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Toninelli licenziato o pronto alle dimissioni?

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Danilo Toninelli rischia il licenziamento? I giornali di oggi raccontano che mentre Giuseppe Conte si avoca il dossier TAV per cercare un punto d’incontro tra Salvini e Di Maio, il ministro delle Infrastrutture vede la sua poltrona rischiosamente traballante. Proprio perché potrebbe essere lui il capro espiatorio di un mancato accordo sull’Alta Velocità.

Toninelli licenziato?

Il casus belli potrebbero essere le due mozioni di sfiducia nei suoi confronti depositate da Lucio Malan di Forza Italia e Andrea Marcucci del Partito Democratico. Fratelli d’Italia si è unita alla richiesta di calendarizzazione d’urgenza e in Senato la maggioranza si regge su 58 senatori della Lega e 107 del MoVimento 5 Stelle, per un vantaggio teorico di sei voti.  Che sono di più, considerando che Buccarella e Martelli, eletti con il M5S, sono fuori per Rimborsopoli ma continuano a votare i provvedimenti del governo mentre Gregorio De Falco è fuori.

Mercoledì 20 marzo si voterà sulla proposta della giunta per le Immunità di non concedere l ’autorizzazione a procedere contro il ministro dell’Interno Matteo Salvini (accusato di sequestro di persona per il caso dei migranti della nave militare Diciotti); e giovedì 21, 24 ore dopo, i senatori saranno chiamati ad approvare o a bocciare le mozioni di sfiducia individuali presentate dal Partito democratico e da Forza Italia contro il ministro delle Infrastrutture. Ce n’è già abbastanza per parlare di scambio. Scrive Alessandro Trocino sul Corriere:

La partita parlamentare sul ministro delle Infrastrutture si giocherà dunque sulle assenze, le missioni, le presenze dei senatori avita. Con un retropensiero, però, che tormenta i senatori dei Cinque Stelle più ostili alla Tav: e se alla fine un incidente di percorso,  magari alimentato dal fuoco amico, facesse di Toninelli il perfetto capro espiatorio da offrire alla Lega?

«Io sono sereno, con un pizzico di fatalismo comunque…», fa comunicare al suo staff il ministro Toninelli che stasera sarà di nuovo a Palazzo Chigi con una folta squadra di tecnici per spiegare al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, la bontà della sua analisi costi-benefici. Se poi la decisione politica presa anche da Di Maio e Salvini smentirà la linea dura No Tav del M5S, resta da capire se a rimetterci l’osso del collo sarà solo Toninelli. O altri, anche ai piani alti del Movimento

Ma il ministro è l’assicurazione sulla vita di Di Maio

Ma questo ragionamento è valido anche all’inverso. Ovvero che è Toninelli ad oggi la massima assicurazione sulla vita politica di Di Maio. Nel senso che il ministro è lì, figura perfetta di parafulmine rispetto a dossier come quello sulla TAV, per il quale Di Maio è in minoranza nel M5S visto che per lui la TAV va fatta e gli elettori M5S, dice un sondaggio, sono con lui. 

stampa dimissioni toninelli

Proprio in questa ottica si inquadra il racconto della Stampa, che in un retroscena a firma di Amedeo La Mattina e Ilario Lombardo fa sapere che ieri, durante il vertice sulla TAV che ha rinviato ogni decisione a martedì, Toninelli ha presentato le dimissioni ma Conte gli ha chiesto di restare in carica. Il tutto è accaduto quando il presidente del Consiglio ha fatto sapere a Danilo che la sua opinione era che la TAV andasse fatta senza tergiversare, dando il via alle gare e all’Alta Velocità. “Se stanno così le cose, mi dimetto”, gli ha risposto il ministro.

Conte ha capito che l’addio di Toninelli sarebbe stata l’anticamera della sua caduta e ha richiamato il ministro chiedendogli di restare. Ma la decisione sulla TAV sarà comunque la cartina di tornasole della permanenza nel governo e della sua eventuale caduta:

Ma se a questo punto dopo averle tentate tutte, davvero lo stallo non dovesse trasformarsi in tregua, cosa farà Conte? I 5 Stelle sono pronti davvero a mandare a casa questa maggioranza come dice il moderato uomo del Nord grillino Stefano Buffagni, recuperando lo spirito della lotta identitaria? Oppure, come sostengono ai vertici della Lega e come teme Conte, i 5 Stelle potrebbero spaccarsi, al punto da lasciare un pezzo al governo e un altro a partecipare ai cortei No Tav con Beppe Grillo?

L’alternativa è il congelamento della Torino-Lione fino alle elezioni europee, opzione tecnicamente complessa. Dopo il vertice Conte è sceso in piazza Colonna per dire di non essere preoccupato, che non c’è alcun motivo per immaginare una crisi di governo perché verrà presa una decisione «per tutelare l’interesse nazionale».

In gioco ci sono bandi di gara per 2,3 miliardi, il rischio è perdere 300 milioni di finanziamenti e far smettere di lavorare ditte italiane che già oggi sono in loco, come ha scoperto di recente persino Di Maio. L’interesse nazionale?

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