Economia

Sulla TAV Conte si gioca la testa

giuseppe conte

Questa mattina a Palazzo Chigi è previsto un vertice di governo sulla TAV. Saranno presenti il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, i due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio e il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli. Ma non si giocherà in questa sede il destino della TAV: più probabile che si giochi il destino del governo Conte.

Sulla TAV Conte si gioca la testa

Le due posizioni sono inconciliabili. I 5 Stelle insisteranno per il tracciato alternativo del Frejus e per non dare il via libera ai bandi. La Lega vuole il via libera ai bandi ed eventualmente una riduzione delle opere in programma da concordare con il MoVimento 5 Stelle. Se uno dei due non cede, la partita rimane lì impiccata. Con il pericolo del voto che vedrebbe perdere il MoVimento 5 Stelle, ovvero quel referendum che Salvini continua ad agitare come uno spauracchio.

In qualche modo una decisione va presa: lunedì 11 il cda della società Telt deciderà sull’avvio dei bandi di gara. Rimandarli ancora significherebbe perdere i 300 milioni di euro di finanziamenti europei. Eppure la cerchia più stretta di Di Maio continua a rifiutare qualsiasi compromesso: «Progetto obsoleto, vecchio di vent’anni, noi un miliardo di euro lo investiamo sull’innovazione e il digitale», sostiene Stefano Buffagni, sottosegretario agli Affari regionali, accanto al leader a Torino.

Il presidente del Consiglio, fa sapere oggi Il Messaggero, ha trascorso buona parte del weekend scorso a studiare progetti, tracciati e contratti. Uscire dagli accordi presi con Parigi e Bruxelles non è facile, sarebbe costoso, ma soprattutto necessita di un passaggio legislativo. Tra l’andare avanti o fermare tutto ci sono anche i costi di ripristino dei tunnel già scavati e dei cantieri già aperti, ma ciò che oggi Conte proporrà ai due vice e al ministro Toninelli altro non è che una soluzione politica che permetterebbe ad ognuno di mantenere la posizione e a Conte di essere poi il notaio di ciò che deciderà il Parlamento.

Il nuovo voto in Parlamento 

Il punto è che l’unico modo per fermare la TAV ad oggi è il voto del Parlamento. Una decisione del governo troverebbe comunque i ministri leghisti contrari e rappresenterebbe una forzatura, mentre l’espressione della Camera e del Senato porterebbe il MoVimento 5 Stelle a una sconfitta sicura, perché la gran parte delle forze politiche è favorevole all’Alta Velocità e comunque non fornirebbe sponde ai grillini in crisi.

Una soluzione, quella di cui si discuteva ieri a palazzo Chigi, che secondo qualcuno avrebbe il merito di non certificare sconfitti e vincitori, ma di rimettere la scelta finale al Parlamento dove il M5S chiederà si metta ai voti un ddl attraverso il quale cancellare la legge obiettivo e archiviare l’opera. Un iter dal tratto identitario destinato però ad infrangersi rapidamente in Parlamento.

Ovvero in quella sconfitta grillina che dovrebbe in teoria mettere in molti con le spalle al muro. Tanti onorevoli e senatori M5S hanno già detto che la scelta sulla TAV potrebbe avere ripercussioni sulla loro permanenza tra i grillini, quindi è il caso che comincino a preparare le valigie.

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