Economia

Perché la sparata di Salvini su Nutella e nocciole turche non ha senso

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«Per addolcire la giornata, una fetta di pane e Nutella con una richiesta alla Ferrero: comprate ingredienti italiani, dallo zucchero alle nocciole, per aiutare i nostri agricoltori!». Durante la diretta Facebook di oggi Matteo Salvini accenna ad una precipitosa marcia indietro dopo l’uscita contro la Nutella “colpevole” a suo dire di non acquistare nocciole italiane ma quelle turche. Una scelta incomprensibile e inaccettabile per Salvini che in questi giorni si è dato al sovranismo alimentare più becero.

L’inutile populismo di Salvini sulle nocciole

Salvini però propone un’alternativa – approvvigionarsi esclusivamente sul mercato italiano – che è impraticabile per un’azienda come Ferrero. La dimostrazione che a volte le ricette semplici del sovranismo populista non sono in grado di risolvere problemi complessi, men che meno poter produrre un barattolo di Nutella. Per ovvie ragioni (storiche ma anche organolettiche) non è purtroppo possibile produrre un surrogato di crema spalmabile alla nocciola a base di cicoria. Occorre quindi capire quale ragione misteriosa e profonda possa spingere Ferrero ad utilizzare le famigerate nocciole turche.

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Come al solito bastano i numeri. Ferrero consuma circa il 20% della produzione globale di nocciole. Secondo il Sole 24 Ore una nocciola su tre prodotta nel mondo viene acquistata dall’azienda di Alba. In Italia la Ferrero compra circa il 14% della produzione, ma il nostro Paese non produce abbastanza “materia prima” (le nocciole rappresentano il 13% degli ingredienti della crema) quindi se l’azienda dovesse utilizzare solo prodotti italiani non potrebbe sostenere i ritmi produttivi. Anche perché con 25 stabilimenti in giro per il mondo Nutella è un prodotto globale nel vero senso della parola. Il Guardian scriveva che uno stabilimento in Francia produce il 25% della Nutella venduta annualmente nel mondo, pensate anche solo dal punto di vista logistico come dovrebbe funzionare se venissero utilizzate solo nocciole italiane. Anche perché livello globale l’Italia è il secondo paese produttore ma con “appena” il 12% del totale.Ma chi è il maggior produttore mondiale di nocciole? La Turchia, che ne produce circa il 70%, tant’è che nel 2014 il gruppo Ferrero ha acquisito il 100% della turca Oltan: nocciole turche, proprietà italiana (a differenza di Pernigotti, che durante il governo Salvini-Conte-Di Maio fu al centro di un caso politico perché i turchi di Toskoz volevano chiudere uno stabilimento e spostare i macchinari all’estero).

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Ferrero punta ad aumentare del 30% in cinque anni la quota di nocciole made in Italy, e potrebbe sembrare una cosa positiva. Se non fosse che – ad esempio in Umbria – questo progetto desta qualche preoccupazione degli ambientalisti e degli abitanti. L’attrice Alice Rohrwacher ha scritto su Repubblica una lettera indirizzata ai Presidenti di Umbria, Lazio e Toscana per chiedere un intervento contro l’avvento della monocultura delle nocciole che rischia di trasformare drasticamente il paesaggio (e c’è anche il problema legato all’uso di pesticidi e fitofarmaci). Ad Aprile il sindaco di Bolsena ha addirittura emanato un’ordinanza contro la coltivazione intensiva di nocciole. Insomma non solo in Italia non si producono abbastanza nocciole ma non è affatto detto che riuscire a soddisfare in maniera autarchica la richiesta di Nutella rappresenti un bene per l’ambiente e il panorama italiano. Ma come al solito queste sono questioni che Salvini trascura, perché il populismo è fatto così: i temi li affronta con l’accetta. Ma questo a Salvini non interessa, tant’è che questa sera è già tornato a fare pubblicità alla Nutella, o meglio ad alcune creme spalmabili made in Italy. E tutti vissero felici e contenti.

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