Politica

Mattarella presidente tra le macerie

E alla fine Sergio Mattarella è presidente della Repubblica. La scelta migliore che potesse fare Matteo Renzi, che passa all’incasso quella che rimarrà negli annali come una sua vittoria politica. Con il suo nome il premier ha riunito la minoranza PD, ha fatto convergere con le buone Angelino Alfano e lasciato Forza Italia a minacciare cataclismi ben sapendo che il massimo che può succedere è che il premier finisca per levarsi dalle scatole il Patto del Nazareno con tutte le fortune del caso. Se poi davvero la rottura finisse per portare il Partito Democratico al voto, quelli che hanno da perderci sono proprio quelli che oggi strillano. Ecco perché è probabile che invece diventino afoni a breve. Il MoVimento 5 Stelle ha giocato male anche questa partita, dimostrando per l’ennesima volta che la classe dirigente che ha scelto con 100 voti sul blog di Grillo, chissà perché, è inadeguata. I grillini hanno candidato un ex magistrato molto in là con gli anni che ha dimostrato scarsa capacità in più occasioni, invece di andare su un nome che poteva mettere in difficoltà Renzi. Soprattutto, a differenza della volta scorsa, hanno completamente sbagliato i tempi dell’intervento, aggiungendo al troppo poco anche il troppo tardi. L’irrilevanza politica a cui li ha condannati il renzismo sarà ancora una volta scossa soltanto se la classe politica dovesse ritrovarsi invischiata in scandali e ruberie, come il successo dopo le indagini nelle regioni Lazio e Lombardia alle politiche ha sancito e la ripresa nei sondaggi dopo lo scoppio di Mafia Capitale ha confermato.
sergio mattarella presidente
SERGIO MATTARELLA PRESIDENTE TRA LE MACERIE
La figura scelta, d’altro canto, merita rispetto. Per la sua carriera politica, per una famiglia illibata nonostante il remake di vecchie accuse finite in soffitta da parte di alcuni disperati, per il suo ruolo di giudice della Corte Costituzionale che dimostra, se davvero ce ne fosse in bisogno, la sua larga competenza sulle tematiche del diritto che deve essere appannaggio di ogni presidente. Una persona onesta, e che tuttavia è stata scelta anche per non dare ombra a Renzi, soprattutto all’estero dove è molto meno conosciuto rispetto ad altri suoi potenziali concorrenti come Romano Prodi. Inutile dire che questo piace al presidente del Consiglio, il quale avrebbe corso il rischio di trovarsi ingombranti personaggi al Quirinale come è successo a Berlusconi nella crisi istituzionale che poi portò al governo Monti. Insomma, un nome che insieme è adatto e che va bene a tutti. Anche per motivi non proprio nobili. Tanto da lasciarci pensare che sarebbe stato il nome giusto anche per il 2013, quando gli errori scriteriati di Pier Luigi Bersani portarono al bis di Napolitano e al governo delle larghe intese. Proprio per le sue capacità, pare francamente difficile che Mattarella si adoperi per bloccare l’Italicum, come sembrava auspicare tra le righe lo stesso Bersani oggi nel colloquio con Cazzullo: certo, desiderare non costa nulla. La realtà però è che, pur essendo un democristiano e un prodiano, è difficile che freghi Renzi così presto.

La foto dello stato maggiore del PD che festeggia prima dell'elezione di Mattarella (@nomfup su Twitter)
La foto dello stato maggiore del PD che festeggia prima dell’elezione di Mattarella (@nomfup su Twitter)

Che poi questa partita serva davvero a chiudere il Patto del Nazareno, come auspica qualcuno, sembra essere una pia illusione. Notoriamente, il Nazareno duemila anni fa dopo tre giorni è risorto, qui probabilmente ci vorrà qualche tempo in più. Ma alla fine anche Berlusconi capirà che l’alternativa di buttarsi dalla finestra non è praticabile, e continuerà a mangiare la minestra.
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UN PAESE ANORMALE
Rimane che oggi Sergio Mattarella è un presidente tra le macerie. Eredita da Giorgio Napolitano un paese che oggi sta molto peggio di nove anni fa, e questo dato non può che essere responsabilità di una classe dirigente che è stata timida (per usare un eufemismo) nel riformare il paese prima di essere spazzata via dai mercati, dall’UE e infine dagli elettori. Il nuovo che è avanzato ha cominciato bene, cacciando gli ultimi residui incrostati da Palazzo Chigi e scegliendo la via della giustizia sociale con gli 80 euro, ma ha proseguito peggio, molto peggio. Con provvedimenti inutili dal lato economico e baloccandosi ancora con argomenti che interessano la politica, magari consentiranno di perpetuare il potere del premier,  ma incidono zero sulla situazione di un paese che ha un’economia in ginocchio dopo anni di crisi e poche speranze di ripartire. Mentre i patrioti involontari come Mario Draghi proseguono nel salvare capre, cavoli e cadreghe alle élite europee, queste sembrano sempre più indifferenti alle conseguenze della loro ottusità.
draghi bazooka
E riceverle per mostrare le bellezze di Firenze mentre i negozi e le fabbriche intorno chiudono non sembrano il miglior metodo per far comprendere alla Germania che deve concludersi l’era dell’Austerity, perché l’alternativa è che si chiuda direttamente l’Europa. In tutto questo, il presidente della Repubblica potrà incidere poco. In primo luogo perché i suoi poteri non glielo permettono, e in secondo luogo perché la moral suasion di Napolitano – l’atto politico più bello dell’ex presidente – in effetti non è servito quasi a nulla. Il futuro possibile, tanto per usare un’espressione da neXt, è aperto, e le strade possono portare alla salvezza o al disastro. La sensazione però è che la partita si giocherà altrove. L’Italia ha scelto di rimanere irrilevante, mentre il suo destino si gioca nello specchio di quello che succederà a breve ad altri paesi. E a ben vedere, è l’unico destino possibile di un paese anormale.