Politica

Il Salvini vincolato

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Chissà come l’avranno presa i tanti eletti nella Lega di lotta l’intervista al Sole 24 Ore con cui Matteo Salvini ha detto sì al rispetto dei vincoli UE chiudendo così la fase politica della guerra all’Unione Europea e aprendo quella della Lega responsabile e di governo. L’intervista è stata fatto dopo l’incontro con Tony Blair, oggi consulente dell’azienda che costruisce il TAP in Puglia e già il segnale dell’approccio dimostra che almeno fino al prossimo sondaggio sfavorevole il Governo del Cambiamento un suo primo risultato l’ha raggiunto: ha cambiato la Lega.

Il Salvini vincolato

Il Salvini vincolato all’UE, come la Secchia Rapita di Tassoni, pesca a piene mani dall’armamentario “eurista” o “eurinomane” che la Lega antieuro aveva promesso di demolire e dimostra che lo spazio per la propaganda politica è infinito quando sei all’opposizione ma si restringe assai quando le aziende del tessuto produttivo dove peschi i tuoi voti ti dicono che trovano difficoltà nell’accesso al credito a causa delle sparate di quelli che hai fatto eleggere: rimangiarsi le promesse elettorali è il passo obbligato e successivo, e al posto della cancellazione della Legge Fornero arriva quota 100, al posto della flat tax tre aliquote solo per le partite IVA mentre soltanto la Pace Fiscale rimane lì a dimostrazione di quanto si può giocare con le parole per fare un condono tombale alla faccia dei contribuenti onesti.

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Le imprese e lo spread (Corriere della Sera, 5 settembre 2018)

«Intendiamo presentarci ai mercati e all’Europa con una legge di bilancio seria che faccia crescere l’economia di questo Paese, nel rispetto di tutti i vincoli Ue. È chiaro che non faremo tutto subito, né gli italiani se lo aspettano. Ci saranno opzioni a un anno, a due anni e a tre anni. Se vogliamo governare a lungo, non possiamo far saltare i conti», sono le parole che suoneranno come un tuffo al cuore per tutti quelli che hanno creduto – o fatto finta di credere – alla Lega ribelle che ti entra nelle ossa e nella pelle. Non a caso oggi c’è un silenzio tombale su Twitter mentre sulle risorse social del Capitano dell’intervista rilasciata al Sole 24 Ore non c’è la minima traccia.

La normalizzazione di Matteo

La normalizzazione di Matteo Salvini procede anche sul deficit: «Il dibattito su 1,7 o 1,9 o 2,4 o 2,9 arriva alla fine. Prima ci mettiamo i contenuti. L’obiettivo è di mantenere il rispetto dei vincoli e delle regole esterne imposte, di non sforare alcunché», e arriva anche alle eterne promesse di tagli al cuneo fiscale che in un giornale edito da Confindustria ci stanno sempre bene.

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Quanto ci sia di vero in questa conversione non è oggi la domanda migliore da porsi: durerà e sarà vero fino a quando i sondaggi reggeranno o continueranno a cantare i suoi successi. Ed è questo che dovrebbe terrorizzare ancora di più gli autorevoli rappresentanti della Lega di lotta: se le cose vanno bene, rischiamo da un momento all’altro il selfie con Juncker. Oppure un cambio di paradigma ancora più straniante:

Leggi sull’argomento: Una flat tax a tre aliquote (?) per le partite IVA