Economia

L'olio di palma a Report tra verità e propaganda

Giovanni Drogo|

“Nutrire il Pianeta” è il motto di Expo e Report ha deciso di dedicare una serie di inchieste di approfondimento per capire in che modo vengano realizzati gli alimenti che consumiamo. Nella puntata di ieri è andata in onda la storia di un ingrediente molto usato nella produzione di snack e merendine (ma anche all’interno di prodotti cosmetici) la cui enorme richiesta da parte del mercato sta causando la distruzione di interi ecosistemi e mettendo a rischio l’esistenza di diverse specie animali tra cui gli oranghi di Sumatra.

L’OLIO DI PALMA
Fino a pochi mesi fa l’olio di palma non era nemmeno indicato esplicitamente sulle etichette.A partire dal 13 dicembre 2014 è divenuto obbligatorio indicarlo ed è stato possibile anche per i consumatori rendersi conto di quanto sia onnipresente nei cibi che acquistiamo. Questa volta però il problema non è se sia o meno nocivo alla salute umana (ed eventualmente in quali quantità) ma quanto la sua coltivazione sia dannosa per il Pianeta. Dal momento che alcune aziende che ne fanno uso nei loro prodotti sono anche sponsor di Expo e che Expo fa della sostenibilità dell’alimentazione umana il tema principale della manifestazione l’attenzione ai metodi di produzione dell’olio di palma è del tutto giustificata. Come sempre accade quando una materia prima è molto richiesta dalle multinazionali e la sua produzione avviene in paesi poveri dove la possibilità di poter uscire dalla miseria hanno la meglio sulla conservazione dell’ambiente, le piantagioni di palma da olio hanno causato la distruzione della foresta pluviale in Indonesia e Malesia (due tra i principali esportatori di olio di palma). Cinque anni fa Greenpeace denunciava i danni che il massiccio utilizzo di olio di palma da parte dell’industria alimentare stava provocando all’ecosistema indonesiano minacciando con la deforestazione l’esistenza degli oranghi.
Meglio chiedere l'utilizzo di olio di palma certificato , non sarà la soluzione ideale ma è il meglio che possiamo permetterci (fonte: wwf.org.au)

Meglio chiedere l’utilizzo di olio di palma certificato , non sarà la soluzione ideale ma è il meglio che possiamo permetterci (fonte: wwf.org.au)

Anche se l’Huffington Post qualche giorno fa sosteneva che il WWF dicesse di andare “oil free”
Didascalie che dicono il contrario di quello che dice la foto ne abbiamo? (fonte: Huffingtonpost.it)
Didascalie che dicono il contrario di quello che dice la foto ne abbiamo? (fonte: Huffingtonpost.it)

Come spiega al Guardian Katie McCoy del CDP:

Palm oil is an incredibly high-yielding vegetable oil, which means that anything replacing it will have to use more land – that does not solve the issue of deforestation and associated land use change. Better to get palm oil production ‘right’ to avoid leaking the issue elsewhere to another commodity.

Dobbiamo fare i conti con la realtà: è vero che la domanda di olio di palma sta distruggendo diverse aree del Pianeta ed è vero che le coltivazioni di palma da olio stanno impoverendo le aree di produzione

(fonte: guardian.com)
(fonte: guardian.com)

ma è anche vero che fare a meno di questa materia prima non farà magicamente scomparire il problema. Un consumo consapevole è un consumo che tiene conto dei costi in termini ecologici del nostro stile di vita, senza nascondere la testa sotto la sabbia in attesa del prossimo disastro da denunciare del prossimo nemico da combattere. Perché il nemico siamo anche noi, e non gli “altri”.
Poteva mancare? No.
Poteva mancare? No.

Foto copertina via Twitter.com