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I 5 Stelle contro la Ferrero e l'olio di palma

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Il gruppo parlamentare del M5S va alla guerra contro la Ferrero, colpevole secondo i Cinque Stelle di aver fatto dichiarazioni scorrette nello spot dove l’azienda dolciaria rivendica con orgoglio l’uso di olio di palma “di qualità”, “sicuro” e soprattutto proveniente da fonti sostenibili. I parlamentari del MoVimento hanno presentato un esposto al Garante della Pubblicità dove si chiede di «fermare la trasmissione dello spot televisivo della Ferrero, che millanta l’uso di un fantomatico olio di palma ‘sostenibile’, riparare le informazioni scorrette fornite al consumatore con una rettifica a carico dell’azienda dolciaria e multarla con le sanzioni previste dalle norme vigenti per pubblicità ingannevole»

L’olio di palma mette a rischio la salute dei consumatori?

Lo spot pubblicitario della Nutella, la cui messa in onda risale alla fine di ottobre aveva già attirato numerose critiche perché si trattava di una scelta in netta controtendenza nei confronti della maggior parte delle industrie alimentari e dolciarie italiane che orgogliosamente oggi rivendicano che i loro prodotti sono senza olio di palma “da sempre”. La storia della paranoia alimentare nei confronti dell’olio di palma si è originata così come si sono originate molte delle paure alimentari (e non solo) degli italiani: grazie ad un servizio di Report. Un’inchiesta, quella del programma di Milena Gabanelli, che ha portato alla luce i meccanismi di sfruttamento intensivo dei territori di coltivazione della palma da olio e soprattutto resa nota al grande pubblico l’esistenza di questo prodotto molto usato nell’industria alimentare (ma anche nella cosmesi). Nell’esposto presentato dal Cinque Stelle due sono i punti chiave dello spot da emendare: quello riguardante il fatto che l’olio di palma utilizzato da Ferrero sia sostenibili e quello relativo al fatto che l’olio di palma non è nocivo per la salute.

Ferrero nella pubblicità parla di olio di palma ‘sicuro’ e ‘sostenibile’, dichiarazioni scorrette, aggravate da affermazioni ancora più gravi, quali ‘all’olio di palma non può essere attribuito nessun particolare effetto negativo sulla salute che sia scientificamente provato’. Queste dichiarazioni vorrebbero addirittura confutare gli studi pubblicati dall’autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) per cui l’olio di palma contiene invece contaminanti tossici, tra i quali il glicidolo, cancerogeno e genotossico. Per non parlare poi della presunta sostenibilità, per la quale l’unico sistema di certificazione tuttora in vigore è, infatti, il Roundtable on Sustainable Palm Oil (RSPO). Una farsa. Un sistema dichiarato fallimentare da tutti e su tutti i fronti.

Il deputato del MoVimento 5 Stelle Mirko Busto conclude spiegando che “le alternative all’olio di palma ci sono, e tante aziende italiane virtuose lo stanno dimostrando- conclude Busto- e rischiare che i loro sforzi siano vanificati dallo spot-bufala della Ferrero è davvero triste“. Procediamo con ordine, perché come sempre accade alcune cose sono corrette mentre altre costituiscono una forzatura della realtà. Partiamo ad esempio dal problema che riguarda più da vicino i consumatori: l’olio di palma è tossico o dannoso per la salute? Il MoVimento 5 Stelle nel suo esposto fa riferimento ad uno studio condotto dall’EFSA sui contaminanti alimentari. Il principale contaminante alimentare (CONTAM) sul banco degli imputati è il glicidolo, composto precursore del glicidil esteri degli acidi grassi. La dott.ssa Helle Knutsen, presidente del gruppo CONTAM, ha detto: “Ci sono evidenze sufficienti che il glicidolo sia genotossico e cancerogeno, pertanto il gruppo CONTAM non ha stabilito un livello di sicurezza per i glicidil esteri degli acidi grassi (GE)”. C’è però da rilevare che non essendoci studi sul GE il gruppo di ricerca ha ipotizzato una completa conversione del GE in glicidolo una volta all’interno dell’organismo. Dallo studio è emerso anche  che le quantità di olio di palma consumate in media da un singolo consumatore sono al di sotto della soglia di rischio. Inoltre per quanto riguarda i grassi saturi contenuti nell’olio di palma la loro quantità è sostanzialmente  simile a quella contenuta nel burro. Infine c’è la questione, per altro già oggetto di un servizio di Report di tredici anni fa dal quale scaturì all’epoca una grande campagna informativa, riguardante i grassi idrogenati: l’olio di palma è già solido quindi non necessità di un procedimento di idrogenazione (con la conseguente produzione di acidi grassi trans). In un convegno tenutosi a Milano proprio dopo il lancio della campagna pubblicitaria “pro olio di palma” Ferrero ha spiegato di utilizzare olio di palma mitigato e super mitigato che ha una presenza minore di contaminanti alimentari rispetto all’olio di palma, e si è parlato del fatto che l’olio di palma è un prodotto sicuro, e che gli allarmismi sulla salute (chiaramente rispetto ad un consumo moderato dei prodotti che lo contengono) dei consumatori sono in gran parte ingiustificati. Elena Fattore, ricercatrice dell’Istituto Mario Negri di Milano ha spiegato che a oggi «non è stata confermata l’associazione, e quindi neanche una correlazione, tra l’assunzione di acidi grassi saturi e un maggior rischio di malattie cardiovascolari. La campagna denigratoria sull’olio di palma, basata sul fatto che quest’olio contiene una percentuale maggiore di acidi grassi saturi rispetto ad altri oli vegetali, non ha alcun riscontro nell’evidenza scientifica».

