Politica

L’onestà intellettuale di Beppe Grillo

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Oggi il Garante e fondatore del MoVimento 5 Stelle Beppe Grillo ha deciso di scendere in campo per difendere il premier nominato da Luigi Di Maio e da Matteo Salvini. Lo fa alla solita maniera dei 5 Stelle: ovvero accusando la stampa e i giornaloni di regime di essersi coalizzati contro il cambiamento. Non è proprio una novità, ieri sul Blog delle Stelle il M5S chiedeva Chi ha paura di Giuseppe Conte? la risposta non può essere che “nessuno”, perché pochi conoscono Conte come politico e tutti sanno che dietro Giuseppe Conte ci sono in realtà Salvini e Di Maio. Semmai è dei leader di Lega e MoVimento che si dovrebbe aver paura, anche se non si sa bene perché.

L’onestà intellettuale di chi mette la tessera della biblioteca nel curriculum

Ecco quindi che Grillo pubblica un post per dare manforte alle truppe pentastellate e che viene pubblicato in mezzo ad articoli del tipo “Siamo per il 5% Alieni” e al testo de L’Attesa di Giorgio Gaber. Il titolo -“L’onestà intellettuale del giornalismo” – promette bene. Il lettore si aspetta che Grillo riveli come i giornali hanno inventato tutte le notizie circolate in questi giorni su Conte, da quelle sul curriculum, fantasiosamente rimpolpato con vacanze estive che diventano periodi di “perfezionamento” alle omissioni sulla presenza in alcuni CdA passando per il ruolo nella vicenda Stamina (ma questa per il M5S non è una macchia). E su Libero sono appena state pubblicate le cartelle esattoriali del futuro premier, con le contestazioni di Equitalia (ma tanto sanno che è malvagia).

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Ma c’è poco da controbattere, perché Conte nei suoi curriculum parla di “perfezionamento degli studi giuridici”. Peccato che ad esempio l’Internationales Kulturinstitut di Vienna sia una scuola di lingue che dove non vengono tenuti corsi di tedesco giuridico. A Cambridge invece Conte avrebbe soggiornato per il suo perfezionamento proprio nel mese in cui la facoltà è chiusa per le vacanze estive.  E a poco serve il tweet di Manlio Di Stefano che rilancia un articolo di The Post Internazionale (un giornale, quindi) che fa sapere che dal 2008 al 2014 Conte ha avuto la possibilità di avere accesso alla biblioteca della New York University. Rimane il fatto che il futuro Presidente del Consiglio ha inserito nel curriculum delle visite in biblioteca.

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Nessuno nega che Conte sia una persona che abbia studiato e che continui a farlo. Ma che abbia messo nel Cv il fatto di aver consultato dei volumi in una biblioteca o di aver avuto dei colloqui con dei colleghi. Nessun giornale ha scritto che Conte ha mentito dicendo di aver frequentato master che non ha frequentato. Molto più banalmente ha grandemente esagerato le informazioni. In quanti, prima che i giornali si interessassero alla vicenda leggendo le note biografiche del curriculum avrebbero sospettato che “perfezionamento giuridico” significava “avevo l’accesso alla biblioteca d’Ateneo durante le mie vacanze estive”? Perché in buona sostanza è questo quello che si è detto e scritto ieri su tutti i giornali.

L’onestà intellettuale di chi diceva mai con Salvini

Secondo Grillo – che si appresta a scoperchiare i sepolcri imbiancati – le cose non stanno così. Conte è vittima di un futile e «maligno gossip-check-up». Come sempre Grillo non risparmia aggettivi e paragoni e spiega che si tratta del «brulicame di microscopici colpi di coda» dovuto alla «casta che decade, che si agita per puro istinto di sopravvivenza». Il Garante del M5S definisce i giornali un «pozzo nero intasato di coscienze da sempre asservite e mai servite a nulla». Siamo tornati ai bei tempi andati della lista di proscrizione per i giornalisti sgraditi a Grillo e al MoVimento, la rubrica del “giornalista del giorno”. Quelli da cui il gran capo della comunicazione Rocco Casalino metteva in guardia gli eletti dicendo «I giornalisti sono cattivi, non fate il loro gioco sporco» consigliando di chiudere i profili Facebook perché i giornalisti sarebbero andati a caccia di notizie. Un po’ come quello che è successo con il curriculum di Conte.

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I presunti “buchi” nel curriculum di Giuseppe Conte (La Repubblica, 23 maggio 2018)

Poi improvvisamente Grillo cambia registro. Si sa, è un comico e la sua comunicazione non è mai lineare. Parla degli Yes Man (sempre i giornalisti) ancora lividi per la la stangata in Val d’Aosta. Dimentica però di dire che in Val d’Aosta ha stravinto la Lega mentre il MoVimento 5 Stelle si è fermato ad un 10,44% che impallidisce di fronte al 24% conquistato a marzo. Ma ormai Grillo è partito, ecco che arriva l’Europa definita “campo di concentramento monetario” (nel contratto di governo però non si usano proprio questi termini) dal quale gli elettori hanno chiesto di essere liberati.

Ed ecco la svolta: Grillo inizia a parlare di “noi” e non è un noi popolo a 5 Stelle è “noi e la Lega” che «siamo cresciuti e i serventi della finanza sono stati minorizzati ed umiliati». Tra Grillo e la Lega è scoppiato un amore improvviso e intensissimo. Sembra ieri che il MoVimento 5 Stelle e Grillo definivano la Lega “utile idiota del Cavaliere” oppure Matteo Salvini “un traditore” o un “grande bluff“. Senza dimenticare di quando Grillo parlava del felpa nella notte dicendo che la Lega aveva rubato per otto anni spiegando che Salvini è stato messo lì per togliere il MoVimento dal contesto politico. Tutto passato, tutto dimenticato, tutto condonato. Anche questa è onesta intellettuale? Attendiamo per scoprirlo che Alessandro Di Battista lasci il MoVimento come promesso. Grillo disse che in quanto Garante sarebbe rimasto nel partito a garanzia delle quattro o cinque regole che ci sono. Ne ricordiamo due che il M5S ha cestinato dopo le politiche: quella di non fare alleanze con i vecchi partiti della casta e quella sul limite del doppio mandato. Per fortuna che c’era Grillo a sorvegliare.

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