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Ecco cosa è successo a #Romadicebasta

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E #romadicebasta la mattina di sabato 27 ottobre 2018 ha riempito Piazza del Campidoglio. 10.000 persone? “Sì. Dicono 10.000. Era tutto pieno fino alla scalinata di Piazza Venezia e a Largo Arenula”, ci risponde Emma Amiconi: portavoce di quel gruppo “Tutti per Roma Roma per Tutti” che ha organizzato il sit-in.

roma dice basta manifestazione

Ecco cosa è successo a #Romadicebasta

 

Sit-in, poi per modo di dire. Una massa di gente stava in piedi e si muoveva, fluendo in continuazione. Tamburi, fischietti e la banda di Cecafumo che suonava a tutto volume evocavano i toni classici delle manifestazioni sindacali, ma d’altra parte per la piazza si aggirava pure un fantasma col lenzuolo e la scritta “referendum dell’11 novembre”. Vecchio stilema delle proteste di Pannella. Accanto lui, una sosia della sindaca Raggi ricordava biliosa il calendario: “11 novembre è San Martino. Non c’è scritto nient’altro. San Martino: castagne arrosto e nuovo vino”. E poiché era il Campidoglio, attorno alla statua di Marco Aurelio fiorivano in quantità cartelli e striscioni allacciati alla più antica tradizione delle Pasquinate. “Raggi, una buca ti inghiottirà”. Su una scopa: “oggetto molto utile… forse sconosciuto a Roma”. Vari urli di Munch. Foto di cinghiali grufolanti tra i rifiuti, bus in fiamme, cassonetti straripanti: “la Grande Bellezza”, “la Grande Monnezza”. “Natale/ ne rattristo e m’abbacchio/ ar ricordo de Spelacchio”. “I ratti e i cinghiali di Roma ringraziano. I cittadini noi”. “Aiutiamola a casa sua”. “A Virgi l’estate sta finendo”. “Raggi ti venga un raggio di luce in quel cervello buio”.

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“Una piazza sorridente”, commenta sempre Emma Amiconi. “Arrabbiata ma civile. Proprio una bella piazza”. “Comunque tanta gente. Sono venuti in molti di più di quanti ci potessimo aspettare”. Quindi è riuscita? “Sì, è riuscita, ma adesso bisogna continuare. Naturalmente, questo è solo l’inizio. Adesso ci sediamo, ragioniamo e continuiamo”. Prossime tappe? “Analizzare tutto il materiale che abbiamo raccolto. Ragionare anche sulla dimensione organizzativa e su quelle che potrebbero essere le cose da fare che non siano state fatte già da altri, perché non avrebbe senso sovrapporsi. E trovare uno spazio che dia voce e futuro a tutta questa energia che abbiamo raccolto oggi, che ci ha veramente commosse”. Un gruppo di studenti rielabora su un cartello la Catilinaria di Cicerone. “Quo usque tandem abutere, Virginia, patientia nostra?”. Un altro cartello appoggiato al muro del Palazzo Senatorio cita la canzone di Luigi Magni e Armando Trovajoli cantata da Gigi Proietti-Cavaradossi nel musical Tosca: “Nun je da’ retta Roma che t’hanno cojonato”. Un terzo striscione sotto a Marco Aurelio evoca Rino Gaetano. “Nun te Raggi Più”. “Questo è il segno che abbiamo colto l’onda giusta, le parole giuste, la prospettiva giusta”, commenta Emma Amiconi. “2500 anni di storia romana che dicono basta?” “2500 anni di storia romana che dicono basta e che vogliono ricominciare?”

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Manifestazione apolitica, ma non antipolitici. Politici infatti ci sono: sia di centro-sinistra, sia di centro-destra. Tra i primi Riccardo Magi, di + Europa. “Qua in Piazza del Campidoglio c’erano 10.000 cittadini, accomunati dalla stanchezza per una retorica di chi governa questa città secondi cui tutto bene, tutto sta migliorando. Questo non corrisponde alla loro vita, al disagio che vivono tutti i giorni, e che invece racconta di un peggioramento di tutto., A partire dai servizio pubblici”. E infatti per la piazza si aggirava un fantasma… “Noi eravamo qui per portare quella che secondo noi è la prima occasione di cambiamento vero: il referendum dell’11 novembre per la messa a gara del trasporto pubblico locale. E per portare l’informazione. Intanto per dire che c’è occasione di alzare la testa, di esprimere un disagio in maniera democratica e in maniera partecipata. Il fantasma era il vecchio modo con cui il Partito Radicale e Marco Pannella hanno sempre rappresentato in maniera che colpisse i cittadini l’assenza della democrazia, l’assenza del dibattito pubblico attraverso la negazione dell’informazione a cittadini su una occasione di voto”. Ma qua è molto peggio che in passato… “Diciamo che chi a parole dice di essere nato dalla democrazia diretta in realtà mostra in questa occasione del referendum romano dell’11 novembre una profonda disonestà intellettuale, e di disprezzare nei fatti la partecipazione dei cittadini. È incredibile la schizofrenia. Mentre a livello nazionale si promuove il rafforzamento del referendum e si fa pure un ministero per la democrazia diretta, a livello locale si nega tutto questo” .

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Per il centro-destra c’è invece Stefano Parisi. “Roma alza la testa. Ovviamente quella degli amici di Energie per l’Italia è una adesione che facciamo a livello personale. Giustamente, era una manifestazione apolitica. Ma dobbiamo evitare che sia una cosa contro i partiti, perché questa logica dei Cinque Stelle che sono contro i partiti rischia di prendere un po’ tutti. E questo è sbagliato, perché i partiti sono importanti”. Sono un partito anche loro, peraltro.. “Sono un partito dicendo di non esserlo. Dissimulano. Vorrei però aggiungere che se in questa manifestazione c’è giustamente molta sensibilità sui problemi del degrado e del decoro urbano, a Roma ci sono anche tanti altri problemi. La sicurezza, il degrado delle periferie, la povertà, la disoccupazione. La questione non è soltanto di ripulire Roma, ma è molto più ampia. Se però qui è venuta tanta gente vuol dire che Roma ha smesso di essere rassegnata e alza un po’ la testa”. E il dato interessante era infatti la presenza di gente evidentemente con passati politici molto diversi. “Verissimo.. Ma d’altronde ormai lo schema destra sinistra è saltato. Credo che dobbiamo metterci d’accordo tra coloro che pensano che si può fare una buona gestione di una città. Ovviamente, senza pensare che è tutto colpa della Raggi. Sarebbe una sciocchezza, perché c’è una evidente responsabilità di tutti i governi precedenti. Per questo credo che sia oggi importante un progetto nuovo per una classe dirigente nuova della città”.

(foti di Maurizio Stefanini, foto di copertina da qui)

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