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Carlo Martelli e Andrea Cecconi: i due parlamentari M5S a rischio per le mancate restituzioni

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Emanuele Dessì, il candidato M5S di Frascati che ha fatto tanto parlare di sé per il video con Domenico Spada, la casa popolare a sette euro al mese e le botte ai rumeni ha annunciato di aver firmato un modulo per la rinuncia alla candidatura, ma di non averne capito il significato. Il modulo, approntato dal giovane costituzionalista Luigi Di Maio. prevede la “rinuncia alla candidatura da parte del candidato del collegio”. Una volta eletto, secondo la fantasiosa interpretazione della legge a 5 Stelle, Dessì potrà quindi dimettersi senza causare ulteriore imbarazzo nel MoVimento.

Carlo Martelli e Andrea Cecconi potrebbero rinunciare al seggio una volta eletti

Naturalmente si tratta di carta straccia, perché l’articolo 66 della Costituzione stabilisce che: “Ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità”. In poche parole sarà l’aula del Senato a decidere sulle dimissioni di Dessì. A quanto pare però l’ex consigliere comunale M5S non sarebbe l’unico ad aver firmato il famigerato modulo inventato da Di Maio. Stando a quanto riporta Luca De Carolis sul Fatto Quotidiano di oggi anche due parlamentari uscenti avrebbero firmato il modulo di rinuncia. Secondo le indiscrezioni si tratta del deputato  Andrea Cecconi, recordman di preferenze alle Parlamentarie nelle Marche e del senatore Carlo Martelli.

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Per entrambi nei giorni scorsi il M5S aveva annunciato la segnalazione al Collegio dei probiviri. Il blog del MoVimento riferiva infatti che “a seguito di alcune segnalazioni” dalle verifiche sulle rendicontazioni di Cecconi e Martelli è emerso che i due non erano in regola con le restituzioni. Secondo il Corriere della Sera ci sarebbero alcune indiscrezioni su un non meglio precisato servizio tv sulle rendicontazioni dei portavoce pentastellati. Il M5S faceva sapere che i parlamentari “hanno immediatamente proceduto a effettuare il versamento al Fondo per il Microcredito” e che nel frattempo i Probiviri decideranno sul provvedimento disciplinare da avviare nei loro confronti. Secondo De Carolis si potrebbe trattare appunto di una richiesta di farsi da parte una volta eletti. Il problema è lo stesso di Dessì, i due non sono vincolati a dare seguito a quella richiesta e del resto è possibile che le camere respingano la richiesta di dimissioni, come è successo per cinque volte al senatore Giuseppe Vacciano, eletto con il MoVimento 5 Stelle, che per tutta la Legislatura non è riuscito a uscire dal Parlamento.

Perché solo Martelli e Cecconi sono stati deferiti ai Probiviri per i ritardi nei versamenti?

Andando a spulciare le rendicontazioni sul sito TiRendinconto non si riesce a capire il motivo della decisione del M5S. Nel caso di Carlo Martelli ad esempio il senatore è in regola con la presentazione degli scontrini (anche se in nome della trasparenza nessuno ha mai visto questi scontrini) fino a dicembre 2017. Diverso il caso di Cecconi i cui rendiconti si fermano a giugno. C’è da dire che gli uffici a 5 Stelle della Camera sembrano lavorare più lentamente visto che sono pochi i deputati che hanno rendicontato le spese di dicembre. Inoltre ci sono un paio di deputati (come ad esempio Brugnerotto e Colonnese) che sono fermi ad agosto mentre l’ultima rendicontazione dell’onorevole Silvia Giordano risale addirittura a maggio 2017.

L’ultima rendicontazione presentata da Andrea Cecconi [Fonte: TiRendiconto]
Guardando le date dei bonifici delle restituzioni risulta invece che Martelli abbia effettuato il 29 dicembre 2017 due bonifici di restituzione (da circa 4mila euro l’uno) relativi a settembre e ottobre 2017 mentre quelli di novembre e dicembre sono stati pagati l’8 e il 18 gennaio 2018. I pagamenti, seppur a cadenza bimestrale, sembrano in regola. Per Cecconi invece i versamenti di settembre e ottobre (da circa 1.900 euro) risalgono agli inizi di dicembre. Ma c’è da dire che questo ritardo nei versamenti sembra essere la prassi. Ad esempio Alessandro Di Battista (le cui rendicontazioni si fermano a settembre) ha effettuato i versamenti per agosto e settembre a fine novembre. Addirittura Luigi Di Maio (anche lui fermo a settembre) ha regolato la sua posizione sulle restituzioni di giugno, luglio, agosto e settembre 2017 con quattro distinti bonifici in data 13 dicembre 2017 (Di Maio aveva pagato maggio 2017 ad ottobre). Non sappiamo se in quella data Di Maio ha versato le restituzioni dei restanti mesi del 2017, se così fosse a dicembre il Capo Politico del M5S era indietro di sette mesi con i versamenti. Insomma se davvero ci sono stati dei ritardi nei versamenti dei bonifici questi non sembrano essere una particolarità di Cecconi e Mattelli.

 

EDIT: In merito al titolo del Corriere della Sera, che parla di “caso scontrini nel M5S” il MoVimento 5 Stelle comunica quanto segue:

Non esiste nessun caso scontrini. Ancora una volta siamo costretti a leggere un titolo scandalistico che accompagna un articolo che non contiene nessuna notizia. L’articolo del ‘Corriere della Sera’, infatti, si limita a riportare quanto già segnalato dal M5S domenica scorsa in un post pubblicato sul Blog delle Stelle. Semplicemente, a seguito di verifiche abbiamo riscontrato due casi di incongruenze nelle rendicontazioni, incongruenze tempestivamente segnalate ai probiviri e comunque già sanate