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«Vi spiego perché è ora di scendere in piazza per dire #romadicebasta»

romadicebasta intervista

“E lasciami gridare lasciami sfogare/ Io senza amore non so stare/ Io non posso restare seduto in disparte/ Ne arte ne parte/ Non sono capace di stare a guardare/ Questi occhi di brace e poi non provare/ Un brivido dentro e correrti incontro/ Gridarti ti amo/ Ricominciamo”. Nel 1979, era una hit di Adriano Pappalardo. Nel 2018, è diventato un video virale che è corso sui Social, accompagnato da immagini del degrado romano, per annunciare “#romadicebasta. “Tutti per Roma Roma per Tutti Sit-in in campidoglio sabato 27 ottobre alle 10.30. Tutti le cittadine tutti i cittadini tutte le associazioni tutti i comitati tutti i quartieri tutte le età!”. Ce ne parla la portavoce Emma Amiconi: “esperta di nuove forme della democrazia e della cittadinanza, di partecipazione e attivismo civico, di politiche europee di inclusione sociale, culturale e territoriale”. Insiste a dire che “è un sit in: non una manifestazione tradizionale con il palco e gli oratori. Ci sarà musica, e simboli non di partito. Ci sarà forse qualche breve intervento ma dipende, perché non abbiamo neanche una amplificazione centrale”.

Prima di “#romadicebasta” viene comunque “Tutti per Roma Roma per Tutti”…
È un’iniziativa nata da un gruppo di sei donne. A parte me: Francesca Barzini, giornalista al tg3; Roberta Bernabei, storica dell’arte e guida turistica; Tatiana Campioni, ingegnere e esperta in restauri; Martina Cardelli, editrice; Valeria Grilli, architetto. Abbiamo cominciato a maggio, con una pagina Facebook che risponde a un gruppo chiuso, e che da quando è stata aperto ha superato i 20.000 iscritti. Sono iniziati a arrivare materiali, video e fotografie, e così abbiamo iniziato a usare altri strumenti Social. Twitter, Instagram, YouTube. Il gruppo si è poi arricchito da una parte per riportare l’attenzione su alcune emergenze della città che ci sembravano del tutto sottovalutate dall’Amministrazione; dall’altra per risvegliare anche la partecipazione, la propositività e l’energia che è dei cittadini. Sia a livello di singoli che attraverso comitati, gruppi, realtà locali. Secondo noi senza questa forza civica, ricchezza della politica e della democrazia, a Roma non si va da nessuna parte. I problemi sono così grandi, così radicati, che se non c’è un cambiamento di punto di vista e un coinvolgimento effettivo dei cittadini non potrà accadere mai niente. Anche a prescindere di chi sia il sindaco.

Il video con la canzone di Adriano Pappalardo ha avuto un grande impatto…
Lo abbiamo realizzato a settembre, quindi dopo un po’ di mesi che avevamo iniziato a lavorare. Lo abbiamo realizzato per promuovere il sit in del 27 ottobre, sabato prossimo. Effettivamente la canzone è stata indovinata, e il video è stato anche montato da un professionista. È piaciuto, è diventato virale, quindi ha fatto bene il suo lavoro.

intervista romadicebasta

Ma cosa chiede esattamente questo sit in?
Lo slogan è “#romadicebasta”, ma questo basta si può declinare in tantissimi modi. Il primo “basta” è quello che dicono tutti e a cui noi diamo voce. Siamo un gruppo assolutamente aperto, pur nel solco democratico e antifascista. Da questo primo “basta” vengono fuori due cose. Una è una maggiore considerazione, cura e rispetto per lo spazio pubblico: strade, marciapiedi, nettezza urbana, parchi e verde, mura. Quello che è di tutti, nel quale volenti o nolenti siamo tutti costretti a vivere, e che vogliamo sia rispettato maggiormente, perché è uno schifo. Roma affoga, nello sporco e nel traffico. Questo è brutto per chi vive, ed è terribile per chi ci viene a visitare. Gli stranieri sono inorriditi, e noi pensiamo che questa cosa sia la prima a cui bisogna mettere mano. La Giunta Raggi ha anche rinunciato a grandi eventi come le Olimpiadi, dicendo che doveva avere priorità l’ordinaria amministrazione! Quindi prima di tutto richiamo a questo e al funzionamento dei servizi pubblici: compresi i trasporti. E poi, secondo, chiediamo di ascoltare il grido di una città che si sente abbandonata e rispetto alla quale non si può fare finta di niente. Questi è come se governassero autoreferenzialmente. Non c’è risposta. Non c’è contatto.

Anche per un giornalista provare a farsi rilasciare un’intervista dagli esponenti della Giunta Raggi è impresa quasi impossibile…
C’è un account per scrivere al sindaco, dal quale torma tutto indietro. E noi invece contiamo moltissimo sulla libera iniziativa indipendente dei cittadini, che io chiamo attivismo civico. Un esercizio di partecipazione che peraltro ci riconosce la stessa Costituzione. C’è una sorta di sfiducia e di scarsa considerazione per i cittadini, che invece non vanno disprezzati. I cittadini non sono solo quelli che votano, che eleggono i loro rappresentanti o che usano gli strumenti di democrazia diretta. I cittadini sono i proprietari della città, e la loro forza la devi in qualche modo riconoscere. È complicato, naturalmente. Non siamo degli illusi. Mette anche in discussione le leadership tradizionali, non c’è dubbio. Ma se a Roma ci sono decine di gruppi, di comitati e di realtà che si muovono, questo è un fatto. E con questo fatto ci si deve confrontare positivamente.

