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Enrico Esposito: la strana fuga dello staffista di Di Maio dai suoi tweet

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Che la stampa non serva a niente è un’ideona a 5 Stelle che spesso finisce smentita dai fatti. Prendiamo il caso di Enrico Esposito, avvocato da alcuni mesi nominato vice capo dell’ufficio legislativo del Ministero dello Sviluppo Economico dal ministro Luigi Di Maio con stipendio da 65mila euro per un anno e ottenuto su “base fiduciaria”. Una mezz’oretta fa è uscito un articolo su l’Espresso a firma di Teresio Malaspina e a tempo di record lui ha già messo sotto protezione il suo account Twitter.

Enrico Esposito e “i tweet sessisti e omofobi dell’amico di Di Maio”

L’articolo si intitola “I tweet sessisti e omofobi dell’amico di Luigi Di Maio piazzato nel suo staff al ministero” e raccoglie  un florilegio di suoi cinguettii di qualche tempo fa e piuttosto inequivocabili perché dimostrano che il suo posto nello staff è un modo per sprecare il suo ineguagliabile talento di battutista su donne e gay, che ha inequivocabilmente dimostrato sul suo profilo.

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Ora però non si capisce perché l’ottimo Enrico Esposito abbia chiuso a tempo di record, subito dopo l’articolo de l’Espresso, il suo account Twitter come se non avesse il coraggio di assumersi pubblicamente la responsabilità delle sue affermazioni. Certo, magari qualcuno potrebbe pensare perché ha usato l’hashtag #biancofiore (un riferimento all’onorevole Micaela?) in un post in cui dice che “non c’è modo migliore di onorare le donne mettendo una mignotta in quota rosa”. L’avvocato Esposito -ha studiato giurisprudenza come Di Maio, quindi conoscerà perfettamente i confini della diffamazione – avrà sicuramente una spiegazione credibilissima. Non vediamo l’ora di sentirla.

EDIT: La “spiegazione” di Esposito – che potete apprezzare qui sotto – arriva alle 19,37:

“Oggi ho provato sulla mia pelle cosa significa finire nel vortice della macchina del fango. Chi mi conosce sa benissimo che nella mia vita ho sempre avuto la passione per la satira e per il black humor” e in quel periodo avevo creato un personaggio radiofonico che impersonava il mio alter ego razzista, omofobo, sessista e antimeridionale (proprio io, che sono napoletano!)”. Così Enrico Esposito, il funzionario del Mise di cui L’Espresso ha pubblicato tweet omofobi.Proprio nel periodo di quei tweet riportati dall’Espresso, spiega sulla sua pagina Fb il vicecapo dell’Ufficio legislativo del Ministero, “avevo creato un personaggio radiofonico, chiamato Gianni il Riccone” e “all’epoca, utilizzavamo twitter per promuovere il nostro programma radiofonico satirico, ma i giornalisti dell’Espresso si sono ben guardati dal riportare le foto di ‘Gianni Il Riccone’, che pure erano visibili in bacheca, e hanno subito lanciato una campagna diffamatoria nei miei confronti, decontestualizzando quelle frasi”. “La cosa che più mi ha fatto male è che quelle frasi siano state utilizzate contro di me per farmi sembrare un razzista, un sessista, un omofobo. Proprio io, che ai tempi delle lotte studentesche al liceo e all’università, mi sono sempre impegnato in prima persona, portando avanti battaglie sui diritti civili” protesta Esposito che si indigna: “Anni di manifestazioni, sit in, convegni e raccolte firme: tutto cancellato da 4 battute di cattivo gusto che non rappresentano affatto, e addirittura sono l’opposto, di quello che è il mio pensiero su queste tematiche”.

Di solito chi crea un personaggio crea anche un account dal quale ritwittare, oppure li firma. Non si capisce come una foto twittata precedentemente avrebbe dovuto collegare i suoi tweet al personaggio, come afferma Esposito. Il quale, avendo chiuso il suo account Twitter, non ha fornito agli altri alcuna possibilità di effettuare la verifica che secondo lui non è stata compiuta da l’Espresso. A proposito, ma perché Gianni il Riccone twittava contro la Biancofiore?

EDIT2: Selvaggia Lucarelli segnala su Twitter questo commento di Esposito. Secondo voi qui quale personaggio stava interpretando?

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