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Il mezzo flop dei ministri a 5 Stelle all’uninominale

ministri m5s sfide uninominale flop - 1

Il colpo di scena di fine campagna elettorale di Luigi Di Maio è stata la presentazione della futura squadra di governo del MoVimento 5 Stelle. Una lista di 17 ministri inviata via mail al Presidente della Repubblica. Il MoVimento 5 Stelle aveva promesso una squadra di “supercompetenti”, con molti tecnici e solo due politici di professione (ovvero Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro). Insomma una specie di governo Monti ma guidato da uno studente universitario invece che da un professore. Sono otto i ministri del futuro governo Di Maio che hanno affrontato le sfide nei collegi uninominali.

I “ministri” supercompetenti bocciati all’uninominale

Questi tecnici “non politici” sono stati candidati all’uninominale per il MoVimento 5 Stelle diventando di fatto dei politici. Tutti, ad eccezione di Bonafede e Fraccaro, senza il paracadute del proporzionale. La “candidata ministra” dell’Interno Paola Giannetakis ha subito la stessa sorte del ministro dell’Interno uscente Marco Minniti. Nel collegio uninominale di Perugia la Giannetakis è arrivata terza con il 25% dei consensi. Ad aggiudicarsi il collegio è stato il candidato del centrodestra Emanuele Prisco.

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Non è andata meglio per il futuro ministro della della Giustizia, Alfonso Bonafede. Candidato all’uninominale (ma con il paracadute del proporzionale) nel collegio di Firenze – Novoli – Peretola ha preso il 18,9%, arrivando terzo dopo Gabriele Toccafondi che ha vinto la sfida per il PD e la candidata del centrodestra. Bonafede è il  “futuro ministro” che ha preso la percentuale più bassa di voti rispetto ai suoi eventuali colleghi. Anche il membro del comitato dei Probiviri e ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta in pectore Riccardo Fraccaro non riesce ad espugnare il suo collegio. Fraccaro (che come Bonafede è uno dei delegati agli enti locali del MoVimento 5 Stelle) ha preso solo il 22,97% dei consensi nel collegio di Pergine Valsugana (in Trentino-Alto Adige) ma sarà eletto grazie al listino bloccato.

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Tra gli sconfitti brilla il nome dell’olimpionico Domenico Fioravanti, che era candidato a Torino ma al quale il 29% non è bastato per superare il candidato del centrodestra Roberto Rosso che si è aggiudicato l’elezione. Forse la “vittima” più famosa dell’effetto Appendino che si è abbattuto sul M5S torinese. Resterà fuori dal Parlamento anche il ministro dei Beni Culturali Alberto Bonisioli che a Milano ha preso il 13,80% nel collegio della Camera dove ha vinto Bruno Tabacci, candidato per +Europa con Emma Bonino.

I tre ministri promossi che entreranno in Parlamento

A spuntarla sono stati invece Emanuela Del Re, eletta con il 34% dei consensi alla Camera nel Collegio uninominale di Roma Primavalle e il ministro dello Sviluppo economico (nonché consulente del M5S per le politiche economiche) Lorenzo Fioramonti che nel collegio romano di Torre Angela è risultato essere il “ministro” più votato con il 36,6%. Last but no least il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti dell’eventuale governo Di Maio, Mauro Coltorti, che è stato eletto al Senato nel collegio di Ancona con il 33,07% delle preferenze

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Assieme a loro entrerà in Parlamento la nutrita pattuglia di neo-eletti e riconfermati che sono già stati espulsi dal MoVimento 5 Stelle. Se i supercompetenti in larga parte sono stati bocciati dalle urne coloro che sono stati cacciati hanno vinto le sfide all’uninominale. In particolare il massone Catello Vitiello, che ha vinto la sfida all’uninominale a Castellammare di Stabia e che ha già annunciato che andrà a far parte del gruppo Misto. Anche Salvatore Caiata vincitore della sfida di Potenza dovrà far sapere da che parte starà. Non nel M5S, dal quale è stato cacciato perché è venuto fuori che è indagati, ma lui non sembra intenzionato a voler chiedere le dimissioni ed anzi ringrazia gli oltre sessantamila elettori che lo hanno fatto approdare a Montecitorio. Antonio Tasso candidato per il MoVimento in Puglia alla Camera ha ottenuto oltre cinquantamila voti (pari al 43,8%) ed è quindi ufficialmente eletto alla Camera dei deputati. Ma anche lui è stato cacciato per aver taciuto la notizia di una condanna passata in prescrizione. Più complicata dal punto di vista politica la posizione di Carlo Martelli (confermato in Piemonte) e Andrea Cecconi (che ha surclassato Minniti a Pesaro).

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