Roma ha iniziato la Seconda Repubblica con un lungo peroodo di sindaci di centro-sinistra. Poi ha provato un sindaco di centro-destra, poi è tornata al centro-sinistra, infine ha scelto i Cinque Stelle. Il fatto che adesso salti fuori questo comitato vuol dire: “sono tutti inadeguati, bisogna inventarsi qualcosa di diverso?” O con la Raggi c’è stato un ulteriore salto di qualità in senso negativo?
Sinceramente, non lo so. Molti di questo gruppo pensano che questa amministrazione sia la peggiore di tutte. Altri sono d’accordo sul giudizio che non ha rispettato le sue promesse, ma non gli interessa di stabilire se sia o non sia la peggiore. Il giudizio unanime è però molto negativo. È evidente che hanno ereditato una situazione che era già malmessa, non possiamo pensare che tutto il degrado sia colpa di questi ultimi due anni e mezzo. Però lo sapevano. Non è che li ha obbligati nessuno a promettere cose che non avrebbero potuto essere mantenute! E poi passa il primo anno, passa il secondo, siamo a due anni e mezzo: qua le cose non solo non sono migliorate, sono molto peggiorate|! A questo punto i romani si chiedono: scusate, ma che state a fare? Ci sono soldi che non riuscite a spendere, i bandi vanno deserti, molto spesso li sbagliano e li ritirano. Una scusa che loro spesso usano è: non ci sono soldi. Ma non è che tutto costa. Ci sono alcuni atteggiamenti che non derivano necessariamente da una questione economica. In un ambiente così degradato è chiaro che tutti sono portati a essere più maleducati. Lo dimostrano ricerche sociologiche che in una strada pulita c’è più difficoltà psicologica a buttare le cose per terra che non in una strada sporca. Figuriamoci poi quando con cassonetti e cestini pieni non c’è neanche lo spazio dove metterli, i rifiuti! Su questo si potrebbe fare una grande mobilitazione civica: trattiamo bene la nostra città! Senza arrivare a pulire i parchi noi, perché non è che gli dobbiamo fare il favore! Non ci possiamo sostituire a servizi che noi paghiamo e che dovrebbero essere erogati. Potrebbero ascoltare quello che ti dicono i tuoi elettori in senso lato, i tuoi cittadini, quelli che tu amministri, e lanciare anche degli obiettivi comuni. Ma non lo fanno. C’è su Roma una patina di disprezzo, gelo e pessimismo. Per loro è tutto negativo. Le grandi opere non si possono fare perché non siamo capaci. Le imprese internazionali non le tratteniamo. Stiamo cacciando talenti, energie, risorse, opportunità per il futuro. Alla fine rimarranno solo i vecchietti. Noi invece su questo declino, su questa mancanza di empatia, di fiducia, di speranza, vorremmo mettere invece una buona parola. Roma è piena di energie, anche se è trattata malissimo.

Ma da dove viene questa arroganza?
Non lo so, forse sono anche terrorizzati. Gli assessori non rispondono, e specialmente non rispondono alle persone. Siamo di fronte a una deriva terribilmente reazionaria e antidemocratica, per cui siamo tutti un po’ preoccupati. Più i cittadini non partecipano e non mettono le loro competenze a disposizione per il bene comune e per l’interesse generale, più c’è il rischio di perdere i contatti con la realtà. Di lì vengono le derive razziste, l’idea che partecipare sia fare click. L’idea dei Cinque Stelle è demenziale, anche se nasce da un’analisi che al limite è pure corretta: i partiti non ce la fanno più, la democrazia rappresentativa è in crisi non solo in Italia, ma in tutto il mondo. Però a Roma c’è un totale scollamento tra i cittadini e una Giunta che si era presentata appunto come quella che avrebbe colmato lo scollamento con i cittadini.

E dopo questo sit-in? Mi sembra che questo movimento avrebbe tutte le caratteristiche per trasformarsi in un movimento civico in grado di presentarsi alle prossime elezioni.
Ce lo chiedono, ma noi non siamo nati con questo obiettivo. Intanto pensiamo a portare le persone in piazza, perché ci teniamo che questa manifestazione abbia successo. Ma in piazza raccoglieremo le proposte, con scatoloni e sacchi. Lo stiamo facendo già on line. Elaboreremo queste proposte, ci rivedremo con chi vuole continuare. Pensiamo a campagne simboliche, richieste specifiche all’Amministrazione, sperimentazioni, approfondimenti. Quando denunciamo che Roma è sporca, non è che pensiamo che non ci sia voglia di pulire. Sappiamo che c’è un problema enorme con l’azienda Ama, che va dal numero degli addetti alla pulizia delle strade e al tema degli inceneritori. C’è un problema organizzativo e economico enorme. Ma intanto da qualche parte si deve pure incominciare. Senza ideologia, senza pregiudizi, senza preconcetti. Però nel solco democratico e nell’idea che i cittadini non fanno volontariato. I cittadini fanno politica.

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