Economia

L’inventore del Nutri-Score svela le bufale di Salvini

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«Questo supera ogni confine di IDIOZIA: semafori rossi per metterci in guardia dai prodotti della dieta mediterranea, semafori verdi per bibite come la Coca Zero!» tuonava ieri Salvini. E ancora: “da Bruxelles vogliono imporci cosa mangiare”. Oppure: «SIAMO ALLA FOLLIA!!! La Lega farà le barricate, l’unico “semaforo rosso” utile è quello per fermare questi matti». Matteo Salvini e la Lega hanno scoperto il Nutri-Score e i sovranisti sono andati a nozze.

Salvini e i sovranisti che hanno scoperto l’ennesimo diktat di Bruxelles

Il Primato Nazionale, organo di stampa di CasaPound, parla di «euro-minaccia che massacra il cibo italiano», presentandolo come l’ennesimo attacco dei burocrati europei al made in Italy e ai prodotti alimentari italiani. La prova tangibile che “sconosciuti burocrati” vogliono manipolare le scelte di milioni di consumatori europei. Addirittura ci si legge una sorta di asservimento culturale all’Islam perché i nostri hanno notato che speck e insaccati hanno tutti il bollino rosso (chissà perché): «e chissà se, in quest’ultimo caso, dato il montante consenso che stanno avendo i partiti islamici radicali, l’etichettatura assolva anche alla necessità di sconsigliare alla cittadinanza di consumare carne di maiale». In pratica ci vogliono tutti musulmani!

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Ma che cos’è il Nutri Score, e davvero penalizza i prodotti italiani? Innanzitutto i tanto temuti (e convenientemente anonimi) burocrati europei non c’entrano nulla. Il Nutri Score è un sistema di classificazione sviluppato in Francia da un gruppo di scienziati indipendenti del Dipartimento di Ricerca in Epidemiologia Nutrizionali (EREN) di Parigi. Il sistema prevede di dare un “voto” ai prodotti alimentari (cibi e bevande) secondo un sistema a semaforo. In verde gli alimenti con una valutazione “migliore”, in rosso quelli con una valutazione “peggiore”. In questi giorni Salvini sta girando gli studi televisivi per dimostrare che Nutri Score penalizza i cibi italiani a discapito di quelli delle multinazionali perché – ad esempio – la Coca Cola avrebbe il bollino verde mentre il Parmigiano Reggiano quello rosso.

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Salvini ovviamente omette di dire che quella che mostra è la Coca-Cola senza zucchero perché quella “classica” si becca un bel bollino rosso. Per altro la scheda della Coca Zero evidenzia un alto rischio esposizione all’additivo “E150d – Caramello solfito-ammoniacale”. Va fatto notare che l’autorevole rivista italiana Il Fatto Alimentare ha scelto di appoggiare l’utilizzo del Nutri Score in etichetta.

Salvini e il complotto dell’Europa che ci vuole imporre cosa mangiare con il Nutri-Score

I consumatori infatti possono accedere al database dei prodotti caricato su Open Food Facts che fornisce la classificazione sulla base della dichiarazione nutrizionale e lista degli ingredienti dichiarata dal produttore. Nei commenti ad  uno dei tweet di Salvini a rispondere alle accuse del leader della Lega è arrivato Serge Hercberg. Docente di nutrizione alla Facoltà di Medicina dell’Università di Parigi 13, Direttore dell’equipe di ricerca di epidemiologia nutrizionale e già presidente del Programma nazionale sulla nutrizione e la salute del governo francese è colui che con il suo lavoro ha ispirato la nascita del Nutri-Score. In pratica Hercber è il “padre” del sistema di etichettatura nutrizionale tanto criticato da Salvini.

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Hercberg scrive che Salvini ha inventato una «delirante teoria del complotto secondo la quale Nutri-Score sarebbe il prodotto di un progetto segreto dell’Unione Europea contro la dieta Mediterranea e i prodotti alimentari italiani». Niente di tutto questo. Nutri-Score non è segreto ma uno strumento di salute pubblica sviluppato da ricercatori indipendenti (a febbraio il Fatto Alimentare aveva pubblicato un appello dei ricercatori ai consumatori italiani per partecipare al programma di etichettatura di Open Food Facts) per aiutare i consumatori a comprendere le qualità nutrizionali degli alimenti. In Olanda ad esempio il sistema di etichettatura è stato adottato ufficialemente dal Governo che ha chiesto di adattarlo alle linee guida olandesi. Il nostro governo invece ha sostenuto la strada di un’etichettatura “a batteria” senza colori ma con percentuale di energia, grassi, grassi saturi, zuccheri e sale rispetto alla quantità giornaliera che però ha il difetto di essere meno “immediato” da leggere rispetto al sistema “a semaforo”.

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Ci sono numerosi articoli scientifici a sostegno del sistema Nutri-Score, e naturalmente il consumatore può benissimo ignorare l’etichettatura. Hercberg fa notare che anche la dieta Mediterranea è ampiamente approvata dai nutrizionisti ma non è limitata al consumo di pecorino, gorgonzola o prosciutto. Alimenti che – come è noto – che siano italiani o meno hanno il difetto di contenere una gran quantità di grassi saturi (e sale) e di essere molto calorici. Questo non significa che non debbano essere consumati am che lo si debba fare con moderazione all’interno di una dieta bilanciata e varia. Nessuno potrebbe sopravvivere bevendo solo Coca Zero e in pochi condurrebbero un’esistenza sana mangiando solo pecorino e prosciutto (e niente verdurine, ad esempio). Niente complotti pro-islam, anche perché il formaggio presenta problematiche alimentari e nutrizionali simili.

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Un’altra balla di Salvini è che l’olio d’oliva sia classificato come “rosso” (E nella scala) quando invece è classificato come C. Il docente universitario francese spiega che tra gli oli di origine vegetale è il punteggio migliore (e per fortuna che non dice nulla sul fatto che l’extra vergine spesso e volentieri non sia tale). Non è nemmeno vero che il prosciutto o la mozzarella sono nella categoria rossa: il primo è classificato come D mentre la mozzarella è C. Secondo Hercberg in realtà è Salvini che difende gli interessi dei produttori italiani ma non è affatto interessato alla salute dei consumatori italiani, che è il vero obiettivo di Nutri-Score. Tant’è che solo di recente Nestlé ha accettato di utilizzare il sistema di etichettatura mentre molti grandi aziende del food and beverage come Ferrero, Cocacola, Pepsico  o Unilever (come si intuisce non sono tutte italiane) non hanno accettato di utilizzarla e quindi il semaforo non è in etichetta. Infine: in Italia dovrà essere il Governo ad imporre ai produttori l’utilizzo del Nutri Score in etichetta (come è successo in Francia, Spagna, Belgio, Svizzera e Germania). Quando al Governo c’era Salvini non è stato fatto alcun passo in nessuna direzione. Ora le cose non sono cambiate. Per ora i consumatori italiani potranno consultare Nutri Score solo su Internet. E se Salvini pensa di poter impedire ad altri di valutare il contenuto nutrizionale dei prodotti made in Italy il “potere forte” che non sta dalla parte dei consumatori è proprio lui.

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