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I nomi del governo Lega-M5S

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Il governo Lega-M5S è autorizzato (da Berlusconi) ma non è pronto. Mattarella ieri ha concesso 24 ore di tempo su richiesta di Matteo Salvini e Luigi Di Maio per verificare la possibilità di un’intesa tra i due partiti per un governo politico; ma l’intesa, come detto apertamente dal Carroccio, era finalizzata a ricevere l’ok di Forza Italia che è arrivato con una nota del Cavaliere pubblicata in serata. Ora scatta la trattativa per il governo Lega-M5S ma su tutto: dal nome del presidente del Consiglio ai ministri grillini e leghisti dovranno trovare un accordo.

I nomi del governo Lega-M5S

La strada è in salita su Palazzo Chigi. Si favoleggia della possibilità di una staffetta tra Salvini e Di Maio per la presidenza del Consiglio, ovvero della possibilità che ciascuno dei due occupi la poltrona per un po’ di tempo e poi la ceda all’altro. Ma francamente il metodo, che ha funzionato per i capigruppo M5S nella scorsa legislatura, sembra un po’ inopportuno per l’istituzione che dovrebbe guidare il paese. E poi, racconta il Fatto, c’è Berlusconi, che chiede un nome terzo, uno con cui anche lui potrebbe interloquire direttamente. In base a dove si sposterà l’asse di Palazzo Chigi, poi, si determinerà la composizione del governo. A Forza Italia verrebbero garantiti tecnici d’area, tra i papabili c’è il generale Leonardo Gallitelli.

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I nomi del governo Lega-M5S (La Stampa)

I nomi che circolano con maggiore insistenza, a parte quelli dei due leader, sono quelli di Giancarlo Giorgetti, di cui si parla dall’inizio della legislatura e che qualche giorno fa aveva detto che Di Maio non contava più “un cazzo” perché il governo lo avrebbe fatto Salvini. Da parte del MoVimento 5 Stelle un nome spendibile potrebbe essere quello di Enrico Giovannini, ex presidente dell’ISTAT oggi vicino a Lorenzo Fioramonti, ministro “in pectore” dell’ormai defunto governo Di Maio. Un’altra ipotesi che si fa sui giornali è quella di Giulia Bongiorno, tornata in Parlamento con la Lega dopo esserci arrivata con Gianfranco Fini.

Il presidente del Consiglio del governo Lega-M5S

Tra i nomi terzi circolava anche quello dell’economista Carlo Cottarelli ma pare francamente impossibile che la Lega accetti di mandare a Palazzo Chigi un guardiano dei conti pubblici con tutti quei provvedimenti “rivoluzionari” che ha promesso in campagna elettorale, compresa l’abolizione della legge Fornero su cui è tornato a insistere da poco anche il MoVimento 5 Stelle. Ilario Lombardo sulla Stampa sostiene che sul nome di Giorgetti è partita la giostra delle conferme e delle smentite. Dopo essersi esposto favorevolmente, Di Maio avrebbe frenato. Vuole guadagnare margini nella trattativa. Ma è anche vero che il M5S paga il fatto di non avere un’alternativa forte al nome di Di Maio. Dal M5S smentiscono le voci fatte filtrare da ambienti leghisti che il capo politico grillino si sarebbe impuntato nuovamente per avere per sé la premiership. «Ho detto che faccio un passo indietro, io mantengo la parola», conferma.

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I nomi del governo Lega-M5S (La Stampa, 10 maggio 2018)

Poi ci sono i ministri e qui la fantasia si può sbizzarrire tranquillamente. E guardare con occhiate di commiserazione chi, dopo gli annunci sul governo “neutrale” di Mattarella, aveva guardato con orrore a un esecutivo “montiano” con tutti i rischi del caso. Adesso avranno i nomi di Salvini e di Di Maio. Nel dettaglio, Danilo Toninelli è in corsa per il ministero sulle riforme mentre Raffaele Volpi potrebbe andare ai rapporti con il parlamento; Mattia Fantinati al dicastero per il turismo e Nicola Molteni alla Giustizia.

I ministri del governo Lega-M5S

Ma questo è soltanto l’antipasto. Il totonomi del Corriere della Sera dirotta Giorgetti all’economia nel caso che il presidente del Consiglio fosse scelto nella rosa di Di Maio; e poi: per Alberto Bagnai potrebbe arrivare il ministero dell’Istruzione mentre Armando Siri è uno dei papabili per lo sviluppo economico; per la Bongiorno si apre la possibilità di diventare ministra della Giustizia, come del resto Alfonso Bonafede e Paola Giannetakis, mentre Riccardo Fraccaro è considerato un nome valido per lo sviluppo economico. E Salvini? In Lega si ritiene che il leader possa entrare nel governo (all’Interno) solo se ci sarà anche Di Maio (agli Esteri). 

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Il totoministri del Corriere della Sera (10 maggio 2018)

Il Messaggero poi segnala che nella ricerca del nome giusto i 5 stelle hanno sondato, come premier o più probabilmente come ministro degli Esteri, un super-tecnico: Giampiero Massolo. Cercato dai pentastellati, ma Massolo ha un profilo e una storia di grand commis che va bene a Forza Italia – basti ricordare che stava con Berlusconi a Palazzo Chigi e poi Berlusconi conoscendone le competenze lo ha lasciato a Lamberto Dini – e che non è sgradito alla Lega sia per i suoi rapporti di stima con Giorgetti sia per la sua conoscenza del mondo russo – è stato primo segretario d’ambasciata a Mosca dall’82 all’85 – ma non sbilanciato rispetto alla linea atlantista e per quanto riguarda l’Europa ha lavorato alla Rappresentanza permanente presso l’Ue a Bruxelles. E ancora ambasciatore presso la Santa sede e capo dei servizi segreti.

La benevolenza critica di Berlusconi e il silenzio di Giorgia Meloni

Il quotidiano romano aggiunge anche il nome di Luca Zaia per Palazzo Chigi, ma pare complicato l’addio alla presidenza della Regione Veneto. Toni Iwobi potrebbe diventare ministro della Coesione sociale e dell’Integrazione mentre non è tramontata l’ipotesi di Lorenzo Fioramonti per il ministero dello Sviluppo Economico. Stefano Buffagni, vicino a Grillo e Casaleggio, potrebbe andare alle Autonomie.

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Il totonomi del Messaggero (10 maggio 2018)

Intanto c’è da registrare il silenzio di Fratelli d’Italia, che da ieri, ovvero da quando l’ipotesi di governo Lega-M5S è diventata sempre più possibile, non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali. Il nervosismo sarebbe dovuto al fatto che Giorgia Meloni sia stata scarsamente (eufemismo) consultata sulla questione. Tanto che ieri circolavano talune indiscrezioni che volevano l’orientamento per l’opposizione. Ma sempre ieri alla riunione dei gruppi parlamentari di Fdi, secondo alcuni lanci d’agenzia, Guido Crosetto, noto fustigatore dei grillini sui social network, aveva addirittura proposto di concedere l’appoggio esterno.

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