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Così Salvini punta alle elezioni a marzo 

La trattativa con l’Europa rischia di impantanarsi nei veti dei due leader della maggioranza. E il Capitano potrebbe smarcarsi. Per capitalizzare i sondaggi e lanciare una nuova sfida all’Europa

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La trattativa di Giuseppe Conte con l’Unione Europea sta andando come da previsioni: mentre il premier e il ministro dell’Economia Giovanni Tria paventano i rischi dietro la procedura d’infrazione che la Commissione vuole aprire nei confronti dell’Italia i due leader della maggioranza, Salvini e Di Maio, non ritengono di poter scendere sotto il 2,1% del rapporto Deficit/PIL, aprendo così alle sanzioni.

Così Salvini punta alle elezioni a marzo

Salvini e Di Maio sono convinti che le mosse della Francia di Macron, che potrebbe aumentare il rapporto Deficit/PIL per le richieste dei Gilet Gialli, favoriranno la trattativa con l’Europa. Non si rendono conto che la procedura d’infrazione non è sul deficit ma sul debito. E questo potrebbe convincere l’Unione a perseguire proprio la strada delle concessioni a Parigi e della procedura per Roma, secondo uno schema che ha una sua logica interna e che potrebbe scardinare le basi della trattativa con l’Italia.

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Manovra del Popolo, stime a confronto (La Repubblica, 28 novembre 2018)

Proprio per questo comincia a serpeggiare nei dintorni della Lega, unico partito che ne avrebbe la convenienza, l’idea di andare a elezioni politiche il prima possibile per capitalizzare il consenso ottenuto da Salvini in questi mesi al ministero dell’Interno e saltare così tutti i problemi che la Manovra del Popolo continua a portarsi dietro. Come quello dei conti che non tornano: secondo gli ultimi calcoli, è possibile risparmiare quasi un miliardo dal reddito e qualcosa in più dalla Fornero, visto che partiranno il primo aprile. Ma è anche vero che quota 100 costerà più del previsto nel biennio successivo.

I conti della Manovra del Popolo non tornano

I conti che non tornano potrebbero sollecitare Salvini a una nuova mossa dopo la negazione della strategia noeuro che il leader del Carroccio, ascoltando Giorgetti e relegando ai margini del partito chi la pensa diversamente, ha deciso in pochi giorni fottendosene delle tante magliette “Basta Euro” che ha indossato negli anni scorsi. Scrive oggi Carmelo Lopapa su Repubblica:

Da giorni nel Carroccio si rincorre una voce: Salvini è pronto a tornare alle urne prima delle Europee, cavalcando lo scontro con l’Unione. Circola già una data possibile per nuove elezioni politiche, il week end del 10-11 marzo. Tra i fautori del ritorno al voto ci sarebbe praticamente l’intera pattuglia di governo del Carroccio. «Per noi andrebbe bene votare subito – confidava qualche giorno fa il ministro leghista Lorenzo Fontana – Se Matteo avesse la certezza di ottenere le elezioni, le avrebbe già chieste».

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Il valore del debito e della spesa per interessi prevista nei programmi di bilancio 2019 (Il Sole 24 Ore, 7 novembre 2018)

L’occasione, adesso, sembra presentarsi proprio con l’eventuale procedura. Non a caso, i toni di Salvini contro l’Europa subiscono una nuova impennata: «Sarebbe incredibile se ci imponessero una procedura nel momento in cui Macron, il presidente pro tempore dei francesi, porta Parigi oltre il 3%». La tentazione del leader, insomma, sarebbe quella di far precipitare tutto dopo il 19 dicembre. Quel giorno, in assenza di modifiche sostanziali alla manovra, la Commissione farà scattare le famigerate raccomandazioni, anticamera della stangata all’Italia.

E aprirà appunto la strada a una punizione che deriva dalla procedura per debito e non per extradeficit. Il che porterebbe a una nuova esplosione della crisi dello spread con tutto ciò che ne consegue per la tenuta delle banche e dell’intero Sistema Italia, che oltre alla recessione in arrivo dovrebbe anche affrontare l’impennata della spesa per interesse e dedicarsi a salvare (con i soldi dei cittadini!) qualche istituto di credito. Uno scenario che salterebbe se saltasse la Manovra del Popolo con tutto il governo e si andasse a elezioni, dove Salvini chiederebbe un mandato pieno per trattare con l’Europa. E se ci dicono di no? Si può sempre tornare a minacciare l’uscita dall’euro. Non gli mancherebbe di certo la faccia.

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