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Le quote di mercato dell’olio di palma certificato (fonte: theguardian.com)

Le coltivazioni di palma da olio e l’olio di palma sostenibile

Su questo punto è necessario fare chiarezza, l’olio di palma sostenibile esiste ma l’ammontare della produzione proveniente da piantagioni certificate è davvero risibile se messa a confronto con il totale della produzione mondiale. È vero, le multinazionali del settore per pulirsi un po’ la coscienza hanno dato vita alla Tavola Rotonda per l’Olio di Palma Sostenibile (RSPO), un ente che in teoria ha lo scopo di certificare che la produzione di olio di palma utilizzato dalle aziende che fanno parte dell’RSPO provenga da coltivazioni “eco-compatibili”. Il problema non è uno solo, di pari passo con la deforestazione c’è il consumo di pesticidi utilizzati per difendere le piantagioni e, last but not least, le inesistenti tutele (sia dal punto di vista della salute che lavorativo) dei lavoratori delle piantagioni. Naturalmente c’è poi la questione di una certificazione di eco-sostenibilità emessa dalle stesse  aziende che ne fanno uso e non da un organismo indipendente, senza contare il fatto che la produzione di olio di palma “certificato” è – come detto – minima rispetto alla produzione totale.

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La produzione mondiale di olio di palma (fonte: Corriere della Sera del 28/10/2016)

A questo punto sarebbe facile dire che l’olio di palma è una vergogna ambientale, e lo è senza dubbio in molti dei casi di coltivazione e sfruttamento intensivo del suolo. Ma c’è un problema: le alternative. Il MoVimento 5 Stelle dice che le alternative ci sono (ma non dimentichiamo l’olio di palma ha il vantaggio di essere insapore) ma non dice che per colmare la quota parte di produzione di olio di palma richiesta dall’industria a livello mondiale sarebbe necessario deforestare (o dedicare alla sola coltivazione di piante da olio) porzioni di territorio dalle cinque alle undici volte più grandi di quelle attualmente in uso per la palma. Il vantaggio principale della palma da olio è infatti che ha una resa per ettaro particolarmente elevata rispetto alle possibili alternative. Un ettaro coltivato a Elais Guineeensis, detta anche Palma da olio produce sette volte l’olio che produce un ettaro coltivato a girasoli. La giornalista del Sole 24 Ore Rita Fatiguso e l’economista José Gálvez nel loro libro L’olio giusto dove viene analizzata la domanda e la produzione di questo elemento cardine per la nostra alimentazione spiegano che un ettaro coltivato a soia dà 0,37 tonnellate di olio, uno coltivato a girasole dà 0,5 tonnellate, uno coltivato a colza ne dà 0,75 mentre un ettaro coltivato a palma da olio ne prdoduce 4,09. Per compensare i 64,5 milioni di tonnellate di olio di palma che si attende verranno prodotti tra il 2016 e il 2017 servirebbe quindi destinare ancora più terreno (e quindi consumare ancora più suolo) alla coltivazione di colture che producono oli vegetali “alternativi”. Il tutto senza tenere conto della situazione dei prezzi di mercato dei vari prodotti, l’olio di palma risulta essere il più economico in assoluto (siamo intorno ai sessanta centesimi di euro al litro), niente a che vedere con le soluzioni prospettate da Report che immaginava di poter sostituire l’olio di palma con l’olio d’oliva (ad esempio quello a base dell‘alternativa inventata da una start up italiana) che però ha il problema di essere più costoso e con una minore resa per ettaro (il che significa dover occupare più suolo per raggiungere le quote di produzione richieste). Attaccare la Ferrero, una delle poche aziende che invece che abbandonare l’utilizzo di olio di palma ha deciso di impegnarsi per l’aumento della produzione di olio di palma “certificato” non sembra la migliore soluzione per risolvere il problema dell’olio di palma. Ferrero infatti fa sapere di essere “stata riconosciuta nella Palm Oli Scorecard 2016 di Greenpeace l’unica, tra le 14 aziende globali di beni di consumo valutate, capace di tracciare fino all’origine quasi il 100% del prodotto acquistato“. Il problema dell’olio di palma non potrà essere risolto costringendo la Ferrero a “boicottare” sé stessa perché questo non farà altro che spingere sempre più aziende a trovare alternative all’olio di palma che sono ancora meno ecosostenibili. Ma questo ovviamente il MoVimento 5 Stelle evita di dirlo, oggi il male assoluto è l’olio di palma, per risolvere i problemi di domani c’è tutto il tempo che si vuole anche quando sono già ampiamente prevedibili.