Fact checking

Che Salvini sarebbe senza Nutella?

«Ho scoperto che la Nutella usa nocciole turche e io preferisco aiutare le aziende che usano prodotti italiani. Preferisco mangiare italiano se posso scegliere e aiutare gli agricoltori italiani». Matteo Salvini non sa cosa sono le CACs, si è accorto con mesi di ritardo che il nostro Paese stava partecipando ad una trattativa per la riforma del MES ma almeno sulla Nutella ci è arrivato: le nocciole non sono tutte italiane. E aspettate che scopra che l’olio di palma non lo fanno in Puglia e che il cacao non viene da pregiate piantagioni calabresi. Forse tra qualche mese scoprirà che il petrolio usato per produrre materie plastiche, diesel e benzina non viene estratto in Basilicata e ci spiegherà che è per quel motivo che non ha tolto le accise.

Che Salvini sarebbe senza Nutella

Esattamente come per il MES anche per la lista degli ingredienti della Nutella è sempre stato tutto online. Ad esempio sulle nocciole si legge che «provengono principalmente dall’area del Mediterrraneo, soprattutto dalla regione del Mar Nero in Turchia e dall’Italia». Come Salvini sia stato in grado di scoprirlo solo ora rimane un mistero, forse stava cercando documenti segreti per dimostrare il tradimento di Giuseppe Conte.

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Eppure tutti sanno della smodata passione di Salvini per la crema spalmabile di Ferrero. Una passione che si è trasformata in arma di propaganda politica contro i professorini salutisti. Oppure contro l’allora ministra francese Ségolène Royal che nel 2015 disse che la Nutella non si doveva mangiare perché conteneva olio di palma. L’allora parlamentare europeo Matteo Salvini salì sulle barricate virtuali di Facebook: «Il ministro francese dell’Ecologia, la socialista Royal, ha invitato i cittadini a “non mangiare più la Nutella per salvare il Pianeta”. Poiché contiene olio di palma, sarebbe causa della deforestazione.Un ministro così merita… la RUSPA!!! Nutella libera».

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All’epoca Salvini non si era posto minimamente il problema della provenienza dell’olio di palma, eppure il dibattito sui prodotti contenenti olio di palma imperversò per mesi, con foto e video delle foreste malesi incendiate e abbattute. Anzi, erano quelli del M5S ad andare all’attacco della Ferrero per la questione del palm oilQualche mese prima Salvini aveva scoperto che la Nutella si vendeva anche in Russia, e ne era giustamente orgoglioso (non che fosse merito su ma lasciamo correre).

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Da quel giorno Salvini è diventato il politico-testimonial della Nutella. Un po’ perché faceva rosicare i sinistri ai quali era solito spedire bacioni e pane e Nutella per tutti. Ad esempio ad Aprile augurava una dolce Pasqua con la Nutella facendo gli auguri al prodotto della Ferrero che compiva 55 anni e “augurando” «una bella fetta di pane e Nutella ai simpatici buonisti e accoglienti milionari di sinistra Fazio e Saviano». Lungi dall’essere uno dei prodotti della globalizzazione la Nutella era il grimaldello goloso con il quale Salvini scardinava la logica immigrazionista e accogliona dei buonisti di sinistra.

Ma non è che Salvini sta diventando gretino?

«Se dopo 7 mesi da ministro mi attaccano su pane e Nutella vuol dire che stiamo lavorando bene», diceva Salvini a gennaio. Oggi non è ministro, ci sarebbe da parlare di tante cose, dal MES ad Alitalia passando per la crisi dell’Ilva ma Salvini continua a parlare di Nutella. Incredibilmente, lo criticano. Dirà che è perché sta lavorando bene? E di preciso cosa starebbe facendo? Cosa dobbiamo fare delle letteralmente decine di post nutellosi di Salvini ora che il leader della Lega ha scoperto il sovranismo delle nocciole? Nulla. La vera domanda è perché proprio oggi Salvini abbia deciso di attaccare la Nutella.

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La risposta la si trova magari cercando qual è l’altra crema spalmabile a base di nocciole che dichiara di utilizzare nocciole 100% italiane (cacao e vaniglia vengono sempre dall’estero) e la cui sede legale si trova (guarda caso) in Emilia Romagna. In fondo per le elezioni in Emilia-Romagna Salvini ha deciso di lasciare nell’armadio felpe e magliette a favore di un dolcevita verde marcio con giacca di velluto a coste da studente di filosofia fuoricorso, che sarà mai abbandonare l’amata Nutella. Non è poi così strano che Salvini si occupi della provenienza delle nocciole. È pur sempre quello che si batteva contro l’olio tunisino senza dire che la produzione di olive italiane non è sufficiente a soddisfare il fabbisogno.

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Lo stesso vale per la Nutella: le nocciole italiane (che non vengono usate solo per la Nutella ma per una vasta gamma di prodotti) non bastano per un player che compete sul mercato globale e che ha 25 stabilimenti produttivi in tutto il mondo per un totale di  35.146 dipendenti. Ed è solo un caso che Salvini invece non abbia deciso di parlare di un’altra cosa: i lavoratori. Perché la Nutella è un prodotto italiano, fatto da lavoratori italiani. In Italia la Ferrero ha seimila dipendenti, forse Salvini potrebbe preoccuparsi per loro invece che per le nocciole. E se proprio vogliamo muovere una critica alla Ferrero facciamola non tanto sulla provenienza delle nocciole quanto su chi viene impiegato per la raccolta. Un’inchiesta giornalistica della BBC sollevato la questione dello sfruttamento del lavoro minorile e dei migranti siriani nelle nei noccioleti turchi. Anche se la Ferrero punta a raggiungere il 100% della tracciabilità delle nocciole entro il 2020 per assicurarsi che provengano da piantagioni certificate al momento la tracciabilità sarebbe ferma al 39%. Se Salvini avesse a cuore i diritti dei lavoratori (italiani e non) avrebbe sollevato questo problema. Non lo ha fatto, a lui interessano le nocciole che parlano italiano. Chissà perché.

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