Politica

Salvini e Di Maio, prove tecniche di crisi

La strategia del leader leghista spiegata: tira e molla per non rompere ma per guadagnare voti mostrandosi responsabile. Dall’altra parte Travaglio suggerisce la rottura dell’alleanza e la caduta del governo

luigi di maio matteo salvini

Nelle ultime settimane ci sono state diverse frizioni tra Lega e M5S. A metà ottobre Luigi Di Maio è insorto contro una «manina» che avrebbe modificato il decreto fiscale: le norme contestate dal M5S sono state poi modificate dopo un vertice a tre con Conte e Salvini. Poi sono arrivate le tensioni per il decreto Sicurezza con lunghe trattative sugli emendamenti e contrasti in seno al Movimento con un drappello di 5 senatori che ha preso le distanze dal testo. La Lega, invece, ha contestato la norma sulle prescrizioni contenuta nella riforma Anticorruzione voluta dal M5S: altro braccio di ferro concluso con il rinvio dell’entrata in vigore della legge insieme alla riforma del processo penale. Di questi giorni infine lo scontro sui rifiuti. Il ministro dell’Interno ha annunciato la necessità di realizzare un inceneritore per ogni provincia della Campania. Cosa che ha provocato le ire di Di Maio e Roberto Fico.

Prove tecniche di crisi tra Salvini e Di Maio

E soprattutto ha fatto comprendere ai grillini con certezza una parte della strategia leghista. Che consiste nel rilanciare le tematiche sulle quali loro sono per il no e sedersi lì, in attesa che gli altri (ovvero: l’elettorato) notino la differenza. La tematica dei termovalorizzatori e degli inceneritori cade a proposito per permettere a Salvini di rimarcare le differenze anche se il leader leghista non si sogna neppure di mettere in pericolo il governo proprio mentre la legge di bilancio comincia il suo iter parlamentare. Il motivo è facile da comprendere: uno degli elementi di attrattiva del popolo grillino nei confronti di Salvini è il fatto che quest’ultimo abbia mollato Berlusconi per fare il governo con il MoVimento 5 Stelle. E quindi tornare a stringere nell’abbraccio il Cavaliere porterebbe a pericoli ben più pericolosi di un calo nei sondaggi (che per adesso invece interessa il M5S).

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La mappa dei termovalorizzatori in Italia (Il Sole 24 Ore, 17 novembre 2018)

Se questa è la base di partenza, ne consegue che la Lega continuerà ad essere nervosa ma per chiudere con l’esperienza di governo ci vuole un casus belli ben definito. Possibilmente uno in cui il Carroccio faccia la figura del partito responsabile e i grillini quella dei matti estremisti. Un buon argomento potrebbe essere la TAV, ma qui Salvini è invece stranamente prudente visto che invita al silenzio i suoi parlamentari che si schierano a favore dell’opera. Ma forse perché su questo l’end game è già scritto: invece che fermare l’opera il MoVimento 5 Stelle si accontenterà di robusti ridimensionamenti del progetto e della testa della classe dirigente che è invisa ai No TAV. Sperando che non si finisca come con il TAP.

Al voto, al voto!

In questo quadro di riferimento vanno visti i retroscena di queste ore, che dipingono una Lega sempre più insofferente nei confronti dell’alleanza mentre i grillini cercano di tenere tutti assieme. Il leader della protesta è il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, che sembra pronto a chiudere tutto secondo il retroscena di Ilario Lombardo sulla Stampa:

«Fosse per me – avrebbe detto – questo governo sarebbe già finito». La Lega, secondo il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, dovrebbe passare all’incasso, oppure tornare dentro l’area tradizionale del centrodestra. «Ma Matteo – è stata la conclusione di Giorgetti – non vuole… ». Ed è un po’ la stessa risposta che Salvini ha dato agli spazientiti parlamentari leghisti che, soprattutto alla Camera, dopo appena due mesi di lavori in commissione si chiedono: «Ma davvero dobbiamo continuare con questi?». Le lamentele arrivano a Giorgetti tramite il suo fidatissimo Guido Guidesi, sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento, uno che deve fare il lavoraccio di tenere in piedi un canale continuo tra le camere e il governo.

sondaggi m5s allarme
Il trend negativo dei grillini nei sondaggi (Il Messaggero, 17 novembre 2018)

La fotografia della maggioranza in Parlamento è quella di un campo di battaglia, con eserciti che danno prove opposte di disciplina. «Dovete avere pazienza – è la risposta di Salvini ai deputati – da gennaio tutto sarà più semplice». E, guarda un po’, è la stessa risposta che Di Maio dà ai suoi.

Dal punto di vista dei grillini

Dal punto di vista dei grillini infatti il problema è diverso ma di ancora più difficile soluzione. Nell’intervista rilasciata oggi a Emanuele Buzzi sul Corriere della Sera il vicepremier predica tranquillità e “concede” che Salvini incontri Berlusconi, purché non gli chieda niente a suo nome. Indica invece il nemico interno alla folla grillina, puntando il dito sui dissidenti e sostenendo di non aver paura di perdere voti decisivi per l’esecutivo. Marco Travaglio sul Fatto però suggerisce al MoVimento 5 Stelle la linea durissima:

Ora però è impensabile che i 5Stelle trascorrano i prossimi quattro anni a lottare ogni giorno col sedicente alleato per realizzare ciò che avevano concordato nel Contratto, stracciato da Salvini senza neppure interpellare il “comitato di conciliazione”, previsto per dirimere le controversie. Il Cazzaro Verde posseduto da B., anziché a governare pensa solo alle elezioni europee. E cerca pretesti per rompere.

tiziano renzi marco travaglio

Tanto vale che i 5Stelle lo anticipino: approfittino dei pochi mesi che mancano per piazzare, se ci riusciranno, qualche altro colpo; e poi lo lascino al suo destino. Che probabilmente sarà un nuovo voto per il Parlamento, seguìto da un bel governo Salvini-B. (così quanti oggi gridano al fascismo lo rimpiangeranno). O magari nienteelezioni esubito ungoverno di restaurazione Lega-FI-Pd. Dopo avere sfilato a braccetto a Torino per il Tav e combattuto insieme contro l’Anticorruzione e l’a nti -p rescrizione, è giusto che i tre partiti dell’Ancien Régimes m e t t ano di vedersi di nascosto e ufficializzino il partouze.

Giggetto è in mezzo al guado.

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