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Giorgetti, Giovannini e Pajno: i possibili nomi per un governo M5S-Lega

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Una nota del Quirinale diffusa oggi pomeriggio ha confermato le voci su un possibile accordo di governo tra Di Maio e Salvini. L’ufficio stampa del Quirinale rende noto che il MoVimento 5 Stelle e la Lega «hanno informato la Presidenza della Repubblica che è in corso un confronto per pervenire ad un possibile accordo di governo e che per sviluppare questo confronto hanno bisogno di 24 ore». Luigi Di Maio e Matteo Salvini hanno quindi deciso di sedersi nuovamente al tavolo delle trattative per scongiurare l’ipotesi messa sul tavolo nei giorni scorsi da Mattarella di conferire il mandato ad un governo neutrale.

Quanto manca all’accordo Lega-MoVimento 5 Stelle

Entro domani dovremmo quindi sapere se e come M5S e Lega riusciranno a trovare un accordo per formare un governo. A capo di un eventuale esecutivo “giallo-verde” non dovrebbero esserci né Salvini né Di Maio, perché si tratta di due ipotesi già scartate in partenza all’epoca delle prime consultazioni due mesi fa. A quanto si apprende, torna in campo il nome di Giancarlo Giorgetti come possibile premier di un governo tra M5s e Lega. Al momento l’indicazione sarebbe oggetto di valutazione da parte dei pentastellati e del gruppo di Forza Italia. Sembra infatti che Silvio Berlusconi non abbia messo veti sull’accordo di governo, anche e non è chiaro se quello dei parlamentari di Forza Italia sarà un appoggio esterno oppure se gli azzurri entreranno a far parte della compagine di governo.

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Fonte

La capogruppo di Forza Italia al Senato, Anna Maria Bernini, sembra aprire alla possibilità che i berlusconiani quantomeno sostengano l’accordo: «non è dipeso da noi se il governo non è mai partito. Da parte nostra valorizziamo solo come elemento imprescindibile l’unità del centrodestra. Quindi basta con pressioni, veti e umiliazioni. Sulla negoziazione che in queste ore si sta portando avanti sulla formazione di un governo politico è stato lasciato al presidente Berlusconi l’importante compito di proseguire questa trattativa per volontà di tutti i senatori».

Il nome della Lega: GIancarlo Giorgetti

Tra i nomi che da tempo circolano per il ruolo di Presidente del Consiglio quello che gode del sostegno leghista è senza dubbio Giancarlo Giorgetti che proprio ieri aveva rivolto un appello al leader di Forza Italia affinché consentisse la nascita di un governo Lega-M5S: «Berlusconi speriamo che faccia un gesto di responsabilità, per permettere la nascita di un governo politico». Giorgetti è uno dei fedelissimi di Matteo Salvini ed è stato per dieci anni (dal 2002 al 2012) segretario sazionale della Lega Lombarda (ovvero segretario regionale della Lega Nord in Lombardia).

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Giancarlo Giorgetti

Giorgetti è stato anche presidente della Commissione Speciale nel periodo che è intercorso tra le elezioni politiche del 2013 e la formazione del governo Letta. Dal 2001 al 2006, durante la legislatura guidata da Silvio Berlusconi, è stato il presidente della Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione. Ci sono però alcuni “problemi” che potrebbero far storcere il naso ai pentastellati. Il primo è che è un leghista, e in una coalizione a due la Lega sarebbe il socio di minoranza. C’è poi il fatto che Giorgetti è uno di quei politici di professione che stanno da decenni in Parlamento. È stato eletto alla Camera la prima volta nel 1996 per un totale di sei legislature (compresa quella attuale), esattamente il tipo di personaggio politico sgradito al M5S. Infine è stato consigliere della Credieuronord, la banca leghista sull’orlo del crack salvata da Gianpiero Fiorani, il manager della Popolare di Lodi arrestato nel 2005 per le scalate dei “furbetti del quartierino”. Dulcis in fundo: qualche giorno fa Giorgetti ha dichiarato che Luigi Di Maio non conta più un cazzo.

Il nome del Movimento 5 Stelle: Enrico Giovannini

Tra i nomi che invece sembrano trovare il gradimento del MoVimento 5 Stelle c’è quello dell’ex ministro del lavoro del governo Letta: Enrico Giovannini. L’ex Presidente dell’Istat sembra essere figura gradita a Di Maio e gode dell’appoggio del “ministro in pectore” del governo pentastellato Lorenzo Fioramonti. Giovannini ha infatti scritto la prefazione del libro di Fioramonti Presi per il Pil ed è fondatore dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile che ha obiettivi molto simili all’idea di welfare pentastellata.

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Enrico Giovannini [Fonte]
Con Giovannini premier il MoVimento 5 Stelle potrebbe provare a giocare la partita per il Reddito di Cittadinanza, anche se è molto difficile che un esecutivo nato da un’alleanza con il Carroccio possa approvare il RdC nelle modalità (per altro non molto chiare) dei pentastellati. Al tempo stesso Giovannini – che è stato il successore di Elsa Fornero – ha più volte fatto sapere che c’era sì la necessità di fare “un tagliando” alla legge Fornero avvertendo però che sarebbe stato molto complicato fare interventi radicali. Il che probabilmente sarebbe in linea con l’idea del M5S di “superare gradualmente” (di nuovo: non è chiaro cosa significhi) la Fornero ma non con quella della Lega che intende invece abolirla del tutto.

Il “jolly”: Alessandro Pajno 

Un terzo nome dato per “papabile” è quello del Presidente del Consiglio di Stato, il palermitato Alessandro Pajno. Magistrato e docente universitario Pajno sarebbe quanto di più vicino ad una figura “neutrale” richiesta ieri da Mattarella. E del resto è un buon amico del Presidente della Repubblica del quale è stato capo di gabinetto quando Mattarella era ministro della Pubblica Istruzione in uno dei governi Andreotti. Non un tecnico puro ma un uomo delle istituzioni che si è spesso messo al servizio del Paese.

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Il Presidente del Consiglio di Stato Alessandro Pajno

Pajno è stato segretario generale della presidenza del Consiglio dei ministri durante il primo governo Prodi (nel 1996) e sottosegretario al Ministero dell’Interno durante la seconda esperienza di Prodi a Palazzo Chigi (dal 2006 al 2008). Il problema principale dell’eventuale candidatura di Pajno è che il suo nome è stato legato a quello di un possibile governo tecnico (o governo del Presidente). D’altra parte sarebbe però una figura “di garanzia” non legata ad una delle due forze politiche in gioco che consentirebbe a Lega e M5S di smarcarsi senza troppi problemi quando le cose inizieranno a mettersi male.