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«Vi spiego perché chiedo un sì al referendum Atac»

stefano parisi candidato governatore lazio

Energie per l’Italia aderisce alla campagna per il sì al referendum sull’Atac dell’11 novembre”. Candidato del centro-destra alla presidenza del Lazio alle ultime elezioni regionali, Stefano Parisi sceglie nextQuotidiano per fare l’annuncio. “Chiediamo un sì al referendum sull’Atac anche per dare un avviso di sfratto contemporaneamente sia a Virginia Raggi sia al sistema di potere di Zingaretti e del Pd, cui peraltro la destra di Storace e di Alamanno si è rapportata. Non è un caso se oggi c’è Pirozzi che sostiene la Giunta Zingaretti in Regione, con il voto di due consiglieri regionali di estrema destra. È un sistema di potere che vogliono far restare in piedi per alimentare i partiti, e che i grillini su questo terreno non sono stati neanche lontanamente in grado di scalfire”.

Quindi secondo lei non si tratta solo di un problema della presente Amministrazione, e neanche di un problema delle sole Giunte di Sinistra…
Il tema non è: privato o pubblico. Il tema di fondo è: vogliamo lasciare un Pubblica Amministrazione molle che gestisce direttamente il servizio senza avere sistemi di controllo che garantiscano qualità e costi per i cittadini? O vogliamo invece fare una concessione con una gara dove il concessionario – sia esso pubblico o privato – è sottoposto a un controllo dei costi e della qualità, con precisi obiettivi di sviluppo e di miglioramento del servizio? Vogliamo lasciare l’Atac così come è da tanti anni, e come la hanno gestita tutte le Amministrazioni? Di Destra o di Sinistra o dai Cinque Stelle… Se a qualcuno piace questa Atac come è, può votare no. Vogliamo invece far diventare finalmente l’Atac una amministrazione moderna che sia terza e sia in grado di garantire la qualità e i costi del servizio? E allora bisogna votare sì. Per avere finalmente a Roma un sistema di trasporto pubblico moderno, efficiente e che garantisca la qualità della vita di chi lavora e di chi vive nella città.

virginia raggi atac bilancio 2017 2018 - 1

L’11 novembre si vota per il referendum sull’Atac. Ma il 10 novembre c’è la sentenza del processo che vede Virginia Raggi accusata di falso per la dichiarazione, inviata all’Anticorruzione capitolina, in cui chiariva che Raffaele Marra non aveva avuto alcun ruolo nella promozione del fratello Renato a capo dell’ufficio Turismo . Le due cose vanno collegate?
È un voto sullo sfratto a un sistema di potere: meglio che non diventi un referendum pro e contro Virginia Raggi tipo quel referendum istituzionale che si è poi trasformato in un referendum su Renzi. Bisogna stabilire se Roma può diventare una città moderna che segue il mondo moderno, o se deve continuare a essere una città retta dal sistema di interessi che ha eletto Zingaretti e la Raggi come prima di loro Marino o Alemanno. Per quanto riguarda poi il processo a Virginia Raggi in particolare, io sono un garantista fino in fondo. Sono assolutamente contrario alla politica che usa la magistratura per vincere le proprie battaglie.

Il sistema di potere romano, però, non è che riguardi solo l’Atac…
È vero, è così. È lo sfacelo di un sistema di potere che non riguarda solo l’Atac ma va dalla gestione delle strade a quella degli appalti per le buche, tanti per fare altri due esempi. È lo sfacelo di un sistema di potere che vuole gestire direttamente ma che non sa farlo, accollandone il prezzo ai cittadini. Molti cittadini ormai sono rassegnati. Dopo aver provato il centro-sinistra e il centro-destra si sono affidati alla speranza grillina per mandare tutti a casa, e invece la speranza grillina ha lasciato le cose esattamente come stavano, se non peggio. I cittadini possono dunque ormai pensare che non c’è più soluzione. Noi diciamo loro che attraverso questo referendum la speranza su Roma può invece rinascere. Quello che diciamo sull’Atac, lo potremmo dire ad esempio anche sulle buche. Se le buche fossero gestite da una Amministrazione Pubblica intelligente, si potrebbe risolvere i problema dando aree della città in concessione. Chi si occupa della strade dovrebbe garantire che non ci siano buche diciamo per 10 anni. Così avremmo dei privati che investirebbero su questa attività, e che si assicurerebbero su eventuali problemi tipo voragini. Anche le società di assicurazioni si interesserebbero, e soldi privati verrebbe garantita la qualità del servizio. È evidente che servirebbe un Settore Pubblico diverso, in grado di gestire questa progettualità. Invece abbiamo un Settore Pubblico in grado solo di fare piccoli appalti, che lasciano sia le buche, sia un manto stradale fragile. È una logica da Strapaese dietro la quale ci sono gli interessi specifici di chi asfalta le strade, di chi gestisce il verde, di chi gestisce i rifiuti. Sono tutti conniventi perché sono tutti seduti a mangiare allo stesso tavolo. Sindacato, partiti di opposizione, partiti di maggioranza. Sono tutti parte della stessa mensa, e di un meccanismo che bisogna rompere. Non con la privatizzazione, ma facendo fare alla Pubblica Amministrazione una gara di concessione del servizio per stabilire investimenti, qualità del servizio, penalità per chi non lo realizza. A quel punto saranno i romani a beneficiarne.

Tutti seduti allo stesso tavolo…
Tutti! Si tratta di un elemento evidente in un sistema di potere che è poi quello che ha sostenuto Zingaretti alle ultime elezioni regionali, per evitare che vincesse un outsider come potevo essere io. Zingaretti ha avuto i voti e il sostegno di Storace perché ha gestito il potere insieme a Storace. È la storia di Roma, la storia di quello che è successo nella Regione Lazio. Questa cosa può essere scardinata solo col voto dei cittadini. non con le Procure. Le Procure, lo vediamo, quando devono andare fino in fondo si fermano a metà. Chiamano Mafia Capitale una cosa che in realtà mafia non è per niente, pur di non andare a fondo con questo sistema di potere.

E Cinque Stelle cosa rappresentano in questo schema? Sono seduti anche loro a quel tavolo?
No, perché non ne sono capaci. I grillini non hanno un sistema di potere, ma non hanno avuto neanche il coraggio di fare quello che avevano detto. Volevano fare la gara per la concessione, e invece la Raggi la ha prorogata. Non ha avuto il coraggio di schierarsi con i cittadini piuttosto che con i dipendenti dell’Atac, allo stesso modo in fui non ha avuto il coraggio di schierarsi con i cittadini piuttosto che con i tassisti o con altre rappresentanze di potere organizzato. La vera cifra della Giunta Raggi è: incapacità e panico. Paura di fare quanto avevano detto in campagna elettorale. e incapacità di farlo. Ma inadeguatezza e paura sono due cose che sono spesso collegate. Hai paura perché sei inadeguato.

Questo è dunque un referendum per costringerli a decidere?
È un referendum consultivo, non un referendum decisivo. Non dimentichiamolo. Però è un grande messaggio politico molto forte contro un sistema di potere che c’è nel Lazio. Il sistema di potere dei Bettini, dei Veltroni e degli Zingaretti che ha gestito questa città per tanti anni e che la Raggi non ha minimamente scalfito. Perfino il povero Marino ci aveva provato a mettere in discussione certi meccanismi: in maniera incapace e un po’ balbettante però aveva provato. È stato spazzato via anche lui.

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