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Siniša Mihajlović appoggia Borgonzoni ma si cura con la sanità di Bonaccini

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L’allenatore del Bologna Siniša Mihajlović in un’intervista al Resto del Carlino ci tiene a far sapere che sta con Matteo Salvini: «mi fido di lui e spero che vinca in Emilia-Romagna. Cambiare è possibile». Nessuno a quanto pare lo ha avvertito che in Emilia-Romagna vincerà Lucia Borgonzoni e non il leader della Lega, ma sono dettagli dei quali non si curano nemmeno i più convinti elettori della Lega.

Mihajlović lo sa che Lega vuole privatizzare la sanità in Emilia-Romagna?

Matteo Salvini ha ringraziato pubblicamene Mihajlović a Mattino 5 dicendo che l’ex calciatore della Samp e della Lazio «ha fatto una intervista coraggiosa dicendo che se fosse italiano voterebbe Salvini, lodando Lucia Borgonzoni». Alla domanda sul fatto che l’allenatore del Bologna si faccia curare in Emilia, la cui sanità è stata speso al centro delle sue critiche, Salvini  ha risposto: «ma certamente a Bologna ci sono medici eccezionali». E del resto pure la Borgonzoni aveva dovuto ammettere durante un confronto televisivo che sì, la Sanità in Emilia-Romagna funziona bene.

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E allora sarebbe curioso che cosa vorrebbe cambiare Mihajlović in Emilia-Romagna. Probabilmente non l’equipe medica dell’Ospedale Sant’Orsola che lo ha avuto in cura. L’istituto di ematologia Seragnoli è considerato una delle eccellenze della Sanità pubblica italiana. Ma probabilmente all’allenatore del Bologna poco importa che il progetto della Lega sia quello di una progressiva privatizzazione del comparto sul modello della Lombardia. Riguardo alla questione del coraggio di Mihajlović che ha suscitato tanta ammirazione nel leader del Carroccio bisogna però dire che non ce ne vuole moltissimo per dire che si sta dalla parte di Salvini, che è pur sempre il politico che secondo i sondaggi gode della fiducia della maggioranza degli italiani. E del resto l’allenatore del Bologna di coraggio ne ha da vendere. Come quando gli chiesero di commentare la storiaccia delle foto di Anna Frank con la maglia della Roma diffuse dagli Irriducibili della Lazio e rispose con cose tipo «Ma chi è Anna Frank?», «Non la conosco», «Sì, la conosco ma non ho letto il suo libro». C’è chi ha ipotizzato che Mihajlović, all’epoca mister del Torino non avesse voluto turbare gli animi dei suoi ex tifosi.

A proposito del coraggio di Mihajlović

A Mihajlović di coraggio ne servì probabilmente di più quando definì Ratko Mladic, il macellaio di Srebrenica, «un patriota che combatte per il suo popolo». Meno quando si rivolse con l’epiteto “negro di merda” al calciatore Patrick Vieira oppure quando sputò e prese a calci Mutu durante Lazio-Chelsea. Come Salvini anche Mihajlović è un patriota coraggioso. In un’intervista al Corriere prese le difese di Milosevic: «so dei crimini attribuiti a Milosevic, ma nel momento in cui la Serbia viene attaccata, io difendo il mio popolo e chi lo rappresenta». Forse è per questo che sull’eventuale processo a Salvini si è espresso così: «Salvini a processo sulla Gregoretti? Normale, Silvio Berlusconi quanti processi ha avuto? È normale che quando cerchi di cambiare le cose e magari usi metodi forti, qualcuno possa chiedere di valutare il tuo operato». Ma il capolavoro del coraggio, per così dire, fu quando disse che avrebbe rifatto il necrologio al criminale di Željko Ražnatović detto Arkan

Rifaresti tutto ciò che hai fatto in quegli anni, compreso il necrologio per Arkan?
«Lo rifarei, perché Arkan era un mio amico: lui è stato un eroe per il popolo serbo. Era un mio amico vero, era il capo degli ultras della Stella Rossa quando io giocavo lì. Io gli amici non li tradisco né li rinnego. Conosco tanta gente, anche mafiosi, ma non per questo io sono così. Rifarei il suo necrologio e tutti quelli che ho fatto per altri».

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Per Mihajlović quello che successe all’epoca era come «se oggi i bolognesi decidessero di far piazza pulita dei pugliesi che vivono nella loro città» solo perché i primi sono la maggioranza e i secondi la minoranza. All’allenatore del Bologna non sarà certo sfuggito che in Italia gli italiani sono la maggioranza e gli stranieri (o italiani considerati di “serie B” come Rom e Sinti, spesso di origine serba o jugoslava) sono la minoranza. E non sarà certo sfuggito chi è quello che se ne va in giro con la ruspa al grido di “prima gli italiani” (e lui non lo è)a fare metaforicamente piazza pulita degli indesiderati con i suoi Decreti Sicurezza. Nel frattempo Bonaccini incassa l’endorsement del pallavolista della Nazionale italiana Ivan Zaytsev.

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