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Perché la Lega ha cambiato idea su Guaidó e il Venezuela

«Sto con il popolo venezuelano e contro i regimi come quello di Maduro, fondato su violenza, paura e fame. Quanto prima cade, senza ulteriori scontri, meglio è». Così il 24 gennaio scorso il ministro dell’Interno Matteo Salvini dava il suo appoggio a Juan Guaidó, Presidente dell’Assemblea Nazionale venezuelana e autoproclamatosi presidente “pro tempore” del Venezuela. Per Salvini quel dittatore comunista di Maduro doveva andarsene, e come lui la pensava il grande amico Donald Trump (ma anche Macron, la Merkel e quei cattivoni della Commissione Europea).

Quando Salvini sosteneva Juan Guaidó

Un endorsement di un certo spessore quello del titolare del Viminale che non è infatti sfuggito a Guaidó che lo ha pubblicamente ringraziato su Twitter a nome di tutto il popolo venezuelano. Ma c’è un problema, anzi due. Il primo è che il dogma principale del sovranismo dice che ognuno ha diritto a gestire le cose in casa propria senza dover subire ingerenze straniere. Il secondo è che gli alleati di governo del MoVimento 5 Stelle sulla questione la pensano in maniera diametralmente opposta e sono più orientati a dare sostegno a Maduro.

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Finisce così che il governo del cambiamento, in ossequio ad una lunga tradizione del nostro Paese di non schierarsi subito pensando di fare una cosa furbissima, abbia deciso di astenersi sulla questione. In nome del sovranismo, si dirà, e del rispetto del principio di autodeterminazione dei popoli. Non proprio. Il fatto è che pur tentati dal seguire quel grandissimo statista che è Donald Trump (uno dei migliori presidenti USA della storia secondo Di Battista) i 5 Stelle hanno passato gli ultimi anni a raccontarci quanto bene si viva in Venezuela con la sovranità monetaria, la cacciata delle multinazionali e le file davanti a supermercati e farmacie.

Salvini segue la linea di Mosca o quella di Roma?

Salvini non l’ha fatto, e quindi potrebbe pur permettersi di dire la sua, anche in contrasto con l’opinione dell’alleato e le posizioni espresse dal governo. Del resto da quando è andata in scena l’inedita alleanza Lega-M5S non è che i due partiti siano andati sempre d’amore e d’accordo. Si veda ad esempio lo scontro sulla TAV, che per Salvini è irrinunciabile mentre per il MoVimento e il ministro Toninelli non s’ha da fare. Ed infatti in un’intervista ad Affari Italiani Salvini ha dichiarato che prima Maduro se ne va meglio è. Curiosamente però Salvini ha deciso di non andare al muro contro muro con il MoVimento 5 Stelle sul Venezuela.

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Anche il sottosegretario agli esteri (e presidente di MAIE) il senatore Ricardo Merlo dà ragione a Salvini e in un’intervista a Radio1 racconta che «in Venezuela non esiste la libertà di stampa, non si trovano medicine, non c’è sapone, carta igienica, nulla. E con una realtà di questo genere Maduro ha vinto le elezioni con oltre il 70%? C’è qualcosa che non va». Sulla libertà di stampa qualcuno potrebbe dissentire, visto il codazzo di reporter e giornalisti che seguono costantemente Guaidó riportando ogni sua parola. Ma non è quello il punto.

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Il punto è che alla scadenza dell’ultimatum di Maduro l’Italia ha deciso di non esprimersi e di non schierarsi né con Maduro né con Guaidó (ma di fatto sostenendo Maduro). Una posizione che potrebbe ricordare altri né né di pentastellata memoria e quindi ascrivere a quella curiosa postura postideologica in salsa a 5 Stelle la decisione di non prendere le parti di uno dei due contendenti. Questa è anche la lettura della turbosovranista Giorgia Meloni che ritiene che l’Italia sia ostaggio dei grillini. Ma c’è un’altra spiegazione possibile: la posizione di Mosca. Putin è infatti un grande amico sia del MoVimento 5 Stelle che di Salvini. E il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov ha dichiarato che legittimare i tentativi di usurpare il potere in Venezuela è “un’intromissione negli affari interni” del Paese e “non contribuisce in alcun modo a una soluzione pacifica della crisi” in corso. Riferendosi all’appoggio dato dai paesi UE a Guaidó Peskov ha detto che «l’imposizione di qualsiasi soluzione o il tentativo di legittimare il tentativo di usurpazione del potere è, a nostro avviso,un’interferenza diretta negli affari interni del Venezuela» aggiungendo che «la crisi politica interna in Venezuela può essere risolta solo dai venezuelani stessi».

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Il povero Salvini insomma si trova così tra l’incudine e il martello. Certo sarebbe imbarazzante avere un ministro dell’Interno, sovranista, che sulla politica estera si fa dettare la linea da un paese straniero, addirittura extracomunitario. L’unica cosa che possiamo dirgli è “Salvini non mollare”. E la questione non sarebbe affatto chiusa. Secondo alcune fonti della Lega – riferisce AdnKronos – «Maduro è uno degli ultimi dittatori di sinistra rimasti in giro, che governa con la forza e affama il suo popolo. L’auspicio sono libere elezioni il prima possibile».

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