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Matteo Salvini: lo sciacallo zero del Coronavirus

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In Veneto e in Lombardia le autorità sanitarie sono ancora alla ricerca del “paziente zero”, ovvero quella persona da cui sono partiti i due distinti focolai epidemici di coronavirus COVID-19 a Codogno (Lodi) e Vò Euganeo (Padova). Nel frattempo è chiaro a tutti chi sia lo “sciacallo zero“, ovvero il primo ad approfittare politicamente di una situazione assai delicata dal punto di vista sanitario ed epidemiologico: Matteo Salvini.

Da “è colpa dei barconi” a “è colpa del Governo”

Il capo del Carroccio si è ripreso quasi del tutto dallo shock della scoperta di casi di coronavirus “autoctoni” in Lombardia e non i una delle regioni dove sbarcano i migranti coi barconi. Perché per settimane Salvini ha detto che bisognava “chiudere i porti” per evitare che COVID-19 arrivasse dall’Africa nell’illusione che una misura che si è dimostrata inefficace anche solo per fermare gli sbarchi riuscisse a fermare l’arrivo di un virus il cui centro di diffusione è la Cina e non il continente africano.

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Ma per fortuna Salvini ora può fare quello che gli viene meglio quando è all’opposizione: prendersela con il Governo. Ieri, vista la situazione di emergenza nelle regioni del Nord il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha garantito che ci sarà un incontro con i capigruppo di tutte le forze politiche anche con Matteo Salvini: «Ma non mi ha risposto, su nessuno dei numeri che io ho a disposizione» ha spiegato.. A Non è l’Arena ha detto di aver ha provato a mettersi in contatto con il leader della Lega ma di non esserci riuscito e di aver contattato invece il Presidente della Lombardia Attilio Fontana il quale gli ha riferito che Salvini era informato e che condivideva le misure adottate dal Governo. Poco prima Salvini invece pretendeva le scuse di chi secondo lui aveva sbagliato «quando di mezzo ci sono morti e feriti» (feriti? a causa del coronavirus?) perché «qualcuno non ha fatto quello che doveva per incapacità, ignoranza o scelta politica».

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L’unica cosa che Salvini continua a chiedere sono le dimissioni del Governo. Come se in questa situazione – a fine gennaio è stato dichiarato lo stato di emergenza sanitaria – mandare a casa Conte possa in qualche modo risolvere la situazione. Ma non è chiaro perché Salvini si limiti a chiedere le dimissioni dell’esecutivo.

Tutti gli errori delle amministrazioni leghiste del Nord

Perché al momento è evidente che qualcosa non ha funzionato anche a livello regionale. Né in Lombardia né in Veneto si sono infatti accorti di quello che stava accadendo. Uno dei due contagiati di Vò Euganeo è stato ricoverato per dieci giorni in ospedale prima che gli venisse fatto il test per il coronavirus. E mentre la Lega si lamenta che il governo non ha “protetto” gli italiani non dice nulla del fatto che in Veneto Luca Zaia ha aspettato fino all’ultimo per fermare il Carnevale di Venezia. Ed è assai curioso che mentre Zaia chiedeva di mettere in quarantena gli alunni che tornavano dalla Cina il primo contagiato risulti essere un pensionato che le scuole le aveva finite da un po’. Come a dire: la misura del Presidente del Veneto, quand’anche fosse stata adottata immediatamente non avrebbe certo impedito i contagi extra-scolastici.

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E non è finita qui, perché sempre in Veneto ad alcuni medici dell’Azienda sanitaria di Padova che ad inizio febbraio avevano chiesto di poter fare i test per il coronavirus anche sui pazienti asintomatici (esattamente come si sta facendo ora nei paesi “epicentro” del contagio) il capo della Sanità veneta aveva risposto con un secco no motivando la decisione con il fatto che questo tipo di esame “precauzionale” non era previsto dalle linee guida del Ministero e nemmeno da quelle dell’OMS. In Lombardia invece è lo stesso Presidente del Consiglio ad ammettere che qualcosa non ha funzionato: «può darsi che nei giorni iniziali ci sia stata qualche falla, ma abbiamo impiegato risorse umane e finanziarie incredibili». Una falla nel sistema sanitario che avrebbe permesso il diffondersi del contagio.

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Alla fine però Salvini non rinuncia ad agitare la paura del coronavirus che vien dal mare e dei “presunti profughi provenienti da chissà dove” con una serie di post contro il “governo sconsiderato” che «nemmeno nella situazione di grave emergenza nazionale in corso ritiene di dover chiudere i porti». E c’è da dire che mentre Salvini si lamenta dell’arrivo di 274 persone a Pozzallo che metterebbero a repentaglio la sicurezza sanitaria del Paese la Lega ha organizzato ieri sera una cena da 1.500 persone a Genova cui hanno partecipato oltre all’ex ministro dell’Interno anche Edoardo Rixi e diversi imprenditori e amministratori delegati di importanti aziende. In una situazione in cui in tutto il Nord Italia i Presidenti di regione hanno iniziato ad emanare decreti per chiudere scuole, palestre e vengono sospese le manifestazioni pubbliche per limitare al più possibile la diffusione del contagio (che si trasmette grazie a contatti ravvicinati, non con gli sbarchi) quella della Lega sembra una decisione controcorrente (qualcuno potrebbe dire incosciente?). Sarà forse per via che la cena non l’ha organizzata il Governo quindi va tutto bene.

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