Opinioni

Cosa non ha capito Luigi Di Maio di “mele marce” e “massoni”

“Per quanto ci riguarda è una persona che non ci aveva detto di far parte di una loggia massonica e per questa ragione non può stare nel movimento. Gli abbiamo inibito l’utilizzo del simbolo e quindi per lui è game over”: Luigi Di Maio a Napoli oggi intercettato dai giornalisti è costretto a parlare del tema di cui nelle bacheche social dell’intero MoVimento 5 Stelle non si fa menzione: uno dei motivi di imbarazzo che ruota intorno al candidato Catello detto Lello Vitiello è che è stato proposto proprio dall’entourage di Di Maio. Un altro dei motivi di imbarazzo è una cosa di cui probabilmente Giggetto non si è ancora accorto: il M5S non può inibire l’uso del simbolo a Catello Vitiello perché il simbolo è attualmente in mano a un curatore, per la causa promossa dai 33 grillini ribelli assistiti dall’avvocato Lorenzo Borré.

catello lello vitiello

Poi Di Maio ha detto la sua anche sui due (per ora) candidati e parlamentari del M5S che sono stati beccati a non versare nel fondo del microcredito: “Quelle persone come Cecconi e Martelli le ho già messe fuori, per gli altri stiamo facendo tutte le verifiche che servono ma siamo orgogliosi di quello che è il Movimento. Non sarà qualche mela marcia ad inficiare questa iniziativa che facciamo solo noi e come sanno gli italiani da noi le mele marce si puniscono sempre”, ha detto Maio, in merito ai rimborsi dei 5 Stelle. “La notizia in un paese normale è che M5S ha restituito 23 milioni e 100mila euro di stipendi e questo è certificato da tutti quanti e ci sono 7mila imprese in Italia che lo testimoniano perché quei soldi hanno fatto partire 7mila imprese e 14mila posti di lavoro”, ha spiegato. ” Se ci saranno controlli da fare li stiamo facendo – ha concluso – ringrazio chi ha fatto queste inchieste ma questo è un paese strano in cui restituisci 23,1 milioni e la notizia è che manca lo 0.1″.

restituzioni false stipendi movimento 5 stelle

E anche qui Di Maio dimostra di non aver capito cos’è la notizia. Lui è infatti il candidato premier del M5S e in quanto tale si offre come guida del paese. Ma lui, in quanto capo della coalizione che ha candidato Cecconi e Martelli, è anche quello che li doveva controllare. La notizia non è qundi che manca lo 0,1%, come dice lui, ma il fatto che uno che vuole guidare l’Italia non è nemmeno in grado di controllare i suoi candidati.

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