio colposi, ha mandato ieri nei padiglioni i militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Milano per sequestrare atti e documentazione clinica sui pazienti deceduti. Gli investigatori, con il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e i pm Mauro Clerici e Francesco De Tommasi, stanno per ora raccogliendo la documentazione su 143 anziani morti nella struttura a partire dal primo marzo. Ma i casi su cui indagare saranno di più: gli elenchi parziali circolati in questi giorni parlano di oltre 190 vittime in tutto il Pio Albergo Trivulzio, incluse le sedi Principessa Jolanda e Frisia, da inizio marzo a prima di Pasqua. E c’è anche un giallo su alcuni documenti mancanti:

La mole di documenti sequestrati è enorme. Per la procura, «sussiste la concreta possibilità che detta documentazione possa essere dispersa o deteriorata». Erano stati i sindacati a denunciare nei giorni scorsi a Repubblica che da alcune cartelle cliniche risulterebbero mancare alcuni referti. Prima di Pasqua, il responsabile del dipartimento sociosanitario del Trivulzio aveva incaricato un gruppo di medici di ritirare proprio le cartelle sanitarie dei pazienti morti dal 1° febbraio al 7 aprile.

Una decisione che aveva suscitato la reazione di altri colleghi per un prelievo dai reparti avvenuto senza testimoni, e per di più di cartelle ancora aperte. Per questo, avevano scritto ai vertici del Pat e all’ufficio legale puntualizzando che non si sarebbero assunti alcuna responsabilità per «ammanchi, modifiche o correzioni che le cartelle cliniche ritirate in assenza di contraddittorio dovessero presentare all’atto della riconsegna».

I “dati confortanti” di Gallera sul PAT

Giulio Gallera, assessore al Welfare della Regione Lombardia, ha risposto alle accuse sostenendo in più occasioni che la delibera prevedeva la gestione in sicurezza dei malati di COVID-19 e in un’altra occasione ha anche sostenuto che i dati del PAT erano “confortanti”:  “i decessi sono 70, l’anno scorso erano 52. Chiaramente ogni decesso in più fa male ma siamo in una fase più o meno uguale a quella di tante realtà milanesi, anzi forse più contenuta in numeri percentuali”. E riguardo la delibera della Regione Lombardia? “Abbiamo chiesto di ospitare pazienti Covid in maniera volontaria – ha spiegato – soltanto a quelle autonome sia dal punto di vista strutturale sia organizzativo, ossia con aree totalmente separate dagli altri ospiti e con personale dedicato. A Bergamo gli ospedali non avevano più la possibilità di accogliere nessuno. La strategia è stata quella di svuotare gli ospedali che ogni giorno ricevevano più di 150 pazienti in Pronto soccorso e non sapevano più dove metterli, ma in condizione di assoluta separazione rispetto agli altri ospiti. Questo è scritto nero su bianco nelle delibere regionali e che ha salvato la vita alle persone”. Ma chi indaga vuole vederci chiaro:

I pm sono interessati a capire come sia stata gestita l’emergenza nella residenza, sul doppio fronte dei dipendenti e dei degenti: da febbraio, quanto personale ha lavorato, quanti erano i malati e quanti sono rimasti a casa in malattia, portando il virus nelle loro famiglie? E dall’altra parte: quanti sono stati i malati, sempre da febbraio, ricoverati al Pat? Quanti sono i deceduti? Degli ospiti positivi al coronavirus, la Finanza ha acquisito fascicoli personali, cartelle cliniche e referti radiologici.

Quanti tamponi sono stati eseguiti su anziani, medici e operatori? E i positivi dove sono stati ospitati? Quali misure sono state adottate per garantirne l’isolamento? E il Trivulzio, da centro unico per dismissioni, quanti malati ha trasferito — e in che condizioni — in strutture esterne come le Rsa?

Secondo un’indagine delI’Istituto superiore della sanità (Iss) il 37,4% dei decessi (pari a 1.400 casi) in circa 600 Rsa monitorate dal primo febbraio riguardano persone che sono risultate positive al SARS-COV-2 o con sintomi riconducibili a COVID-19.

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