Economia

Così M5S e Lega si rimangiano le promesse elettorali

bacio salvini di maio

Da una parte Matteo Salvini assicura che c’è tempo perché il governo durerà cinque anni e quindi il programma di Lega e MoVimento 5 Stelle andrà realizzato durante l’intero arco della legislatura. Ecco perché chi ha promesso la flat tax al 15% per l’intero popolo dei contribuenti oggi si è ridotto a programmarlo solo per le Partite IVA e con ben tre aliquote nel 2019. Dall’altra la viceministra senza deleghe all’Economia Laura Castelli promette un provvedimento che si chiamerà reddito di cittadinanza in vigore dal primo gennaio 2019, ma nel frattempo Luigi Di Maio, che aveva detto che sarebbero stati necessari un paio d’anni per implementarlo a causa della riforma dei centri per l’impiego, in una intervista parla di 5 milioni di persone come aventi diritto, cioè di individui, e non più famiglie: prospettiva, ricorda oggi La Repubblica, compatibile con una semplice “revisione” dell’attuale reddito di inclusione che mira ad aiutare solo le famiglie in povertà assoluta che sono “solo” 1 milione e 780 mila, corrispondenti appunto a 5 milioni di individui. L’operazione è di portata ben più bassa e potrebbe costare solo 3 miliardi.

sconti fiscali
Quanto costano gli sconti fiscali (Corriere della Sera, 5 settembre 2018)

È partita insomma la corsa a rimangiarsi le promesse elettorali in vista del DEF da approvare per la fine di settembre e allo scopo di scongiurare quell’Autunno Caldo le cui avvisaglie si sono già cominciate a vedere durante l’estate. Per non parlare delle pensioni: lo smontaggio della Fornero completo sarebbe costato 14 miliardi, da settimane si parla invece di quota 100, con il limite di una età anagrafica di 64 anni e almeno 35 anni di contributi, con un costo che scende a 3-4 miliardi. Piano piano, con i loro tempi “tecnici” e mentre Salvini convoca un summit degli “economisti” leghisti, M5S e Lega capiscono che non è il caso di scherzare con il fuoco e che è meglio tirare a campare che tirare le cuoia. Un classico della Prima Repubblica. Il governo del cambianiente.

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