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Perché Vincenzo De Luca non ha firmato l’intesa con il governo sulla riapertura nelle Regioni

Il governatore della Campania ci ha tenuto a far conoscere il suo dissenso perché «sulle norme fondamentali di salute pubblica non è possibile che il ministero della Salute e il governo scarichino le decisioni sulle Regioni». Vediamo con chi ce l’aveva e perché potrebbe aver ragione se le previsioni più fosche si avverassero

«Che significa liberi tutti? La Campania non ha firmato nessun accordo col governo, non si può scaricare responsabilità sulle Regioni»: Vincenzo De Luca a Mezz’ora in più da Lucia Annunziata svela un retroscena sulla riapertura differenziata concordata da Giuseppe Conte con gli enti locali ieri. Che ci fa anche capire com’è andata la Trattativa Stato-Regioni e perché a un certo punto l’esecutivo ha fatto un passo indietro.

Perché Vincenzo De Luca non ha firmato l’intesa con il governo sulla riapertura

«La Regione Campania non ha firmato l’intesa con il governo, voglio correggere un’informazione che è girata in queste ore: ‘Raggiunto l’accordo Regioni-Stato’? La Campania non ha firmato alcun accordo, la Campania non è d’accordo. Perché io ritengo che su alcune norme di sicurezza generale debba pronunciarsi il ministero della Salute. Poi è chiaro che deve esserci una flessibilità regionale, ma sulle norme fondamentali non è possibile che il ministero della Salute e il governo scarichino le decisioni sulle Regioni», ha spiegato De Luca. E sulla data del 3 giugno che consente la riapertura dei confini regionali ha detto: “Deciderò il 2 in base alla situazione epidemiologica”. Cosa è successo di preciso ieri? È successo che dopo le polemiche dei governatori sulle misure che il governo stava predisponendo per gli esercizi commerciali su tutto il territorio italiano, Conte ha deciso di lasciare a ogni regione la “libertà di interpretare” norme e regolamenti. Con l’avvertenza che ciascuna regione, come ha spiegato ieri sera Conte, si sarebbe assunta l’eventuale responsabilità caso per caso.

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Emergenza Coronavirus: il rischio regione per regione (Il Messaggero, 17 maggio 2020)

Per questo il governatore della Campania ci ha tenuto a esprimere il suo dissenso (che fosse nervosetto lo si capiva dal tweet di ieri pomeriggio in cui si trincerava dietro un “no comment” anche se nessuno gli aveva chiesto un commento) e ha fatto anche sapere che nella sua regione lunedì non riaprono né i ristoranti né gli altri locali perché prima vuole parlare con le categorie per le sanificazioni e per aiutarli a trovare i famosi separé.

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Ma De Luca, attaccando il governo, non ha evidentemente notato che la scelta dell’esecutivo è arrivata dopo la guerra che alcuni enti locali hanno ingaggiato (su tutte la Liguria, ma insieme a Piemonte e Lombardia) perché spinti dalle categorie del commercio che li hanno in più occasioni invitati a farsi sentire nei confronti di Roma. Le Regioni hanno messo in campo la loro potenza di fuoco, di cui l’ordinanza sulla riapertura degli esercizi commerciali in Calabria è stata soltanto un’avvisaglia, per spingere il governo al laissez faire, laissez passer sulle riaperture.

La debolezza di Conte e il rischio epidemiologico

Conte quindi si è piegato alle regioni concedendo autonomia dove bisognava primariamente garantire la salute pubblica. E il risultato è quello che è stato sintetizzato stamattina nell’infografica pubblicata da Repubblica in cui si sintetizzavano le varie posizioni di ogni regione con differenze importanti a pochi chilometri di distanza. I retroscena oggi hanno ricordato che nei giorni scorsi Piemonte, Lombardia e Toscana erano in prima fila nel chiedere prudenza nelle riaperture, ma alla fine proprio quel fonte si è assottigliato sempre di più perché nessuno dei governatori ci teneva particolarmente a spiegare alle categorie e ai portatori di interessi (legittimi) perché qualcosa non si poteva fare nel loro territorio e negli altri sì.

regioni cambio definizione
I protocolli cambiati dopo l’intervento delle Regioni

Una scelta politica comprensibile se si attinge alla categoria della furbizia che nel breve periodo porterà già da domani alle riaperture a macchia di leopardo con norme di sicurezza diverse tra regione e regione in nome della politica e non della salute pubblica.

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La riapertura differenziata nelle regioni (La Repubblica, 17 maggio 2020)

Speriamo invece che non si avveri la previsione più fosca di medio periodo, ovvero che proprio l’allegra gestione della riapertura differenziata con norme diverse tra regione e regioni porti invece il democraticissimo Coronavirus SARS-COV-2 e COVID-19 a fregarsene dei confini e della politica e a tornare a fare vittime.

regioni rischiano di chiudere
La sorveglianza integrata di COVID-19 (Corriere della Sera, 17 maggio 2020)

Perché in quel caso in primo luogo chi ha riaperto tutto potrebbe trovarsi costretto a fare marcia indietro, con effetti prepotenti e ancora più devastanti sul tessuto economico della nazione e del paese, e poi perché accadrebbe esattamente quello che ha previsto De Luca: ovvero che qualcuno dovrebbe prendersi la responsabilità dell’aumento dei morti. Ed è cristallino che dovrebbero essere proprio quei governatori dove si rischia di più. Per questo oggi De Luca ha tenuto a chiamarsi fuori dalla questione. E per questo, nel caso di worst case scenario, qualcun altro invece non ci riuscirà.

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